martedì 1 settembre 2015

Gli Dei di Rimpiazzo: Supereroi, Religioni e Macchine del Tempo...


The Replacement Gods” (“Gli dei di rimpiazzo”) è un documentario americano del 2012 prodotto dalla Little Lights Studios, studio cinematografico senza scopo di lucro per la divulgazione religiosa presso i giovani, che tratta dei fumetti di supereroi e della loro ingombrante (e ovvia) parentela con le mitologie antiche, l'esoterismo, le simbologie bibliche. L'approccio è protestante e, benché il film non contenga alcun riferimento esplicito, si direbbe espressione della Chiesa Avventista del Settimo Giorno, cui è legato anche Light Channel Italia, che ne ha curato per l'appunto l'edizione italiana.

Un film di 95 minuti molto denso. Discutibile e interessante nello stesso tempo. Affascinante per la ricchezza dei contenuti e spiazzante per le improvvise cadute di tono. E' curioso notare (da liberi pensatori) come l'argomento alla base del documentario (che, ricordiamo, parla dei supereroi, della loro genesi e soprattutto della loro funzione) non è prettamente “protestante”, ma ha radici comuni al cattolicesimo più antico. Peccato che questo non sia un apprezzamento positivo o ecumenico. Quel che viene spontaneo commentare è che il mondo cattolico, con tutte le sue resistenze e pregiudizi, si esprimeva con determinati toni e messaggi nel Medioevo, agli inizi della sua storia istituzionale. Qui ci troviamo, invece, in presenza di un titolo del 2012. E la cosa, per chi ha un approccio laico alla vita e ai fumetti, è abbastanza disturbante.


E' il caso di premettere che le critiche (che ci saranno) non sono rivolte alla fede Avventista in sé, ma ai toni e ai contenuti di questo film (benché sia lecito supporre che siano stati approvati e allineati con le linee generali della confessione cui appartengono). Per capire subito di cosa stiamo parlando, basta un riassunto del tema principale del documentario prodotto dal Little Light Studios (e reperibile anche in italiano su Youtube). Il senso di tutto è che i fumetti di supereroi sono strumenti diabolici, volti a perpetuare (così come le antiche mitologie) un inganno nei confronti del genere umano, e indurlo a venerare falsi dei, in modo da confondere le acque e sviare dall'accoglienza di Cristo (soprattutto nella sua seconda venuta).

E' inquietante scoprire come le parole di Sant'Agostino in De Civitate Dei, agli albori della chiesa cattolica, siano state riciclate in ambito protestante riportando di fatto indietro il tempo (e il modo di intendere la spiritualità) di secoli. Per Agostino, le divinità dei pantheon pagani (buone o cattive che fossero) non erano semplicemente delle figure simboliche di forze della natura e di emozioni umane. Erano entità reali, ma di natura demoniaca, il cui ruolo era quello di farsi adorare al posto dell'unico vero Dio e di screditarne l'esistenza. Non a caso, in molte narrazioni di genere horror a tema demoniaco, le presenze diaboliche portano nomi di antiche divinità. Persino nel celebre romanzo e film “L'Esorcista”, il demone protagonista è Pazuzu, un tempo divinità assiro-babilonese dei venti e delle tempeste. La patristica e i padri della chiesa riscrissero pazientemente le mitologie pagane per creare il nemico di cui la propaganda della nascente istituzione ecclesiastica aveva bisogno. Per questo, oggi, vedere un film come “Gli Dei di Rimpiazzo” è un'esperienza bizzarra. Interessante e irritante nello stesso tempo.


Il documentario si apre e si chiude nel modo peggiore possibile. Lo spezzone iniziale è un documento d'epoca che ci riporta alla nascita del comics code americano, alla crociata contro i fumetti dello psichiatra Fredric Wertham e al suo “La Seduzione dell'Innocente”. Al termine di quella sequenza, lo spettatore è indotto a pensare che il filo del discorso verrà ripreso. Invece no. Termina lì, quasi fosse un'epigrafe posta a memento per i posteri. In sostanza, per il film, quanto contestato ai fumetti da Fredric Wertham era vero e legittimo. E sembra suggerire che sarebbe una posizione da recuperare in questi anni bui. La tirata finale, invece, è tra le più scontate in ambito religioso (tanto da livellare praticamente qualsiasi confessione cristiana), e conclude la disamina affermando che uno solo è il supereroe che dovremmo tutti adorare e che ci salva, e cioè l'unico e solo Gesù Cristo.

Un documentario di propaganda religiosa, dunque, ma non privo di spunti di interesse. I rapporti tra la nascita dei supereroi e le antiche mitologie è curato e supportato da fonti che destano la curiosità dello spettatore. Non lesina neppure l'inserimento di interviste o citazioni di opere di Alan Moore e Grant Morrison, e il loro rapporto con l'occulto. Peccato che alla fine scopra i giochi con l'affermazione puerile e dichiaratamente propagandista che niente di buono può venire da storie a fumetti scritte da chi è abituato a flirtare con i demoni. Il concetto di inversione (cioè mettere Lucifero al posto di Cristo e rendere il primo un eroe e il secondo un malvagio protettore dello status quo) avrebbe (qualora affrontato in modo più distaccato) potuto prestarsi a un'affascinante lettura metaforica (e politica) di rovesciamento dei ruoli precostituiti. Batman, esempio di eroe moderno che fa della simbologia demoniaca un lampante ribaltamento tra luce e tenebre, tra bene e male, dovrebbe essere uno dei punti cardine di questa analisi religiosa. Succede, però, che “Gli Dei di Rimpiazzo” finisce con il disinnescarsi da solo, quando (esaminando le pellicole dedicate all'Uomo Pipistrello nel corso degli anni) confonde con ingenuità disarmante il personaggio di Joker con quello dell'Enigmista, come se fossero un unico villain. E lo fa più volte, con uno scivolone che non sfugge ai lettori abituali, rivelando una falla molto grossa nella conoscenza e nell'attenzione degli autori nei confronti del media di cui stanno discutendo. Né parliamo di un errore da poco, giacché se ho una tesi da dimostrare, e sono in grado di citare la Bibbia, la Cabbala, antiche leggende e testi esoterici, dovrei dimostrare di conoscere i rapporti e le identità di banali personaggi dei fumetti. Ancora più allarmante è l'uso parziale e manipolatorio delle interviste tratte da più documentari preesistenti. La testimonianza farlocca (un semplice scherzo, in realtà) di Warren Ellis sulle presunte pratiche negromantiche di Grant Morrison, estratta dal film "Talking with Gods", è proposta fuori contesto, come un atto d'accusa talmente serio e inquisitorio da dare i brividi.
Questi elementi causano un clamoroso autogoal. Infatti, tutto ciò che si è ascoltato nei minuti precedenti si appanna, diventa dubbio. Posso e devo fidarmi delle notizie fornite da una fonte così dichiaratamente faziosa, apparentemente erudita, ma pronta a scivolare così platealmente su una buccia di banana?


Alla resa dei conti, “Gli Dei di Rimpiazzo” è un documentario pensato per denunciare un complotto mistico in cui i fumetti di supereroi giocherebbero un ruolo importantissimo. Far credere ai giovani che Cristo è malvagio, rendere la sua divinità irriconoscibile come lo fu per chi lo inchiodò alla croce, e alimentare l'attesa di un messia più terreno, più pragmatico, che salvi fisicamente e non spiritualmente. I temi trattati restano stimolanti dal punto di vista storico e antropologico, ma non può che far balzare il cuore in gola per la profonda arretratezza del messaggio di base, l'incapacità di accettare l'innocenza dei sogni, delle simbologie popolari più ingenue e la loro fondamentale inoffensività. Sembra, a tratti, di essere veramente tornati ai tempi del dottor Wertham, e si prova disagio per il fatto di non riuscire a smettere di guardare, di ascoltare. Sì, perché “Gli Dei di Rimpiazzo”, nonostante la consistente falla di credibilità, dimostra una forza affabulatoria non da poco, e i vari parallelismi possono essere seguiti e apprezzati da chi ama i supereroi senza leggervi nessun contenuto volto a influenzare la nostra personale visione religiosa.

Gli Dei di Rimpiazzo” è un documentario che va visto. Magari criticato. Ma non evitato per preconcetto. Anzi, va conosciuto proprio per scoprire quanti punti di vista differenti possano esistere sulla Nona Arte e sulla figura, oggi sfruttatissima, del supereroe. Il film commette anche l'errore di predicare ai convertiti (il tono dello speaker è sempre da sermone e dà molto, troppo per scontato di stare parlando a un pubblico credente) e di utilizzare in modo strumentale (e forse anche un poco scorretto) testimonianze più o meno dirette di due mostri sacri del mezzo: Moore e Morrison, qui presentati (sebbene tra le righe) quasi come profeti del Male e sabotatori dell'opera di rivelazione dell'unico vero Dio. Peccato, aggiungerei, che gli autori abbiano completamente dimenticato l'opera “Promethea” di Alan Moore e il suo particolare concetto di Apocalisse. Ne avremmo visto e sentite delle belle. Ma forse, Promethea e i suoi miracoli è troppo buona, troppo saggia, troppo donna per figurare come messia nero. Probabilmente è per lo stesso motivo che il personaggio di Wonder Woman, presente nel documentario, non è approfondito più di tanto. Eppure sarebbe stato uno spunto per parlare del nascente femminismo, delle streghe e del loro rapporto con i segreti della natura, osteggiate dal maschio detentore del potere tanto in famiglia quanto presso l'ordine costituito. Ma parliamo di un'opera di propaganda, e non possiamo aspettarci che sia quello che non è. Possiamo prendere ciò che offre di accattivante, e cioè le concatenazioni tra mito e fumetto contemporaneo, con la sacrosanta raccomandazione di controllare le fonti e approfondire per conto proprio. Non sia mai di confondere un personaggio con un altro, servendo su un piatto d'argento al nostro uditorio una ricca porzione di dubbi su quanto detto prima e dopo.

Gli Dei di Rimpiazzo” è un documentario non mainstream, non contiene niente di politicamente corretto. E' schierato, è quello che è: un veicolo di propaganda religiosa. E va fruito con questa consapevolezza. Pertanto, guardate il film, pensateci su, discutetene con i vostri amici. Una cosa è sicura. Lo spunto di conversazione (o dibattito) è molto consistente.







lunedì 31 agosto 2015

Evoluzione: marcia indietro


Diario del Capitano, data bestiale 31 Agosto 2015.

Palermo. Mezzi pubblici, come di consueto affollatissimi (perché in Estate, si sa, le vetture si riducono parecchio). Un'enorme merda a forma di donna sale sul bus. Va per timbrare il biglietto. Naturalmente la macchinetta fa cilecca. Allora (anziché tirare fuori la penna) deve per forza parlare con l'autista e farlo obliterare a lui. Mi cammina comodamente sui piedi (e mi fa male). Sgomita nelle costole di tutti. Poi si trova davanti una ragazza indiana che si regge a uno degli appositi sostegni e non sta dando fastidio a nessuno. La apostrofa, le dà del tu, e le dice di togliersi di mezzo. Mentre fa obliterare il biglietto all'autista, la "signora" brontola lanciando occhiatacce alla giovane indiana che poveretta non ha fatto nulla. «Manca poco... che vorranno comandare loro!» Un giovane testa di cazzo alle mie spalle non si fa scappare l'imbeccata. «No, signora,» risponde, «In Italia comanda l'esercito!» e giù con un discorso delirante che vorrebbe dire tra le righe che saremmo noi cittadini a dover fare rispettare le leggi... «E allora tutti questi sarebbero impacchettati e rispediti a casa!» è la conclusione logica della sua analisi politica (urlata nelle orecchie di chi gli sta vicino, mentre la giovane indiana si guarda intorno spaurita e la grande merda a forma di donna annuisce trionfante). Mi sposto a fatica da quel merdaio autoctono e mi rifugio in mezzo a un gruppo di extracomunitari di colore. Per qualche ragione, mi sento più al sicuro. Ma nel frattempo il bus ha fatto un'altra fermata. Quindi, altra infornata di coglionaggine. La gente sale urlando contro l'autista per il tempo che ha aspettato (si sa, il palermitano doc protesta e si fa sentire, anche se lo fa in modo del tutto inutile con l'ultimo chiodo del carro, l'importante è sfoggiare volgarissima sicumera). I commenti sono quelli più triti. Un'altra "signora" continua a ripetere come un mantra «Vergogna, Italia, vergogna!». Un ragazzo, separato da lei dal muro umano e sudato di passeggeri stipati, alza il braccio in un saluto romano (non si capisce se per sfotterla o se fa sul serio) e grida un «Duce! Duce!» estemporaneo. La risposta della seconda signora non si fa attendere. «Magari ci fosse ancora il Duce. Le cose funzionerebbero.»
Mi scopro a notare che questa seconda ameba non deve essere molto più vecchia di me. Da dove le viene questa stronzata da nostalgico del ventennio? Poi ripenso a circa trent'anni di Berlusconismo, all'avvento della Lega e alla crisi che spinge a cercare capri espiatori e invocare poteri forti. La Storia, temo, non ci insegna più nulla. Qualcuno ha messo indietro l'orologio. Peggio, lo ha rotto. Ma è un cucù, e la molla continua a pigolare un motivo senza senso con fare sicuro e arrogante: cucù... cucù.. cucù...

domenica 30 agosto 2015

...e il restauro continua



L'Estate volge al termine, e i lavori di restauro dell'insegna storica di Altroquando (un tempo prima fumetteria di Palermo, oggi tag culturale che si propone di continuare la tradizione fondata da Salvatore Rizzuto Adelfio nell'ormai lontano 1991, e cioè la divulgazione delle espressioni artistiche dal basso, i fumetti, la controcultura) procedono. La brava Rita De Leonibus sta letteralmente facendo rivivere i colori della nostra amata bandiera. Vederla tornare lentamente agli antichi splendori è una vera emozione.



sabato 29 agosto 2015

Lungo le arterie del mondo - Venerdì 11 Settembre al Giardino di Handala


Venerdì 11 Settembre alle ore 19,30.
"Lungo Le Arterie del Mondo" di e con Sandro Dieli
Al Giardino di Handala, via Barbieri (traversa Via Porta di Castro, Ballarò), Palermo.
Aperitivo alle 19,30 e a seguire spettacolo. Parte degli incassi saranno destinati alla costruzione, all'interno del giardino, di un FORNO SOCIALE a disposizione degli abitanti del quartiere. Costo 10 Euro, per prenotazioni inviare un sms al 3294405345 specificando il nome e il numero dei posti.


venerdì 28 agosto 2015

Oggi... The King

 

Diario del Capitano. Data bestiale 28 Agosto 1917...

Di solito non lo faccio. Ma oggi sì.

Perché?

Perché oggi, quasi cento anni fa (ne avrebbe compiuti 98) nasceva Jack Kirby (28 Agosto 1917). E vale sempre la pena di cogliere le occasioni per ricordare gli artisti innovativi, che hanno fatto più che lasciare un segno nell’ambito in cui operano, ma che hanno praticamente inventato un linguaggio personale, che dalla loro consacrazione sarebbe stato sempre imitato e mai eguagliato. Quando ero giovanissimo, sentivo qualche lettore Marvel (era il tempo dell’editoriale Corno) commentare che il disegno di Kirby tendeva a generare confusione. Beh, anche il commento più superficiale può contenere una briciola di verità. Jack Kirby aveva il gusto del dettaglio. Di più, Kirby era un feticista maniaco del dettaglio, e le sue proverbiali ombre, crepe, rughe, le leggendarie macchine complicate e barocche, oggi fanno parte del linguaggio Pop. Kirby rappresenta ancora oggi una firma che non si è limitata a illustrare il fumetto, ma che ha contribuito a rifondarlo e a codificare soprattutto il genere fantascientifico e supereroistico.


Poche le icone che non sono state baciate dalla sua matita. E non è un caso se, in una storia di qualche anno fa dei Fantastici Quattro, a Jack è stato affidato il ruolo del dio demiurgo, durante un viaggio metafisico del quartetto. Insomma, Jack Kirby è Storia. E la storia va ricordata e onorata. Per una sola ragione. Senza di essa non siamo niente. Senza di essa non andiamo avanti.







American Horror Story: Freak Show

martedì 25 agosto 2015

Altroquando: restaurazione in corso...

 

Iniziati i lavori di restauro della storica insegna di Altroquando. Ma non chiamiamola più insegna, dai. Non tornerà più dove si trovava prima e dove non ha più ragione di stare. Altroquando, oggi, vive e cresce altrove. Ma la sua bandiera merita di essere salvata (così come le lunette illustrate che le fanno da corredo). Ecco le prime foto dei lavori in corso. Per cominciare, la materia ancora bruta. L'eroica striscia di compensato ha resistito negli anni allo smog del centro storico, alle intemperie e agli insulti del tempo. Già i primi interventi della professionale Rita De Leonibus hanno fatto intravedere i segni di una veloce ripresa. Come diciamo ogni volta? Ah, sì. Ci sarà sempre un Altroquando.