lunedì 8 settembre 2014

Giovedì 11 Settembre: "Dylan Dog - la morte puttana" al booq di Palermo



«La morte, la morte... la morte villana! La morte a Venezia... La morte puttana!»

Giovedì 11 Settembre 2014, da booq alle 20,30: "Dylan Dog - La morte puttana" il lungometraggio fanmade di Denis Frison che manda a casa l'obbrobrio hollywooddiano che ha sprecato su schermo la figura dell'indagatore dell'incubo di casa Bonelli. Ormai manca poco all'inizio di FanZinema, la piccola rassegna di cinefumetti amatoriali organizzata da Altroquando Palermo, e l'occasione non poteva essere sprecata per usare una delle tante belle immagini realizzate dal grafico Luigi Mennella per pubblicizzare l'evento. Vi ricordiamo che la manifestazione continuerà il 18 Settembre, sempre da booq, sempre alle 20,30, con la seconda fase: Piccoli FanZ, maratona di corti amatoriali.
La rete è una grande piazza, ma nel suo marasma certe perle non sono visibili a tutti. Riscoprire le produzioni indipendenti su grande schermo, nel buio di una sala in compagnia di più persone, a ingresso del tutto gratuito, è un ulteriore modo per contribuire a diffondere una cultura alternativa alle comuni leggi di mercato, e a capirne il vero potenziale attraverso un evento che permetta anche il confronto e la socializzazione.
Venite con Altroquando, dunque, a scoprire come la pura passione possa produrre cinefumetti affascinanti e curati che forse non vi sognate neppure.


sabato 30 agosto 2014

FanZinema: vi aspettiamo da booq


Settembre incombe, e così la ripresa dei lavori presso booq, bibliofficina di Vicolo della Neve all'Allora, a Palermo. Vi ricordiamo l'appuntamento con Altroquando e la rassegna di cinefumetti amatoriali FanZinema, che si aprirà l'11 Settembre alle 20,30 con la proiezione del lungometraggio di Denis Frison "Dylan Dog - La morte puttana" e proseguirà la settimana successiva, 18 Settembre, sempre al booq e sempre alle 20,30 con la maratona di corti intitolata Piccoli Fanz, che presenterà numerosi cortometraggi amatoriali dedicati al mondo dei fumetti. Un'occasione per stare insieme, per scoprire (o riscoprire) personaggi amati attraverso la visione spontanea e viscerale di chi ama l'arte per l'arte, senza grossi numeri, ma con tanta passione e fantasia.
Qui la pagina Facebook dell'evento.






venerdì 29 agosto 2014

Il nome di... In nome di...



Dare un nome alle cose, o conoscere il loro nome, dà potere su di esse. Una frase, questa, che si incontra spesso in testi esoterici, legati al concetto di magia e quindi di manipolazione della realtà.
La frase ha però un sottotesto simbolico che è potente. Dare un nome alle cose equivale a comprenderle, a riconoscerle, e quindi (eventualmente) smettere di temerle, saperle affrontare, metterle al posto giusto. Se è il caso, buttarle via.

Insomma, è un traguardo dell'anima.


Credo di avere finalmente trovato la parola che cercavo (e che non dirò, perché questo blog non ha la funzione di insultare nessuno, neppure chi se lo merita). Ho dato un nome a una dinamica di eventi, ho compreso cosa c'è dietro, ho compreso la loro vera, banalissima natura, e che il nome dato da altri era una comoda bugia. Ho fatto pace con me stesso. Riconosciuto il mio vero ruolo, che mi rende orgoglioso, e mi è stato chiaro - una volta di più - che se l'Italia ha votato ripetutamente un personaggio come Berlusconi è perché il senso critico e la capacità di vedere oltre le apparenze latita in casa di molti. Anche presso chi si ritiene progressista, chi si ritiene anarchico. L'amicizia stessa, spesso è vissuta come una sorta di appartenenza mafiosa che ripudia razionalità e correttezza. Ho capito come funziona una certa chimica, che continua a mischiare determinati composti e a produrre... fumo. Non m'interessa praticarla. E' un argomento ripugnante, noioso, che non produce nulla di serio. Soprattutto quando vuol passare per quello che non è, e che non potrà mai essere omettendo una larga fetta di verità. Ma ormai ho capito. La bugia è svelata, e per quanto suoni offensiva non c'entra proprio nulla con me o la mia famiglia. E questa è una conquista.
E sto bene.

Ciao, Salvatore, a un anno dalla tua nuova nascita. Questo ti avrebbe fatto sorridere:

«I am the Doctor! Weather You like it or not!»

Ci vediamo da Altroquando. Il tuo. Il nostro.

mercoledì 27 agosto 2014

L'Ice bucket challenge: variazioni sul tema


Il leit-motiv di questi giorni, in tutto il mondo - ve ne sarete accorti - è stato la doccia gelata a favore della ricerca sulla SLA, la terribile malattia degenerativa che costringe le sue vittime a un’immobilità da incubo e sulla quale ci sono ancora molti punti oscuri (non si sa come curarla, non se ne conoscono neppure ancora le cause).L’iniziativa, partita da Corey Griffin[1] che – paradossalmente – è morto annegato qualche giorno dopo averla fatta diventare “il tormentone di fine estate”, ha coinvolto un po’ tutti, grazie al suo “effetto domino” (simile ai messaggi a catena che fino a qualche anno fa circolavano sui cellulari) e grazie al nobile scopo per la quale è nata. Che tu sia un personaggio celebre o meno, se vieni nominato, fai la tua bella donazione e ti filmi mentre ti cali una secchiata d’acqua ghiacciata sulla testa.
Tante le variazioni sul tema, dal video del comico giordano Mohammed Darwaza per Gaza alla tavola di Zerocalcare.


Proprio una vignetta della tavola di Zero mi permette di amplificare la polemica che lui già introduce e che si trova, precisamente, nel terzo riquadro: il presidente del Consiglio si fa la doccia gelata anziché stanziare fondi. Potrebbe essere populista, come discorso, ma non lo è perché nasconde un paradosso sul quale non è corretto sorvolare.

Ieri sera sul tg di La7 anche Mentana ha fatto una variazione sul tema ice bucket challege, mandando in onda un video in cui si vedeva una bellissima scuola per bambini, pubblica, prossima all’apertura e di nuova costruzione. Si tratta di una scuola costruita a Cavezzo, in Emilia, dopo il terremoto di due anni fa, con i soldi dei cittadini che hanno preso parte all’iniziativa di raccolta fondi di La7 e del Corriere della Sera. Sono riusciti a raccogliere tre milioni di euro. 
Fin qui tutto bene, ma ecco la doccia fredda cui accennava il conduttore del tg: sui tre milioni il 10% se lo prende lo stato tramite le tasse.
Una tassa sulla generosità prevista con l’Iva: trecentomila euro. Mentre si prepara la riforma del non profit, nessuno pensa a rimuovere un balzello che pesa sulla beneficenza: oggi in Italia lo deve pagare l’azienda che decide di ristrutturare a sue spese un padiglione d’ospedale e l’associazione che regala un’ambulanza al pronto soccorso. Un’assurdità. Accade ai Rotary, ai Lyons, alle associazioni e alle fondazioni che decidono di farsi carico di opere o lavori destinati alla pubblica utilità. Si paga l’Iva per la biblioteca restaurata dopo l’alluvione di Aulla, per la Casa del volontariato di Milano, per realizzare il centro sportivo di Scampia gestito gratuitamente dai volontari. Si paga l’Iva su tutto, calamità (ovviamente) comprese.[2]

Ecco il paradosso. Dei cittadini decidono di donare dei soldi ad altri cittadini perché il welfare non funziona (ci sono paesi alluvionati e terremotati che non hanno avuto il benché minimo sostegno da parte del governo) o perché sperano di dare man forte alla ricostruzione, di aggiungere aiuto a un aiuto che lo stato si suppone stanzi in casi di emergenza: allo stato pare non bastino i soldi prelevati con le tasse, tassa persino le donazioni delle quali non ci sarebbe bisogno se facesse il proprio dovere.[3]

Sempre sull’onda del paradosso, sarebbe bello chiedere ai cittadini cosa vorrebbero tagliare dalla spesa pubblica: sanità? Fondi per le emergenze? Scuola? O stipendi e pensioni d’oro, per esempio?

Qualche giorno fa una mia piccola amica quattordicenne, dopo aver studiato la differenza tra democrazia diretta e democrazia rappresentativa, mi ha chiesto: «che senso ha che noi votiamo chi deve votare per noi?». Le ho spiegato che la differenza fondamentale tra l’antica Atene e l’Italia consiste nelle dimensioni: è difficile chiedere il parere direttamente a sessanta milioni di cittadini. Siccome la sua espressione di perplessità non mutava e siccome a quattordici anni è giusto alimentare speranze e ottimismo, ho aggiunto: «esistono però i referendum e comunque la democrazia rappresentativa non è sempre stata così brutta, o almeno non ovunque…è che stai vivendo, tuo malgrado, in un’oclocrazia, ricordati questo termine, significa “il governo dei peggiori”. Ma non è detto che le cose non cambino, sta a noi».

Il welfare si nutre sempre più di iniziative civili e private, si regge sul volontariato e sulle donazioni. Noi credevamo in uno stato per lo stato, in quella che a scuola ci dicevano essere “economia mista”, né capitalistica né comunista. La direzione che uno dopo l’altro stanno prendendo i governi, Berlusconi – Monti – Renzi, è quella capitalistica.

L’ice bucket challenge è un’iniziativa partita degli Stati Uniti, un Paese in cui tutto è privatizzato, dalla sanità alla scuola, una bella iniziativa che funziona perché gioca con il narcisismo di politici e celebrità, catturati dalla rete “social”: se vuoi apparire e vuoi essere social, devi dare il tuo contributo alla ricerca.

Se si fosse chiesto agli stessi un semplice assegno, la richiesta sarebbe finita "cestinata" come da routine.




[1] Ma inventata da Pete Frates, ex giocatore di baseball che vive a Genova, ammalatosi di SLA.
[2] http://sociale.corriere.it/2014/08/26/una-doccia-gelata-liva-dovuta-sugli-aiuti/
[3] A tal proposito, cito un esempio paradossale: nel 2010 il sindaco di Palermo, Cammarata, insieme alla sua giunta, decise di usare i fondi per le emergenze per finanziare il 386° festino della santa patrona della città.

lunedì 25 agosto 2014

25 Agosto: Un anno ricordando Salvatore

 

"La mattina passeggio sul lungomare. Una specie di purificazione quotidiana. Mi allenta i pensieri e mi distraggo. Forse sarà lo stesso per tutte le persone che vedo correre la mattina, chi più o meno speditamente. Ognuno una sua cadenza. Ognuno un suo percorso. Ognuno un suo pensiero.

Per ristorare la mente basta anche un solo minuto al giorno. Ma che sia tutto silenzio." 


25 Agosto 2013 - 25 Agosto 2014 : Scrivere "un anno senza Salvatore Rizzuto Adelfio" sarebbe incongruo. E ingiusto. Salvatore a Palermo ha dato molto, troppo, perché lo si possa congedare in modo così stereotipato. Lasciamo che a farlo siano quanti vivevano la sua fumetteria come la propria visione personale del classico bar dello sport. Un luogo simpatico, gestito da qualcuno a cui si è sinceramente affezionati, dove ci si incontra con gli amici, dove si cresce e si invecchia insieme, ma niente di più. 
Sì, perché le cose serie, si sa, si fanno altrove.

Salvatore, fondando Altroquando (parola usata da molte realtà differenti, ma che a Palermo è tutt'uno con il suo lavoro e le sue iniziative) aveva creato un'identità culturale duttile. Un ibrido di passioni infantili e impegno sociale, troppo bizzarro e forse troppo nobile, nella sua umiltà, perché tutti lo capissero. La forza della natura rappresentata da quest'uomo ha lasciato sulla città un'impronta che va custodita, e nella quale è irrinunciabile seminare il domani per quelli di noi che hanno accolto la sua eredità intellettuale. 


Salvatore Rizzuto Adelfio è stato tante cose, persona imperfetta come chiunque, ma sicuramente ricca di passioni, attitudini e soprattutto di un dono raro che suscitava in tutti coloro che incontrava irrefrenabili slanci creativi. Per questo ci piace ricordarlo come un nume tutelare, ispiratore di qualcosa di prezioso. Scrittore, fotografo, disegnatore, attivista politico, commentatore delle cronache cittadine e... libraio. Sia pure non eccellendo in nessuna di queste discipline, Salvatore Rizzuto Adelfio era in grado di sfiorarle tutte producendo sempre bellezza e ispirazione. Il signor Altroquando, al di là dell'ovvia retorica, ci ha dato molto da ricordare. Adesso è trascorso un anno da quando la sua esistenza è uscita da questo piano di realtà per entrare in quello dei ricordi e delle figure giustamente ammantate di un alone leggendario. Noi, che di Altroquando abbiamo fatto una bandiera, che non vogliamo rassegnarci alla fine di un'avventura troppo bella per finire, andremo avanti lungo la strada che ci ha indicato. In attesa, quindi, di organizzare un evento adeguato per ricordarlo, una volta superate le tempistiche estive, lo salutiamo con una riproposta delle sue splendide foto, spesso ritoccate ad arte. E ripetiamo ancora una volta... che ci sarà sempre un Altroquando. E sarà quello legato al nome di Salvatore Rizzuto Adelfio.








lunedì 18 agosto 2014

L'arte di Pawel Kuczynski

 

Pawel Kuczynski è un artista polacco che firma illustrazione satiriche dal 2004. Il suo stile è caratterizzato soprattutto da illustrazioni surreali e provocatorie, il cui intento è scuotere e far riflettere sulla quotidianità dell’essere umano. A volte duro, a volte sconcertante, ma sempre spettacolare e intenso. Alcuni suoi lavori possono risultare disturbanti, con altri possiamo anche sentirci in disaccordo, ma tutti sono accomunati da una visionarietà fuori dal comune e da una perizia tecnica indiscutibile.