venerdì 5 giugno 2015
mercoledì 3 giugno 2015
Un disegno per Ahmed - #1
All'inizio c'era questa idea. Strada facendo, grazie a voi e ai vostri contributi, è diventata realtà. Una campagna di solidarietà che confluisce nell'iniziativa #UNBACINOPERAHMED, e che coinvolge artisti e grafici, senza distinzione di livello o professionalità, uniti da un unico gesto amichevole: produrre disegni per sostenere la raccolta fondi affinché Ahmed Barkhia possa al più presto affrontare il primo dei due interventi chirurgici volti a restituirgli il completo uso delle gambe e a salvarlo dalla condanna alla sedia a rotelle.
Il blog "Un disegno per Ahmed", da poco aperto su tumblr, si propone di contribuire in modo creativo a questa campagna raccogliendo disegni che trasfigurano i caratteristici baffoni arricciati di Ahmed, già usati come icona dall'iniziativa principale. Ricordatevi. Non tutti hanno il potere di cambiare il corso degli eventi. Ma in questo caso, voi potete contribuire a farlo con pochi clic del vostro mouse. Salvate questi disegni sul vostro PC. Condivideteli, sui social, sul vostro blog. Rendeteli virali. E' per una buona causa.
Se disegnate e volete contribuire, potete spaziare dalle parodie di fumetti a
qualunque idea vi suggerisca la fantasia, inserendo nei vostri lavori, oltre agli iconici baffoni, l'hashtag della campagna (#unbacinoperahmed) e l'indirizzo al sito ufficiale (ahmedbarkhia.net). I lavori possono essere inviati all'indirizzo di posta elettronica che trovate nel nostro blog.
Donate un bacino ad Ahmed, ognuno a vostro modo. Secondo le vostre possibilità. Siate creativi. Siate solidali.
[L'illustrazione nel post è di Alessandro Plunk Alecci]
martedì 2 giugno 2015
booq: prima festa di compleanno
Bellissima festa, ieri, per il primo compleanno di booq, la bibliofficina occupata di quartiere in Vicolo della Neve a Palermo. Una delle presenze e delle iniziative più affascinanti ed empatiche è stata l'intervento del maestro calligrafo Vincenzo Bongiorno, che ha utilizzato foglie di ficus magnolioides per donare un ricordo a tanti, piccoli e grandi. Il nome di ciascuno in splendida grafia con inchiostro dorato su foglie da conservare gelosamente in mezzo a un libro. Grazie per l'amichevole partecipazione e per l'intensità poetica del momento regalato a tutti noi.
Etichette:
Booq,
Controcultura,
Diario,
Palermo
martedì 26 maggio 2015
Gesù: l'affare Chiesa - Islam
Giuseppe
Polliceli su Libero, 18 maggio 2015:
"Oggi sbeffeggiare Gesù non è da temerari, ma da pavidi e da conformisti: ci si dedichi piuttosto all’islam o all’ebraismo. Poi quest’immotivata acredine nei confronti della religione che è uno dei cardini della nostra civiltà - e quindi della nostra identità di italiani e di europei - è una spia inquietante del vuoto morale e culturale di cui l’Occidente è preda, e dietro a cui si cela un inesplicabile e ingiusto odio verso di sé"
Stavolta
non ci preme parlare
di fumetti, ma piuttosto
dei toni di una polemica
innescata da un fumetto. La pubblicazione di “Gesù”,
miniserie
di Stefano
Antonucci e Daniele Fabbri edita
da
Made in Kina, ha
suscitato un commento sul quotidiano “Libero” che torna
ciclicamente in rete quando si parla di satira e religione cattolica.
Le parole “...ci
si dedichi all'Islam o all'ebraismo”
ispirano una risposta circostanziata.
Il
nostro intento, dunque, in questa sede, non è recensire l'opera di
Antonucci e Fabbri, né prendere posizione sulla qualità del
prodotto e neppure sviscerare il controverso concetto di satira.
Proviamo
soltanto
a riflettere sui toni e parole usate da “Libero”
e ampiamente diffuse sui social network, e a spiegare perché
–
a nostro parere –
gli
argomenti usati non siano accettabili al pari (per qualcuno) di una
presunta offesa alla religione.
Le
parole usate dal giornalista Giuseppe
Polliceli, in
realtà, sono già sentite. L'eco di una formula che si affaccia in
rete ogni qual volta nel nostro paese è pubblicata un'opera (a
fumetti o altro) ritenuta blasfema o comunque irridente alle figure
cardine del cattolicesimo (un esempio su tutti, la prima edizione
italiana del fumetto “Dicks”
di Garth Ennis, oggetto sul forum del sito ComicUS di aspre
polemiche). Formula che potremmo riassumere in poche parole che
sintetizzano il pensiero espresso su Libero
e che afferma: “Oggi
in Italia è “figo” scherzare in modo volgare sulla religione
cattolica... mentre non vi
azzardate a toccare
l'Islam perché vi
farebbero la pelle.”
(sic!)
Tenteremo,
qui, di esprimerci nel modo più urbano possibile. Troviamo questa
formula molto discutibile se non del tutto fuori luogo.
L'affermazione “è facile ridicolizzare Cristo piuttosto che
l'Islam!” non solo semplifica in modo eccessivo la questione, ma
risulta addirittura controproducente per chi si propone di muovere
una critica al contenuto satirico-blasfemo in esame. E questo perché
appare come l'intreccio di due atteggiamenti non brillanti:
vittimismo e una velata minaccia mafiosa.
Affrontare
l'annosa questione che anche la satira può essere valutata in base a
qualità e livello, ci porterebbe in questa sede a parlare d'altro.
Esaminiamo, invece, gli argomenti usati per muovere la critica. Tanto
per cominciare, l'Islam non è mai stato al riparo da intenti
satirici. C'è stato e c'è chi si dedica a quella fetta di realtà,
come purtroppo c'è anche chi è stato ucciso per averlo fatto. Se in
Italia prevale la satira sul cattolicesimo non è un fatto casuale o
di comodo. In Italia, il cattolicesimo continua di fatto a essere la
religione di stato, e in quanto tale è un cardine del quotidiano con
il quale ogni cittadino deve fare i conti, che sia di fede cattolica
o meno. L'Italia è un paese dove troviamo il crocifisso appeso nella
maggior parte dei luoghi pubblici, dal momento che si tende a dare
per scontato che la maggioranza sia cattolica o semplicemente non dia
troppa importanza a questa consuetudine. Però, se qualcuno manifesta
la proposta di toglierlo per dare voce a un'istanza di maggiore
pluralità delle idee, scattano immediatamente dei meccanismi di
difesa. La satira ha sempre riguardato le dinamiche di potere e i
messaggi forti volti a veicolare la cultura dominante presso un dato
popolo in un determinato momento storico. In Italia c'è il Vaticano,
non la Mecca. La fede professata dalla maggioranza è quella
cattolica, non quella musulmana. Dire “prova a
prendertela con l'Islam” è come dire: «Ti
permetti di bullizzarmi perché non è mia abitudine
reagire in modo violento. Ma se vai dal uno più
grande, più grosso e abituato a menare le mani,
quello di farà nero. Vai a punzecchiare lui se ti senti così
forte... così poi mi sai dire.»
C'è
palesemente del vittimismo, ma emerge (per quanto tra le righe) anche
qualcosa di minaccioso (e sottilmente portatore di pregiudizio, dal
momento che non tutti gli islamici vivono la loro religioni in
termini integralisti e sono dediti alla violenza). Ma se proprio
vogliamo stabilire chi è David e chi è Golia sul ring della satira
e della lettura goliardica della figure religiose, il ruolo del
gigante, del più potente, spetta alla Chiesa Cattolica. E'
innegabile che siano realtà di matrice cattolica a condurre campagne
contro determinati diritti e a schierarsi a fianco di determinate
logiche di potere. Solo per citare un'immagine mediatica rimasta
nella storia: a suo tempo, l'arcivescovo di Santiago del Cile non ha
mai negato la pubblica comunione al dittatore criminale Pinochet, il
quale non aveva remore ad affermare che “lo Spirito Santo era
anticomunista”. Tornando a bomba nel nostro paese e nel nostro
tempo, quello dei social. Oggi ci si imbatte anche in una forma di
negazionismo che afferma l'assoluta ininfluenza dell'istituzione
ecclesiastica nei confronti delle scelte terribilmente conservatrici
dei nostri politici. Eppure viviamo in un paese dove il Papa fa
notizia anche solo affacciandosi alla finestra. Un paese dove destra,
sinistra e centro sono state frullate, shakerate e mescolate in un
cocktail dagli ingredienti ormai indistinguibili, ma nel quale non è
difficile riconoscere il sapore della cultura cattolica e i fantasmi
irriducibili delle logiche democristiane.
Nel
1869, poco prima della breccia di Porta Pia, Papa Pio IX si affrettò
a rafforzare il potere temporale del pontificato promulgando,
nell'ambito del Concilio Vaticano I, il dogma di infallibilità del
pontefice in materia di fede. Non era una questione peregrina,
giacché la maggior parte delle famiglie regnanti nell'Italia del
Risorgimento erano cattolicissime. Di conseguenza, essere considerato
infallibile, per il pontefice, significava dettare l'agenda morale a
una larga fetta del quadro geopolitico del suo tempo. Inoltre, i
raporti tra Chiesa e Stato non sono mai stati indipendenti, ma
regolati da complessi e discussi rapporti diplomatici. La relazione
regolata dalla Legge delle Guarentigie continuò la sua corsa con i
Patti Lateranensi sottoscritti nel 1929 da Benito Mussolini,
riconosciuti in seguito, con la nascita della Repubblica, anche
nell'articolo 7 della Costituzione Italiana. E' del 1984 la revisione
dello stesso firmata dall'allora presidente del consiglio Bettino
Craxi con l'istituzione del famoso Otto per Mille alla Chiesa
Cattolica. Il cammino della chiesa, insomma, è sempre stato
intrecciato con quello della politica italiana, e questo per
oggettivi motivi storici. Negare l'influenza più o meno diretta
sulle dinamiche politiche odierne sarebbe pertanto una grossa
ingenuità.
Ma
torniamo a parlare di satira,
e di simboli.
Una
celebre vignetta del cartoonist americano Don Addis porta in scena un
personaggio (simbolo dell'estremismo cattolico) che brandisce una
grande croce con la quale, come fosse una mazza, picchia
selvaggiamente sulla testa un altro personaggio (simbolo
dell'ateismo) e lo insulta, dandogli dell'idiota, del pervertito,
bastardo... immorale... spazzatura... comunista! Il
secondo quadro della vignetta ci mostra l'ateo che, persa la
pazienza, ha strappato di mano la croce usata come dall'altro per
picchiarlo e fa per spezzarla. Il cattolico grida subito: «Porta
un po' di rispetto!»
Qualcuno
ha detto anche che è ipocrita dire che usare la figura di Gesù non
è necessariamente un'offesa alla sua persona o ai suoi insegnamenti,
ma il vero obiettivo è l'istituzione cattolica e l'uso che fa delle
sue icone. Che incidentalmente sono Gesù e la sua croce, questo è
un dato di fatto.
Se
vogliamo parlare di ipocrisia ci addentriamo in un territorio
delicato. Proviamo a consideriamo una cosa.
A
volte s'incontra e chi dice che i Vangeli sarebbero portatori di
istanze “maschiliste”. In realtà è vero il contrario. Al tempo
di Gesù, la donna aveva uno status giuridico molto simile a quello
di un bestia. Poteva persino essere ceduta, regalata, venduta. Se una
donna commetteva adulterio veniva lapidata. L'uomo era lapidato
soltanto se commetteva adulterio con la moglie di qualcun altro. Ma
se la donna con cui andava era nubile, nessuno ci faceva troppo caso.
Nei Vangeli si riscontra una grossa rivalutazione della figura
femminile. E non solo per la presenza della Madonna, madre del
messia, ma per numerosi personaggi significativi. La Samaritana, cui
Gesù rivolge la rivelazione sull'acqua di vita. La vedova che dona
l'obolo ed è elogiata da Gesù perché a differenza degli uomini si
è privata di qualcosa, mentre gli altri hanno donato il superfluo.
L'episodio di Marta e Maria. Marta si occupa delle faccende
domestiche, mentre Maria, ai piedi di Gesù, ascolta i suoi
insegnamenti. Marta si rivolge a Gesù chiedendogli di esortare sua
sorella ad aiutarla nei lavori di casa. La risposta di Gesù è:
Maria ha scelto la parte migliore. Cioè, Maria non vuole limitarsi
alle faccende di casa, ma desidera capire, ascoltare, studiare e
progredire.
Quindi,
nei Vangeli, la figura della donna è trattata in un modo per il suo
tempo addirittura rivoluzionaria. Fa riflettere che nella struttura
della chiesa cattolica, alla donna sia precluso lo stesso cammino
ministeriale dell'uomo. Alla donna suora è riservato un ruolo di
ausiliaria e non può amministrare i sacramenti, non potrà mai
diventare un sacerdote a prescindere dalle sue qualità e
attitudini... in quanto donna. La chiesa cattolica è rimasta
ancorata a dei limiti culturali che gli stessi Vangeli cercavano di
superare. Quindi stiamo attenti quando parliamo di simboli e di
ipocrisie, e impariamo a distinguere Cristianesimo da Cattolicesimo
istituzionale, evolutosi dall'opera di San Paolo e sviluppato
successivamente dai padri della chiesa. Ciascuno è libero di
accettare le norme morali che ritiene più giuste e la fede è un
fatto privato degno di rispetto. Ma nel momento in cui un'istituzione
religiosa pretende di sconfinare e mettere becco nei diritti di chi
ha scelto una fede diversa o di non averne nessuna, pur pagando
onestamente le tasse come qualunque cittadino italiano osservante...
è allora che scatta il diritto di satira. Non puoi darmi
dell'idiota, del pervertito, dell'immorale e pretendere che non ci
sia una risposta. A volte risposta che a volte può suonare
esasperata, volgare, ma che va comunque contestualizzata. La formula:
“non te la prendi con l'Islam perché quelli ti
ammazzerebbero”... non rende migliori di chi ti critica.
E questo a prescindere dalla qualità della critica. Anzi, tradisce
una povertà di argomenti.
Per questo, a nostro umile
avviso, eviteremmo questa formula, a sua volta e a suo modo volgare e
violenta, e cercheremmo argomenti più profondi. Il diritto di
replica è sacrosanto, ma per funzionare necessita di argomenti
ragionevoli, e farlo suonare come una puerile e minacciosa
recriminazione non è mai d'aiuto quando si vuole avere un dialogo.
Se... si vuole avere un dialogo.
E per concludere: forse (solo
forse) la satira, anche la più grassa, la più goliardica e
scomposta, svolge pure questa funzione. Causare l'emergere di
contraddizioni, di riflessioni e possibilmente di confronti più
costruttivi.
[Articolo di Filippo Messina]
Etichette:
Charlie Hebdo,
Controcultura,
fumetto,
Gesù,
Religione,
satira
sabato 23 maggio 2015
mercoledì 20 maggio 2015
Linea 103: Il mio problema (e il problema degli altri)
Palermo. Linea 103. In viaggio. Via
Terrasanta.
Sono circa le sei del pomeriggio. Siedo
sul bus come al solito, pensando al lavoro che mi attende a casa... e
ai gatti, che passano tante ore da soli e non appena mi vedono non mi
danno neppure un istante di tregua. Poveretti! Non hanno torto,
dopotutto. La vettura fa sosta davanti alla chiesa della Madonna di
Fatima. Scorgo dal finestrino un gruppetto di donne Rom che attendono
presso la fermata. Salgono in vettura e restano in fondo al bus a
conversare tra loro.
Ho un problema. I Rom mi mettono a
disagio. Il disagio peggiore è che mi sento in colpa. Vorrei non
provare questo imbarazzo, questa opprimente sensazione di fastidio e diffidenza per altri esseri umani. Ragionare sul fatto che spesso siano
petulanti, e che mi chiedano denaro che non ho, che a volte rubino, non è sufficiente a
farmi stare meglio. Non mi piace sentirmi così. E' come se dentro di
me ci fosse una briciola di razzismo che non sono ancora riuscito a
eliminare. Ad ogni modo, questo gruppo di donne non mi arreca nessun
disturbo. Stanno semplicemente lì, per i fatti loro e viaggiano. Non
credo abbiano fatto il biglietto... ma è l'ultima cosa a cui
penso. A Palermo non lo fa quasi nessuno e sicuramente non è
l'inadempienza dei Rom, ormai non più nomadi, a fare la differenza.
Nel frattempo, il bus è arrivato in
via Dante. Una delle donne Rom si rivolge all'autista con la sua
cadenza straniera.
«Ci fai scendere, per favore... Visto
un'altra linea... Così noi prendiamo quella.»
L'autista dà la risposta consueta.
«Fuori fermata non si può. E' un
tratto pericoloso. Poi la responsabilità è mia.»
«Noi dobbiamo prendere altra
linea...»
«Ora! Tra poco... Alla fermata.»
Bastano pochi metri, in verità. Il bus
si approssima alla fermata. Proprio in quell'istante, sul marciapiede
avanza un quartetto di controllori. Il gruppo delle donne Rom
manifesta un leggero senso di urgenza.
«Facci scendere... Se no ci fai fare
multa!»
La risposta dell'autista non tarda.
«Seeeeeeeee! Siccome vuatri a pagate
a multa, veruuuuu?!!!»
La vettura si ferma. Le donne Rom
scendono. I controllori salgono. Nessun incidente. Sul bus sono
rimasto soltanto io. Abbonato. La breve scena si direbbe conclusa.
Invece l'autista ha ancora qualcosa da dire (dopo essersi scambiato
saluti, pacche e bacetti con i controllori).
«Siccome iddi pagano i multe! A
sintistivu? “Accussì ni fai fari a multa”! Picchì iddi i pagano
i multe!»
I controllori non hanno niente da
controllare. Sostano nella zona anteriore del bus parlottando tra
loro, ma l'autista sembra non avere pace. Evidentemente gli è stato
toccato un nervo scoperto.
«Picchì chisti pagani i multe!
Seeee! Io grapissi arrieri i forni crematori!»
Uno dei controllori, quello più
grasso, sente il bisogno di dare una risposta laconica.
«Sì, fanno schifo.»
Ma all'autista non basta. Deve per
forza ripeterlo.
«Io grapissi arrieri I FORNI
CREMATORI!»
Scendo dal bus con un pensiero che mi
mulina nel cervello.
Nel mondo ci sono cose e persone che
per qualche motivo mi suscitano imbarazzo.
Devo imparare a conviverci.
Devo imparare a conviverci.
Poi ne esistono altre... che mi
causano profondo disgusto e che odio con tutto me stesso.
Tutto sommato... non devo essere poi
così male.
martedì 19 maggio 2015
#UNBACINOPERAHMED (si può fare in molti modi)
Questa è solo un'idea con la quale mi sono svegliato stamattina. Uno spunto, una riflessione che si pone spontanea non appena mi collego a Facebook e ad altri social. So per certo, per esperienza quotidiana e attività ormai ultradecennale, che in rete c'è tanta gente che ama disegnare, fare fumetti, illustrazione, invenzioni grafiche...
Beh, non importa se a livello amatoriale o professionale... Perché non imbastire un contest per sostenere Ahmed? Che ne dite? Sarebbe un banco di prova per la vostra arte e un piccolo passo in più per una causa che merita, una persona che merita. Un modo per riscoprirsi comunità, e cercare di costruire qualcosa che vada oltre l'effimera gratificazione personale. Se la cosa vi ispira, contattatemi pure. Potremmo creare un blog apposito. Magari tirarne fuori una mostra collettiva. Vi sembra una cattiva idea?
E' normale scontrarsi anche con la diffidenza. Qualcuno di noi ha parlato al telefono con lo staff medico che segue Ahmed. Tranquilli. E' tutto vero. Speriamo in contributi artistici spontanei. Non ci vuole molto per chi è allenato nel disegno. La campagna di Ahmed si identifica con la sua caricatura baffuta. Sta alla fantasia e all'estro degli artisti produrre varianti fantasiose della sua silhouette e dei suoi baffoni, accompagnandoli con l'hastag #unbacinoperahmed e il sito di riferimento http://ahmedbarkhia.net/.
Se dovesse pervenire materiale sufficiente, mi impegno a organizzare una mostra collettiva nella mia città: Palermo. Altrove, qualcun'altro potrebbe dare vita a iniziative simili. O itineranti.
Prima di partire per le fiere, pensateci. Per certe cose c'è sempre un altro quando.
Beh, non importa se a livello amatoriale o professionale... Perché non imbastire un contest per sostenere Ahmed? Che ne dite? Sarebbe un banco di prova per la vostra arte e un piccolo passo in più per una causa che merita, una persona che merita. Un modo per riscoprirsi comunità, e cercare di costruire qualcosa che vada oltre l'effimera gratificazione personale. Se la cosa vi ispira, contattatemi pure. Potremmo creare un blog apposito. Magari tirarne fuori una mostra collettiva. Vi sembra una cattiva idea?
E' normale scontrarsi anche con la diffidenza. Qualcuno di noi ha parlato al telefono con lo staff medico che segue Ahmed. Tranquilli. E' tutto vero. Speriamo in contributi artistici spontanei. Non ci vuole molto per chi è allenato nel disegno. La campagna di Ahmed si identifica con la sua caricatura baffuta. Sta alla fantasia e all'estro degli artisti produrre varianti fantasiose della sua silhouette e dei suoi baffoni, accompagnandoli con l'hastag #unbacinoperahmed e il sito di riferimento http://ahmedbarkhia.net/.
Se dovesse pervenire materiale sufficiente, mi impegno a organizzare una mostra collettiva nella mia città: Palermo. Altrove, qualcun'altro potrebbe dare vita a iniziative simili. O itineranti.
Prima di partire per le fiere, pensateci. Per certe cose c'è sempre un altro quando.
Iscriviti a:
Post (Atom)









