sabato 28 febbraio 2015

Leonard Nimoy: Ultima frontiera


E dagli con sti coccodrilli! Solo poche parole... per dire che Leonard Nimoy era entrato da tempo nell'immaginario collettivo, e semplicemente non ne uscirà più. Lui, il suo personaggio, la sua figura allampanata e solenne. L'ultima frontiera, dove (forse) nessuno (o pochi) riescono a giungere. Il cuore e la fantasia degli uomini.
Buon viaggio, signor Spock.

domenica 22 febbraio 2015

Addio a Luca Ronconi, mad doctor del teatro italiano

 

Tra i tanti coccodrilli di quest'anno, e i tanti omaggi che proliferano sui social network, non mi aspettavo di dovermi occupare proprio di Luca Ronconi. Mi spiego. Stavolta non parliamo di una star di Hollywood o di un cantante molto popolare. Parliamo di un anziano regista di teatro, tra l'altro assente da un po' (preseumibilmente a causa dei suoi problemi di salute). Quindi un personaggio semisconosciuto alla generazione del web 2.0, e che dubito vedremo imperversare nei stati di Facebook molto a lungo. Non mi aspettavo di dover scrivere queste righe, proprio dopo averlo ricordato, recentissimamente, ieri, mentre se ne andava, riflettendo sul suo modo di fare teatro e su determinate scelte, che oggi possono apparire forse scontate. Non ci avrei creduto, ricordando che, almeno in parte, per un certo periodo della mia vita, lo avevo detestato.

Diciamolo. La televisione non è stato di sicuro il suo palcoscenico preferito, ma dal pubblico della mia generazione è ricordato prima di ogni altra cosa per il suo bizzarro (e faraonico) adattamento teatrale dell'Orlando Furioso di Ludovico Ariosto. Spettacolo risultato da un adattamento del poeta Edoardo Sanguineti, che modificò i versi di Ariosto in modo che gli attori potessero recitarli in prima persona, e della mente teatrale “tecnologica” di Ronconi, avezzo già da allora a usare macchinari, carrucole e pannelli mobili per realizzare quelli che oggi chiameremmo “effetti speciali”. Non si può nascondere. L'Orlando Furioso portato in televisione (cinque puntate) era qualcosa di insostenibile. Inutile. Pomposo. Pretenzioso. Pare che il risultato fosse diverso in teatro (Ronconi realizzò lo spettacolo nel 1969 e lo portò in tourné molto a lungo, ma l'adattamento televisivo arrivò nel 1975), dove la manifestazione acquistava il valore aggiunto dell'happening, con il pubblico coinvolto nell'azione, a spingere macchinari, ad azionare strumenti che avrebbero fatto volare l'ippogrifo e così via. Un'alchimia da scienziato pazzo dell'arte scenica, con effetti magari non del tutto riusciti, ma che difficilmente si potevano ignorare per complessità e potenza.


Un esperimento (discutibile quanto si vuole) che rivisto oggi (in età adulta) non mancava di fascino, e che Ronconi in seguito ritentò, portando in scena un altro lavoro letterario (stavolta un romanzo moderno) e cioè Quer pasticciaccio brutto di via Merulana di Carlo Emilio Gadda.
Luca Ronconi, insomma, era un regista discusso e discutibile, ma cui sicuramente non difettava una personalità che si farà ricordare. Capace di osare, di giocare, di inventare... e di far recitare i versi di Ariosto a un'attrice del calibro di Edmonda Aldini.
Non è poco. Anzi, è una grande impronta.



giovedì 19 febbraio 2015

Al lavoro per salvare l'insegna di Altroquando


La spesa per recuperare l'insegna di famiglia... e la propria identità, si fa sentire. Ma ce la possiamo fare... with a little help from my friend... come piaceva dire a lui. Venite a trovarci il 27 Febbraio al Porco Rosso in via Casa Professa 1 alle 20,00. Guardate i film con noi e portatevi via un pezzetto di storia palermitana... perché ci sarà sempre un Altroquando, finché esistono passione, creatività, volontà di condividere e rispettosa collaborazione.



In questi giorni stiamo confezionando i memorabilia che saranno messi in vendita a prezzi popolari durante la serata dedicata alla proiezione dei Bat-corti. Avranno spazio le storiche cartoline, organizzate in due confezioni: card pubblicitarie dell'attività della fumetteria (per un totale di 10 cartoline, alcune delle quali con marchio Promocard) e un set di 30 cartoline che racchiude la maggior parte delle card relative ai primi due cicli di mostre che la nostra bottega ospitò tra la fine degli anni 90 e i primi 2000 con il titolo "Sguardi e Visioni". Saranno disponibili i bellissimi pieghevoli "Altroquando alla Scala" disegnati da Giuseppe Lo Bocchiaro, oggetti da collezione rimasti invenduti e altro ancora.

Al di là del ruolo commerciale, Altroquando di Salvatore Rizzuto Adelfio, oggi associazione culturale, lotta ancora per sopravvivere in una realtà arida come quella palermitana, e lo fa con rinnovato impegno, affinché il sogno di un'avventura basata sulle collaborazioni creative, l'impegno sociale e il piacere di produrre insieme cose belle, andando oltre il semplice smercio di fumetti... questo sogno così a lungo coltivato e nutrito dal nostro indimenticato fondatore, possa crescere ed espandersi. Non è neppure troppo strano che, scomparso prematuramente il titolare ed estinta la licenza della libreria dai suoi eredi diretti, a stringersi intorno a noi, risoluti a tenere alta la bandiera, siano stati, più che i consumatori abituali di fumetti, le realtà dei centri sociali, le associazioni culturali e per i diritti LGBT, i gruppi politici, e i laboratori di controcultura meno allineati.


E oggi, come allora, quando lo spettro della chiusura ci venne a trovare... per essere temporaneamente allontanato grazie alla solidarietà di tanti, oggi il recupero dei nostri vessilli storici (e del nostro nome, e della nostra storia) è una cosa che per noi... conta.
Perché a Palermo ci sarà sempre un Altroquando: e sarà sempre quello di Salvatore Rizzuto Adelfio.






domenica 15 febbraio 2015

Torna FanZinema, e parte la campagna di recupero per l'insegna di Altroquando


Altroquando-FanZinema è un appuntamento aperiodico in cui l'associazione culturale Altroquando propone rassegne di corti, mediometraggi e lungometraggi amatoriali e no profit, prevalentemente ispirati al mondo dei fumetti. Giunti alla terza edizione (le prime due hanno avuto luogo alla bibliofficina booq di Vicolo della Neve), la rassegna presentata al circolo Arci Porco Rosso, in via Casa Professa 1 a Palermo, il prossimo 27 Febbraio alle ore 20,00, è interamente dedicata al mondo di Batman, e consisterà nella proiezione di tre mediometraggi fanmade statunitensi, doppiati in italiano da volenterosi appassionati. Il trittico è composto da “Puppett Master”, ambientato nella stessa realtà delle pellicole cinematografiche dirette dal regista Christopher Nolan, “Paziente J”, film incentrato sul personaggio del Joker, e il seguito di quest'ultimo “Batman: Città Sfregiata” prodotti dalla crew americana Bat in the Sun.


La terza edizione di Altroquando-FanZinema, il cui ingresso è gratuito, è inoltre dedicata al progetto di recupero e restauro dell'insegna storica di Altroquando, prima libreria specializzata in fumetti fondata a Palermo da Salvatore Rizzuto Adelfio nel 1991, e diventata associazione culturale nel 2014. Nell'ambito del progetto di un museo del fumetto a Palermo che porti il nome di Salvatore Rizzuto Adelfio, l'associazione Altroquando metterà in vendita memorabilia legate all'esperienza della storica libreria-centro culturale e spazio di militanza LGBT, da sempre vicino ai centri sociali e alle forme antagoniste di espressione. Cartoline pubblicitarie, segnalibri, cartoline promozionali delle celebri mostre intitolate "Sguardi e Visioni", opere fotografiche dello stesso Rizzuto Adelfio e gadget vari saranno messi in vendita, a prezzi popolari, durante la serata dedicata alla proiezione e l'incasso destinato ai necessari lavori di falegnameria volti al recupero dell'insegna originale, disegnata da Salvo Gurgone, la cui proprietà registrata appartiene all'associazione Altroquando, e che per ragioni logistiche si trova attualmente ancora esposta nel vecchio locale di corso Vittorio Emanuele, oggi sede di un punto vendita Alastor. Una volta restaurata dall'artista che l'ha realizzata, l'insegna storica sarà destinata a occupare lo spazio che le spetta nel progetto di una futura biblioteca del fumetto a Palermo.



Un ringraziamento agli artisti del collettivo Pee Show per avere messo a disposizioni i loro lavori sull'Uomo Pipistrello. 



Ci vediamo il 27 Febbraio alle ore 20,00 presso Arci Porco Rosso in via Casa Professa 1 a Palermo, per vedere insieme qualche buon corto, mangiare, bere, e ricordare il passato affinché si possa costruire il futuro. Perché c'è sempre un altro quando. 

A Killing Joke - un corto di Claudio Di Biagio


Dopo l'exploit di Dylan Dog: Vittima degli eventi, mediometraggio dedicato all'indagatore dell'incubo di casa Bonelli grazie al supporto dei fans attraverso le dinamiche del crowdfunding, e molto dopo l'esperimento (interrotto) della web serie Freaks!, Claudio Di Biagio (Non aprite questo Tubo) continua sulla strada che ormai è dichiaratamente la sua via maestra. Affermare il suo talento di filmaker e l'abilità della crew che collabora alle sue opere. Ecco quindi arrivare su Youtube A Killing Joke, un corto (cortissimo) liberamente ispirato al celebre fumetto firmato da Alan Moore e Brian Bolland. Il breve video non pretende di adattare la trama dell'opera di Moore, ma si limita a inscenare tramite un montaggio espressivo e un ritmo incalzante la famosa “barzelletta” con cui il Joker, nel finale, suggerisce a Batman che dopotutto tra loro due non c'è molta differenza. Sono entrambi pazzi da legare. Ed così che il Joker ci viene mostrato. In ceppi, contenuto in una camicia di forza. E, a sprazzi, con la sua tenuta d'ordinanza, con tanto di papillon, per sottolineare l'atmosfera onirica e allucinata in cui il breve monologo è calato. Claudio Di Biagio stesso presta la sua mimica mefistofelica al protagonista, mentre la voce recitante è di Mattia Giuseppe Tassar. Il make up che trasforma Di Biagio nella nemesi dell'Uomo Pipistrello è invece opera di Francesco Sanseverino.



Che dire? Che si tratta di un esercizio di stile davvero egregio. Breve, com'è giusto che sia una prova tecnica. Tagliente, come la voce di Tassar, veramente bravo, e che buca il video con la presenza di Di Biagio che qui si mostra (a parer nostro) in una delle sue migliori performance. La sua fisionomia già di per sé giullaresca (e già abbondantemente sfruttata altrove, dando vita a personaggi beffardi al limite dell'urtante, vedi Freaks!) trova in questa prova fulminea la sua dimensione ideale. La “maschera” di Di Biagio è probabilmente fatta per sposare i make up che ne fanno risaltare i tratti sardonici, e non ci dispiacerebbe vedere in futuro altre prove come questa.

Un bel, piccolo lavoro che, senza particolari pretese, dà contezza dell'evoluzione tecnica della ciurma guidata da Di Biagio. Una chicca imperdibile per tutti i fans di Batman.

giovedì 12 febbraio 2015

Diaz, per non dimenticare


Il lancio di una bottiglia che si schianta per terra.
Così si apre “Diaz-don’t clean up this blood”, il film che documenta gli avvenimenti accaduti la notte del 21 luglio del 2001 durante il G8 di Genova. Quella notte rappresenta il culmine di una vera e propria guerriglia urbana fra i manifestanti e la polizia. Quella volta a Genova ci scappò anche il morto, Carlo Giuliani, colpito a morte dal proiettile di un giovane carabiniere, uno di quelli mandati lì per fare numero, per fare il lavoro sporco. Genova pullulava di questi giovani poliziotti e carabinieri, inesperti e spaventati.

Quella morte pesò come un macigno e costituì la miccia ad una sequela di azioni violente e distruttive. Genova fu ridotta in ginocchio. Black block e poliziotti si fronteggiavano costantemente, mentre nei palazzi i potenti della terra discutevano di temi mondiali e sorridevano all’indirizzo delle telecamere, fintamente ignari di quello che stava accadendo là fuori.
I fatti sono noti, e per l’appunto, dimenticati: sabato 21 luglio 2001, ultimo giorno di manifestazioni e scontri al G8 di Genova, poco prima di mezzanotte, centinaia di poliziotti fanno irruzione nel complesso scolastico A. Diaz adibito dai manifestanti a media-center, picchiano selvaggiamente e arrestano immotivatamente centinaia di ragazze e ragazzi, italiani e stranieri, inermi e colti nel sonno. Poi falsificano le prove riguardo presunti reati di resistenza e porto d’armi cercando di depistare le indagini.
Diaz è un pugno nello stomaco e come i pugni nello stomaco mozzano il respiro, tanto che ci metti un po’ prima di riuscire a parlare. La forza di quelle immagini è tale che non si può rimanere impassibili.
E’ necessario assimilare bene.

Diaz è un concentrato di violenze, di sangue, di accanimento ingiustificato.
Diaz è indignazione, cuore che palpita e voglia di menar pugni. Diaz è verità, una verità insabbiata a dire il vero, celata sotto strati di anni, polvere e menefreghismo. Invece è necessario che tutti guardino Diaz perchè quei fatti s’imprimano bene nella mente, affinchè non si dimentichi, non un’altra volta.

“Interruzione della democrazia”, così lo ha definito Amnesty International; però durante la proiezione continuavo a chiedermi, come è stato possibile avvallare una tale cosa? e perchè poi? per esporre un trofeo? Chi materialmente ha detto: sì, fatelo, assaltate la scuola e rasate al suolo tutto? è come se mancasse un tassello e non si sapesse dove andarlo a prendere, e poi, qual era l’intento del regista? farci odiare i poliziotti? sì, in effetti, un “leggerissimo” senso di ostilità sopraggiunge, ma poi, se ci riflettiamo, loro sono solo meri esecutori. Dov’era lo Stato in quel momento? Forse su questo aspetto il film difetta un po’, ma forse no, forse si voleva solo raccontare i fatti, così per come sono accaduti. Non vuole essere un film politico, ma un film di denuncia, ma intanto la sensazione che manchi qualcosa rimane.
Nonostante tutto, è un film che ha dei grandi pregi, anche stilistici, ma sopratutto è un documento quasi fedele (i fatti si basano sugli atti del processo) di quello che è successo quella notte alla scuola Diaz, e non è cosa da poco, siamo tanto abituati a vedere fatti realmente accaduti “sceneggiati” alla bell’emmeglio, che quasi ci stupiamo e ci domandiamo: ma quelle cose sono accadute davvero? sono accadute così per come lo vediamo? be’, sì, in questo caso sì.

[Articolo di Rosita Baiamonte, pubblicato anche su Abattoir.it]