sabato 27 dicembre 2014

Doctor Who: The Last Christmas


«Alien?! Esiste davvero un film dell'orrore intitolato "Alien"? E' offensivo! Non mi stupisce che tutti vi invadano!»

C'era una discreta attesa per "The Last Christmas", il primo speciale natalizio di Doctor Who con protagonista Peter Capaldi. Che dire? Per cominciare, che il colpo di scena finale farà sicuramente incazzare qualcuno. Che Steven Moffat è un prestigiatore dispettoso e come tutti i suoi colleghi, alla fine del numero, non spiega i trucchi. Che Doctor Who è una serie cinquantennale che deve la sua longevità all'intrinseca follia, alla sua assenza di logica solida, alle sue atmosfere surreali. Personalmente, ho adorato questo episodio, già definito "Babbo Natale incontra Alien". Peter Capaldi è ormai il Dottore a tutti gli effetti, e Nick Frost un Santa Claus mefistofelico e trasgressivo. Godibilissime le sue scaramucce verbali con il Doctor. Tra gli elfi, intravediamo anche l'ex Finn di Misfits, a suo agio con le orecchie a punta. E poi la tensione, la paura... e Clara. Si può dire quel che si vuole, ma Doctor Who è il trionfo della fantasia infantile che smette di interrogarsi e si riappropria del nostro io adulto. A volte facendocene vergognare un pochino, ma comunque coccolandoci, intrattenendoci. Una serie di citazioni, un ritmo indiavolato, l'ennesimo sberleffo di Moffat. E la battutta: «Come fai a far entrare i regali per tutti i bambini del mondo in una sola slitta?» «E' più grande all'interno!»


Una fiaba nerissima per giungere a un ottimismo indomabile. Quello del Dottore.
Dimenticavo... Il colpo di scena, il tradimento mediatico, quello che farà incazzare alcuni esegeti della serie... io l'ho adorato!


mercoledì 24 dicembre 2014

Buone Feste da Altroquando Palermo



E anche quest'anno ci tocca. Quella trappola che sono la rete, e so'prattutto i social network... prescindibile abitudine indispensabile, soppressore di freni inibitori, di educazione e di maturità... bruciatore di amicizie presunte, megafono di idiozie e tam tam di bufale cosmiche, divulgatore di ciarpame... che tuttavia accorcia distanze e rende possibili comunicazioni altrimenti impervie... Insomma... ci tocca augurare BUON NATALE a tutti. Compresi quelli che ci sfuggono, che non riusciremo a chiamare perché assediati da mille pensieri simili a zombi famelici. 




Il Natale è comunque uno spartiacque temporale. Un'ordalia: il momento critico in cui il bambino dentro di noi si dà un'occhiata allo specchio per stabilire quanto è in salute. Qualcuno tenta di ucciderlo. Qualcun altro lo ha già fatto. Qualcun altro ancora pensa ghignando di averlo già eliminato da tempo, e non sa di essere in suo potere e di portarlo scritto in fronte. Il Natale è un cimento, una prova da superare ogni anno. Si può provare a lasciarlo fuori dalla porta, a negarlo, a condannarlo e a irriderlo. Solo che il Natale è invincibile. Se ferito più volte, più volte si rialza. Sì, anche in questo caso come un morto vivente che non vuol saperne di finire sottoterra. Questo accade perché il fantasma del Natale (quello che in tanti chiamano "spirito natalizio") è un imprinting antico subito dalla maggior parte di noi. Se proviamo a negarlo per non sentirci bambini ci ritroviamo a essere bambini due volte, giacché il livore natalizio, alla lunga, risulta stucchevole e odioso quanto il suo esatto contrario: il commercio, il buonismo, le tradizioni familiari. Cerchiamo un modo alternativo, a noi consono, e superiamo questa annuale forca caudina. In pace, se non altro. Laddove possibile, affrontiamolo in modo indolore, e se ci riesce... piacevole. Lo auguro sinceramente... anche a quelli che avremo dimenticato, per premura o caos o altro. 

Un abbraccio da un Altroquando.



martedì 16 dicembre 2014

Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo


Trascorsi ben 4 anni tra teatro (Ammutta muddica) e spot televisivi per una famosissima azienda telefonica, Aldo, Giovanni & Giacomo tornano sul grande schermo con il loro ottavo lungometraggio: il quinto, diretto, sceneggiato e interpretato. Il Ricco, il Povero e il Maggiordomo. Una così lunga lontananza dal grande schermo che ha finito con l'amplificare ancor di più l'attesa nei confronti di questo ritorno al cine-panettone, evidentemente “deviato” proprio da quell'impianto comico pubblicitario che ha messo in luce il trio negli ultimi anni.

La storia, se vogliamo, è tragicomica, sebbene se nel film ci sia poco da ridere, quindi definirlo un film comico mi sembrerebbe fuori luogo. Si basa su un tema assai più che attuale, ma poco originale, ovvero il Fallimento, sempre piu comune in questi anni di crisi e catastrofi finanziarie.


Nel film è Giacomo (Poretti) lo sventurato che ha una moglie fascinosa, una megavilla con piscina, svariate Maserati e un fidato maggiordomo (Giovanni Storti) a ritrovarsi da un giorno all'altro senza il becco di un quattrino. Così, per un incauto investimento in Burundi, diventa povero senza fissa dimora, senza più auto e lussi. L'unico a non voltargli le spalle e a seguirlo in povertà è così il fidato maggiordomo. Durante una rocambolesca fuga dai vigili, impegnati a controllare le licenze degli ambulanti in un mercatino rionale, Aldo (Baglio) viene investito con l'auto dal "povero" e dal "maggiordomo", che dopo averlo soccorso gli propongono una ricompensa forfettaria per il risarcimento dei danni e lo portano nella villa, non ancora sequestrata, del neopovero Giacomo. Ma le cose degenerano perche' la megavilla e le auto di lì a poco vengono poste sotto sequestro.
Così, Aldo dal cuore d'oro, propone ai due sciagurati di trasferirsi nella sua umile casetta che divide assieme alla burbera mamma Calcedonia, interpretata in maniera encomiabile da Giuliana Lojodice,veterana attrice di teatro, la quale rappresenta il comparto femminile del film oltre a Francesca Neri (che interpreta Assia, un'addetta ai finanziamenti in banca) e Guadalupe Lancho (la focosa cameriera di Giacomo, innamoratissima del maggiordomo Giovanni). Mentre un ottimo Massimo Popolizio, reduce di Romanzo criminale (2005), veste i panni di un sacerdote .


Aldo Baglio, Giovanni Storti e Giacomo Poretti che in passato, dietro la macchina da presa e con le loro interpretazioni hanno sempre saputo deliziare ed accontentare tanto la critica quanto il pubblico con film come Tre uomini e una Gamba, Così è la vita, Chiedimi se sono felice e in parte anche Tu la conosci Claudia e il recente La Banda dei Babbi Natale, con quest'ultima fatica hanno perso smalto ed energie da veri mattatori, rompendo quasi un giocattolo che tante soddisfazioni aveva regalato al trio comico.


Nel film poche gag, ma sopratutto riciclate e di estrema imbecillità, al di sotto di tanti spot pubblicitari, banali e flebili nei contenuti. Il fulgore comico del trio si è notevolmente affievolito. La storia di Il ricco, il povero e il maggiordomo è avara di momenti riusciti, e sembra palese che i tre faticano a ripercorrere i fasti dei tempi migliori, mettendo in scena una pellicola lontana anni luce da quella travolgente comicità che li ha resi famosi. Sia la trama che gli schetch sono scopiazzati da diversi filoni di film anni 80 e 90 e molte gag sono debitrici della saga fantozziana. Non vorrei essere troppo drastico con questa critica, anche se del trio ho grande stima e a loro tre si vuol sempre bene. Ma a parte questo, la generosità di Aldo non riesce proprio a piacermi o catturarmi, e a dispetto del periodo natalizio che ci vorrebbe più buoni, non riuscirei manco per niente ad avere una parola di elogio per questa commedia che poteva essere, senza ombra di dubbio, piu incisiva e divertente.

Buona visione.


[Recensione di Salvo D'Apolito]