sabato 27 giugno 2015

Tre soldi... e una cartina tornasole



Palermo. Niente di nuovo (sostanzialmente) su questo fronte. Solo qualche foglia di fico (e ficus) in meno.

Che nell'ambito dei posteggiatori abusivi, gli operatori del settore siano diventati (quasi) tutti di colore, è un dato statistico che si era notato ed è già oggetto di discussione. La cosa però va oltre la categoria posteggiatori (e qui scopro l'acqua calda). Un tempo, a Palermo, chi ti chiedeva l'elemosina era prevalentemente (se non sempre) un autoctono. Adesso sono quasi esclusivamente neri (e siamo a un passo dal togliere il quasi). La domanda inquietante è: che fine ha fatto la legione di mendicanti locali che mi ha tenuto compagnia per gran parte della vita? 

Che dietro alla questua in città ci fosse sempre stato un racket alla Mr. Peachum (giusto per buttarla in poesia, citando Bertolt Brecht) era un mistero solo per i più ingenui. Ma oggi, un velo è caduto. Non è più possibile nascondere il meccanismo evolutivo di questo bussiness, e il fenomeno è diventato drammaticamente evidente. In un modo che ha del grottesco.


Se prima potevamo non pensarci, oggi non è più così. Qui arriva la battuta politicamente scorretta. Il colore della pelle (cambiato) dei mendicanti attuali, è come una cartina di tornasole che denuncia la presenza della componente acida nel composto chimico. E cioè che questa povera gente (immigrata) è molto più vulnerabile, manipolabile, sfruttabile, da parte della criminalità organizzata locale (e meno male che in tanti hanno paura di chi arriva dall'esterno). E il loro utilizzo pratico come manovalanza sul territorio mi ricorda (oltre a spezzarmi il cuore due volte, perché essendo in ristrettezze economiche gravi, non posso aiutare nessuno come vorrei) che se pure dono qualcosa, lo dono alla cassa di un'organizzazione criminale, del quale il soggetto che ho di fronte non vedrà quasi nulla. L'allarme migranti è come un incantesimo che sta lasciando senza veli tutte le miserie del nostro paese e del nostro quotidiano. Del nostro sentire e della nostra cordardia. Quando scegliamo quale anello (debole) della catena usare come caprio espiatorio per le nostre frustrazioni.


mercoledì 24 giugno 2015

CASSONETTI... e quanta roba viene fuori!


E' con piacere che stiamo ricevendo da più parti richieste anche sui vecchi numeri del CASSONETTO. Parliamo dei primissimi prodotti da Altroquando con Salvatore al timone, quelli fotocopiati. Più gente vorrebbe poterli conoscere anche se solo in formato elettronico. Beh, stiamo facendo di tutto per accontentarvi. La caccia al tesoro è già partita. Ma la cosa che fa più piacere è che l'estro di Salvatore Rizzuto Adelfio, la sua spontaneità e le sue iniziative, non sono scomparse. Continuano invece a tornare, rigenerate in una nuova forma. Quando ho pensato di lanciare un "revival" del CASSONETTO non mi aspettavo una risposta così entusiasta. Qualcosa deve significare. Come che le forme di creatività e di collaborazione più spontanee (al di là delle tante fiere, dei tanti eventi blasonati) continuano a vivere sotto le ceneri, e aspettano solo che qualcuno abbia il coraggio di soffiarci su.

Grazie per questa bella risposta. Ora e sempre resistenza. Per Salvatore, per Altroquando, per noi e per la nostra Palermo. Nel frattempo, vi ricordiamo che per i non siciliani il CASSONETTO DEL NUOVO CORSO è scaricabile in formato pdf da questo link Mediafire. Se siete interessati, e se ne avete i mezzi, sentitevi autorizzati a stamparlo a vostra volta e magari a diffonderlo ulteriormente. E' un magazine del tutto gratuito, nato per condividere energie creative e ispirarne di nuove.

P.S. Cellule di Altroquando vanno sorgendo anche in altre città di Italia. E ne siamo felicissimi.

Il CASSONETTO DEL NUOVO CORSO 
può essere ritirato GRATUITAMENTE presso le seguenti attività:


- Libreria del Mare, via Cala 50 Palermo
- Libreria Easy Reader, via Alessandro Paternostro 71 Palermo
- Circolo Arci Porco Rosso, via Casa Professa 1 Palermo
- Malox, Piazzetta della Canna 8 Palermo

- Mad in Ballarò - B&B and Design, via del Ponticello 49, Palermo
- Quir Fattoamano, via del Ponticello 55, Palermo
- Spinno, via Marche 12/14 Palermo

Altroquando NON E' PIU' una fumetteria e NON E' IN CORSO VITTORIO

Prendiamo spunto dall'ennesimo qui pro quo su Facebook per comunicarlo ancora una volta.

La fumetteria ALTROQUANDO a Palermo HA CHIUSO DUE ANNI FA, dopo la scomparsa del suo titolare. In corso Vittorio Emanuele a Palermo c'è un'altra attività con una licenza tutta sua (la licenza di Salvatore non è mai stata venduta) e un suo nome (anche se ancora senza insegna, dal momento che il logo Altroquando è proprietà della nostra associazione, ragione per cui l'insegna è stata fatta rimuovere). 

Non può esserci Altroquando senza Salvatore o qualcuno che ha lavorato a stretto contatto con lui motivato a portarne avanti le istanze e il pensiero.

Non può esserci Altroquando senza impegno civile e divulgazione della cultura LGBT.

Non può esserci Altroquando senza relazioni con le realtà sociali cittadine e l'ibridazione delle forme espressive.

Non può esserci Altroquando senza il diritto legale di usare nome e logo.

Può esserci solo un posto (affittabile a chiunque) dove si vendono e acquistano fumetti. Massimo rispetto. Ma non è Altroquando. Per favore, fatevene una ragione e smettetela di interpellarci a sproposito.

Vi preghiamo di notarlo e comportarvi di conseguenza. Per noi non è mai piacevole essere costretti a fare questa puntualizzazione. La Storia ha una sua importanza. E se non sapete chi era Salvatore Rizzuto Adelfio, che cosa ha fatto per Palermo, e che non era un semplice libraio, e che la sua attività era molto più articolata... beh, dovreste documentarvi. Ma per cominciare date a Cesare quel che è di Cesare... e non mischiate tra loro cose che non c'entrano niente. 

Grazie.

martedì 23 giugno 2015

Il Cassonetto del Nuovo Corso


Il Cassonetto di Altroquando era una... fanzine (le chiamavamo così, ricordate?). Un magazine aperiodico, ideato dal nostro fondatore Salvatore Rizzuto Adelfio, che riuniva la creatività spontanea di menti propositive, capaci ancora di sognare, sperare, collaborare. Il nuovo Cassonetto pur nella sua diversità, conserva questo spirito, ma dando spazio e voce alle realtà sociali della nostra Palermo. Un immenso GRAZIE a Leo Ortolani per la bellissima immagine inedita donata per la nostra copertina.

Il CASSONETTO DEL NUOVO CORSO 
può essere ritirato GRATUITAMENTE presso le seguenti attività:


- Libreria del Mare, via Cala 50 Palermo
- Libreria Easy Reader, via Alessandro Paternostro 71 Palermo
- Circolo Arci Porco Rosso, via Casa Professa 1 Palermo
- Malox, Piazzetta della Canna 8 Palermo

- Mad in Ballarò B&B and Design, via del Ponticello 49, Palermo
- Quir Fattoamano, via del Ponticello 55, Palermo
- Spinno, in via Marche 12/14 Palermo
- Tuttomusica, in Viale delle Alpi 95a Palermo   
- Games Academy, via Narciso Cozzo 22A Palermo
- TMO - Teatro Mediterraneo Occupato, Via Martin Luther King (spazio Fiera) Palermo
- Associazione Culturale Mutazioni, Via Gioacchino Di Marzo 43 Palermo




domenica 21 giugno 2015

Dylan Dog o dell'immaginario panico (su Calaméo)


Di tempo ne è passato. E Dylan Dog è entrato nella sua tanto discussa "Fase 2". Qui proponiamo un passo indietro. Uno di quelli che si fanno davanti ai quadri per poter vedere meglio e cogliere tutti i dettagli. Correva il 1993. Il sottoscritto frequentava l'università e il corso di diploma universitario in giornalismo (istituito presso la facoltà di Magistero, non ancora ribattezzato Scienza della Formazione) muoveva i primi timidi passi, prima di trasformarsi in un corso ben più lungo ed elaborato: quello in Scienze della Comunicazione. Ciò non toglie che fosse possibile divertirsi. Soprattutto con le materie sociologiche, se affidate a docenti anticonvenzionali e aperti come la duttile e preparata professoressa Pina Lalli. Fu così che iniziò il mio cammino di analisi sociale dei fumetti. Una relazione che qualcuno a suo tempo si offrì (in modo vano) di pubblicare, e che oggi Calaméo vi mette comodamente a disposizione. Questo è quanto pensavo e scrivevo negli anni novanta a proposito dell'indagatore dell'incubo. Questo è quanto discussi in sede di esame di Sociologia della Comunicazione. E questo è quello che ha portato al recente video (che affronta anche le recenti evoluzioni del personaggio) sul canale Youtube di Altroquando.
Buona lettura, Giuda ballerino!





Un disegno per Ahmed #4


Contributo di Gianluca Manna



venerdì 19 giugno 2015

Verso il Palermo Pride 2015



Ci siamo anche quest'anno. L'onda Pride, l'Human Pride, come quest'anno sta venendo lanciato, torna ancora una volta nella nostra città. Palermo, una città per molti versi irredimibile. Una città che vuole cambiare. Una città che non vuole saperne di cambiare nella stessa identica misura in cui sogna il cambiamento. Una città che sta cambiando (in meglio, in peggio?) a prescindere dalle sue intenzioni e dai suoi progetti. Ogni anno le medesime polemiche, stavolta incrudelite dall'aberrante mistificazione progandistica sulla teoria gender. Le solite nenie anche da parte dei gay incravattati contro la "fottuta carnevalata" (come se il Pride non fosse anche un'espressione festiva, né più né meno del vero e proprio carnevale, della festa patronale del Festino e dell'acquisito, commercialmente imposto Halloween, ma senza le medesime motivazioni politiche e storiche). Di transessuali e drag queen, che "danneggerebbero" la causa con i loro lustrini, dimenticando che il movimento per i diritti LGBT è nato proprio dalla resistenza di questi soggetti e non dagli omosessuali più omologati e nascosti. Del resto... come scrive Zerocalcare nella sua "Città del decoro", in un contesto differente, ma universalmente graffiante: «...ce ne sono di bravi, che se ne stanno nascosti nelle fogne, come le Tartarughe Ninja. Non come questi, che si fanno vedere...»
E ci risiamo. Ci risiamo con le manifestazioni, con le rivendicazioni, con le polemiche.


L'importante è esserci. Farsi sentire.
Detto questo. Ormai è un rito. Altroquando c'era sin dal primo, funambolico e riuscitissimo Pride palermitano. Sin dall'inizio ha contestato il logo. Inascoltato. Ogni anno abbiamo riproposto la nostra pacifica polemica, e proposto un logo alternativo, ma sostanzialmente simile: un fiore fucsia. Oggi, in alcuni casi, anche quello ufficiale è stato per certi versi ingentilito, ma non basta ancora. La prematura scomparsa, due anni fa, di Salvatore Rizzuto Adelfio, nostro fondatore, non mette fine alla nostra posizione. Che riproponiamo come ogni anno, ormai uguale, pertinace. Perché non è solo questione di logo. Ma di incapacità di cambiare. Cosa che per un Pride (che appoggiamo comunque) a noi appare un controsenso. Quella Star of Life (simbolo internazionale dei paramedici, sfoggiato in tinta fucsia dalle associazioni paramediche femminili statunitensi) che nessuno (o comunque in pochi) sembrano percepire come qualcosa di esteticamente e contenutisticamente fuori luogo. Per coerenza, in memoria di Salvatore Rizzuto Adelfio e di un argomento sul quale non riuscì a farsi ascoltare, riproponiamo anche quest'anno l'ormai vecchia riflessione. Consapevoli di essere perdenti davanti alla maggioranza. Consapevoli di dover continuare (è il Pride, accidenti!) orgogliosi della nostra differenza.



Il logo del Palermo Pride (praticamente identico a un simbolo internazionale legato ai frangenti più spiacevoli della vita, la Paramedic Cross) è soltanto un campanello d'allarme. La nostra scelta di modificarne la sagoma è stata dettata solo dalla volontà di essere presenti con una “controfigura” che possa aprire un nuovo dialogo per i Pride futuri. Infatti, non possiamo nascondere che il Palermo Pride (bellissima novità cittadina degli ultimi anni) ha una struttura mediatica che non ci persuade. E' l'unico Pride in tutto il mondo ad avere (e a conservare in modo pertinace) un logo (peraltro semanticamente sbagliato) sempre uguale e immutabile, laddove tutte le altre città ne producono uno nuovo ogni anno.

Nato (lo sappiamo bene) con l'intento di essere un Pride fortemente politicizzato e inclusivo, quello di Palermo si è presto lasciato sedurre dalle sirene del facile consenso popolare, e il suo logo è diventato una sorta di brand commerciale, difeso ossessivamente ed esibito da tanti con la stessa passione con cui altrove si sfoggia il logo della Nike. Eppure il Pride LGBT dovrebbe essere la manifestazione-festa anticonformista per eccellenza, mutevole e in continuo sviluppo. Invece ci ostiniamo a sventolare e a dipingere sulle nostre facce, ogni anno, lo stesso identico simbolo. Forse per il bisogno ancestrale di sentirsi parte di un clan, di una crew. Pulsioni che richiamano alla mente il tipico provincialismo del nostro Sud, sempre ansioso di distinguersi, ma - sembrerebbe - non di maturare davvero. Il Pride dovrebbe simboleggiare un valore liberatorio con un milione di facce, e proprio per questo, in quanto politicamente caratterizzato, dovrebbe tendere ad andare controcorrente e non ostinarsi a sguazzare in un ripetitivo trend. Bocciare sul nascere la proposta di organizzare un concorso contest per le scuole d'arte di Palermo, alla ricerca di un nuovo logo da adottare di anno in anno (diventando, nello stesso tempo, presenti presso realtà accademiche dove di norma gli argomenti LGBT non esistono) ha lasciato il posto alla facile sbornia dell'omologazione.


Altroquando di Salvatore Rizzuto Adelfio è ancora qui, e marcerà con il Palermo Pride come già negli anni passati. Con le sue ragioni, i suoi dissensi, la sua collaborazione.
Buon Pride 2015 , e buone riflessioni, a tutti e tutte.