martedì 27 maggio 2014
lunedì 26 maggio 2014
Linea 103: Soste impreviste
Palermo, linea 103. Come al solito, al
capolinea, in attesa di partire.
«Ma quanto tempo ci metti? Li fai
dal parrucchiere?»
«Oh! Iu aiu fami!»
Ma no, torniamo indietro di un minuto e
procediamo con ordine.
Che questo bus (che fa un percorso
tortuoso e poco frequentato dagli utenti, ma comunque utilissimo) sia
una linea “oltre i confini della realtà”, l'ho affermato più
volte. E' una porta oltrepassata la quale si accede a uno spazio dove
la logica cede il passo al surreale più devastante, dove non
esistono regole, dove i freni inibitori cadono... e come tutte le
figure mitologiche non è facile da acchiappare, se ci si lascia
sfuggire l'ora magica.
Altra figura caratteristica della linea103 di Palermo sono i famigerati grilli sparlanti. Ho parlato
ripetutamente
anche di loro. Folletti, gnomi, e soprattutto troll,
che infestano come mosche lo spazio vicino a quello dell'autista (con
il quale hanno un'evidente confidenza e affinità) dissertando del
più e del meno a un volume vocale che spesso non ha niente da
invidiare a un martello pneumatico.
Insomma, la sensazione, per il
cittadino medio che prende il bus, è quella di essersi avventurato
per errore in un salotto estraneo, dove un gruppo di amici, vitelloni
e disinibiti a prescindere dall'età anagrafica, fanno fragorosa
comunella, con inossidabile solidarietà al derelitto compare che ha
la sventura di lavorare conducendo una linea pubblica attraverso la
città.
Tutto questo è il canovaccio di base.
Il teatrino dei troll su ruote apre il sipario prevalentemente il
pomeriggio, e il viaggiatore (condannato innocente all'ascolto
forzato di tali armonie) una volta giunto a destinazione, si trovetrà
erudito su una quantità di dettagli personali che non gli
competevano né interessavano affatto.
Poi, beh... ci sono le eccellenze.
Il colpo di teatro.
Il virtuosismo.
Il capolavoro, insomma!
...l'episodio che più di altri ti rode
il culo, e ti fa chiedere a chi potresti fare ingoiare il costoso
abbonamento ai mezzi pubblici che conservi in tasca.
Vettura praticamente vuota, come quasi
sempre alle 18 del pomeriggio. Ad attendere la partenza del bus: il
sottoscritto e una ragazza di colore. L'autista sale ridendo in
compagnia di ben tre esuberanti compari che – per gli abitué è
subito chiaro – faranno tutto il tragitto con lui. Non perde tempo,
e senza troppi complimenti si rivolge alla ragazza nera.
«Ma li fai da sola... o dal
parrucchiere?»
Si riferisce alla pettinatura rasta, a
treccioline fittissime, tipiche di alcune etnie di origine africana.
In effetti sono spettacolari. La ragazza risponde velocemente che no,
li intreccia da sola, e che la procedura è meno lunga di quanto
possa sembrare. L'autista sembra seriamente interessato. Il più
anziano dei suoi amici (quello che sembra più composto) afferma che
la pettinatura della giovane è un'opera d'arte. Se non altro, il
nonno è galante. L'autista rilancia.
«Ma quando fai lo shampoo li tieni
sempre così?»
La ragazza conferma.
«Sta' attenta, stai. Così ti
restano tutti bagnati dentro le trecce. Male ti fa! E' così che
viene l'artrosi cervicale. Accura!»
Ripete questa sentenza un paio di
volte. Quindi, esaurito il paternalismo, si mette al volante e la
vettura parte tra urla e sghignazzi. Cerco di rilassarmi, seduto al
mio posto, guardo fuori dal finestrino e ripasso mentalmente le cose
che dovrò fare una volta sceso dal bus. D'un tratto, ecco che la
vettura si ferma, nel bel mezzo della strada, lontanissima da
qualunque fermata.
«Picchì ti frmasti?»
«L'amico 'cca avi pitittu!»
La bussola davanti si apre. Uno dei
troll scende, gira intorno alla vettura e s'incammina neanche troppo
speditamente verso un panificio dall'altra parte della strada.
«Dicia ca scunucchiava du pitittu!»
Guardo l'orologio mentre i minuti
passano. La vettura è ferma sul lato di una strada trafficata.
Simili a fantasmi sfuggenti, mi attraversano la mente chimere come il
famigerato “non parlare al conducente” e il divieto di scendere
fuori fermata. I minuti passano. Non molti. Ma abbastanza, per me che
ho premura, per me che ho pagato la corsa. Nell'attesa che l'amico
abbia fatto la sua spesa personale, autista e troll rimasti
continuano i loro ragionamenti e le loro risate. Che c'è di strano?
In fondo è il soggiorno di casa loro. Io e la ragazza con
l'acconciatura a treccine restiamo seduti. Non abbiamo necessità di
acquistare il pane. Né le sigarette o altro. E neppure di fare pipì.
Speriamo solo di arrivare a destinazione, quindi non possiamo fare
altro che stare seduti ad aspettare. Finalmente il troll ca
scunucchiava du pitittu torna con una busta piena di pane. Cosa
strana, non ne mangia neppure un pezzetto. Si sarà strafogato di
qualcosa dentro il panificio? Non è impossibile. Il tempo non gli
sarebbe mancato.
E alla fine la vettura riparte. Verso
nuove avventure. Nuovi spettacoli palermitani. Alla scoperta di
strani, nuovi mondi. E di quella cosa aliena chiamata civiltà.
domenica 25 maggio 2014
venerdì 23 maggio 2014
martedì 20 maggio 2014
Lùmina, genesi di un universo
L'emozione si fece energia, e l'energia
generò l'atmosfera. L'atsmosfera produsse presto miliardi
di microrganismi, e dal nulla si manifestò un demiurgo indifferente
a etiche o religioni, ma interessato unicamente alla creazione di una
storia. La storia del pianeta Lùmina e di quanto, pian piano lo
andava circondando, definendo un universo sempre più ampio. Una
storia vestita di sei colori dell'iride, che cresce per abbracciare
ogni confine, qualora esistessero, di quell'entità multiforme che è
la fantasia.
Lùmina è un progetto
fumettistico sperimentale elaborato da Emanuele Tenderini e Linda
Cavallini, e attualmente affidato alle dinamiche del crowdfunding,
con l'obiettivo di realizzare un titolo del tutto indipendente e
libero dalle consuete, ingombranti influenze di mercato. Non a caso,
il progetto di Linda e Emanuele non ha trovato ascolto tra le
principali case editrici italiane, né ha avuto più fortuna in
Francia. Forse
perché troppo nuovo, o complesso, o comunque fuori dagli schemi
precostituiti perché possa facilmente trovare casa in un mercato
mosso della sola logica del profitto. L'esperimento
si prefigge la realizzazione di un fumetto dal comparto
grafico
raffinata e insolito
che sommi elementi narrativi mutuati da un immaginario vasto e
variegato senza
limiti mediatici.
Il mondo degli anime, con particolare attenzione all'estetica di
Hayao Miyazaki,
ma anche i
videogiochi più elaborati e all'avanguardia. Progetto editoriale
ambizioso, che ignora i meccanismi commerciali del fumetto popolare
per guardare a una visione artistica più matura e complessa.
Qualcosa,
insomma, che possa definirsi anche ricerca
artistica.
La tecnica utilizzata (e creata dagli stessi autori) è stata battezzata Hyperflat. Palese omaggio alla tecnica Superflat (super piatto) dello scultore e pittore giapponese Takashi Murakami che integra, per l'appunto, svariati stili dell'arte nipponica, dalle immagini della cultura tradizionale al pop, fino ad arrivare ai celebratissimi anime. L'Hyperflat sperimentato da Emanuele e Linda consiste invece in un particolare uso di Photoshop e nella sovrapposizione di differenti livelli di colore per arrivare a generare l'illusione di una pittura su tela. Il lavoro è in esacromia, altra scelta ambiziosa, in quanto questa specifica tecnica di colorazione, di norma, è riservata a stampe non convenzionali, di solito cataloghi d'arte, e di sicuro estranea (almeno fino ad oggi) al mondo delle storie a fumetti.
Principale punto di forza di Lùmina,
quindi, parrebbe essere il suo particolare approccio figurativo.
L'avventura narrata parlerà di due fratelli, di un lungo viaggio
attraverso scenari fantastici e incantevoli, e di numerosi personaggi
che arricchiranno il panorama di corpi, luci e suggestioni. Dai video
che i due autori hanno iniziato a condividere su Youtube (alcuni dei
veri e propri trailer dell'opera), scopriamo un mondo in continua
espansione, e una genìa di creature che attingono a più archetipi,
mixando il senso del fantastico orientale con la cultura pop
statunitense, ma anche a certa narrativa fiabesca e a tanti altri
archetipi (narrativi e iconografici) di origine svariata. Si dice che
ogni creazione non nasce mai dal nulla, ma dal caos. Linda Cavallini
e Emanuele Tenderini sembrano avere abbracciato questo insegnamento,
e per prima cosa hanno fabbricato un gigantesco imbuto in cui
l'immaginario collettivo più acceso viene versato e filtrato,
generando un rebis filosofale mai visto che confida, ormai, solo
nell'appoggio del pubblico per poter finalmente brillare. La cifra
che ci si propone di raggiungere è di 44.000 euro, e nel momento in
cui scriviamo la cifra raggiunta è di 23,069 euro. Il sito di
crowdfunding scelto per il progetto è Indiegogo, e tutte le
offerte sono benvenute, anche le più modeste per le tasche meno
abbienti.
Questa è la storia della genesi del pianeta Lùmina. Una genesi in cui i lettori stessi sono chiamati a contribuire. Un esperimento fuori dal comune, certamente bizzarro e coraggioso, che rappresenta una novità nel panorama fumettistico italiano. Sarebbe un peccato ignorarlo. Auguriamo a Lùmina e ai suoi cretori di spiccare il volo, magari con il sostegno di tutti noi.
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domenica 18 maggio 2014
Verso il Palermo Pride 2014 (...e Altroquando è ancora qui)
2014: nella nostra Palermo torna il
Pride, per il quinto anno di seguito, dopo il partecipatissimo evento
nazionale dello scorso 2013. Festa che ricorda il primo atto di
dignità e ribellione del popolo lgbt avvenuta nel locale americano
Stonewall, nel 1969. Manifestazione politica, volta a compattare le
diversità e a sottolinearne il valore, nella costante rivendicazione
di diritti fondamentali, ancora ignorati se non calpestati in Italia
come in altri paesi, in un insensato braccio di ferro con un
progresso civile che sembra invece riguardare altre aree del mondo.
Il Pride torna ancora una volta a
Palermo, quindi, e sarebbe ingenuo non attendersi il consueto codazzo
di polemiche, detrazioni, provocazioni. Noi di Altroquando (un tempo
fumetteria sul Cassaro, oggi associazione culturale volta a integrare
il mondo fumettistico con contenuti sociali tra cui l'identità lgbt)
saremo anche stavolta in strada, a marciare con tutti gli altri, a
contribuire, nel nostro piccolo, alla buona riuscita di un evento che
ha sia la funzione di una festa, sia di un atto politico, sia di un
termometro dello stato di salute di una democrazia. Il Pride è (o
dovrebbe essere) anche strumento di maturazione, confronto, volto a
sdoganare, con la sua ciclicità, più realtà umane solitamente
sommerse nel corso dell'anno.
Sin dal 2010, noi di Altroquando ci
siamo distinti per una pacifica polemica con il Pride di Palermo.
Quello riguardante il simbolo scelto. Quell'asterisco troppo simile
(identico!) alla Star of Life, logo internazionale dei paramedici,
colorato di rosa dalle associazioni paramediche femminili statunitensi (e oggetto di fitto merchandising). La sovrapposizione tra un
simbolo che da decenni è associato al mondo della sanità ci ha
sempre dato un certo fastidio, e le cose – in cinque anni – non
sono cambiate. Sono, forse, peggiorate, ed è per questo, che per
essere presenti, anche oggi, come già nello scorso 2013, adotteremo
una “controfigura” dell'asterisco scelto dal collettivo che
organizza il Palermo Pride. Un asterisco con il medesimo colore, il
medesimo numero di punte, ma differente nella sua sagoma. Chi ha
pensato che la polemica si estinguesse con l'assenza nel nostro
fondatore, il compianto Salvatore Rizzuto Adelfio, si sbagliava.
Siamo ancora qui, con la nostra opinione “inutile” (come in tanti
hanno voluto definirla) e continueremo a ricordarla Pride dopo Pride.
Francamente, non ci soddisfa sentirci dire che l'asterisco che noi
non apprezziamo è applaudito dalle masse. Ce ne strasbattiamo che
qualcuno lo ha proiettato sulla facciata della cattedrale. Avrebbe
fatto lo stesso con la Pukka se questa fosse stata adottata come simbolo del Palermo Pride. Inoltre, ricordiamoci che in Italia migliaia di persone
continuano a sostenere Sivlio Berlusconi nonostante tutto. Migliaia
di persone acquistano i dischi di Gigi D'Alessio. Migliaia di persone
fanno sbancare al botteghino i cinepanettoni con Boldi e De Sica, e
migliaia di persone visualizzano su Youtube i video di Rosario Muniz.
Pertanto, da soggetti abituati a fare della politica il loro
mestiere, gradiremmo delle argomentazioni un po' più articolate del
banale “viva cu vince!”. Ci spiace, non consideriamo la
voce del popolo come la voce di dio. Ma andiamo oltre. Riteniamo la
polemica sulla forma dell'asterisco ormai consumata alla luce di un
altro fatto, a nostro parere più grave. Ed è questo secondo punto
(per noi, oggi, divenuto il primo) che intendiamo portare avanti. Per
questo riproponiamo, senza cambiare una virgola, un intero paragrafo
del nostro post dell'anno scorso. Ormai una lettera aperta a chi cura
il Palermo Pride e alla città tutta.
Il
logo (praticamente identico a un simbolo internazionale legato ai
frangenti più spiacevoli della vita) è soltanto un campanello
d'allarme. La nostra scelta
di modificarne la sagoma è stata dettata solo dalla volontà di
essere presenti con una “controfigura” che possa aprire un nuovo
dialogo per i Pride futuri. Infatti, non possiamo nascondere che il
Palermo Pride (bellissima novità cittadina degli ultimi anni) ha una
struttura mediatica che non ci persuade. E' l'unico Pride in tutto il
mondo ad avere (e a conservare in modo pertinace) un logo (peraltro
semanticamente sbagliato) sempre uguale e immutabile, laddove tutte
le altre città ne producono uno nuovo ogni anno.
Nato
(lo sappiamo bene) con l'intento di essere un Pride fortemente
politicizzato e inclusivo, quello di Palermo si è presto lasciato
sedurre dalle sirene del facile consenso popolare, e il suo logo è
diventato una sorta di brand commerciale, difeso ossessivamente ed
esibito da tanti con la stessa passione con cui altrove si sfoggia il
logo della Nike. Eppure il Pride LGBT dovrebbe essere la
manifestazione-festa anticonformista per eccellenza, mutevole e in
continuo sviluppo. Invece ci ostiniamo a sventolare e a dipingere
sulle nostre facce, ogni anno, lo stesso identico simbolo. Forse per
il bisogno ancestrale di sentirsi parte di un clan, di una crew.
Pulsioni che richiamano alla mente il tipico provincialismo del
nostro Sud, sempre ansioso di distinguersi, ma - sembrerebbe - non di
maturare davvero. Il Pride dovrebbe simboleggiare un valore
liberatorio con un milione di facce, e proprio per questo, in quanto
politicamente caratterizzato, dovrebbe tendere ad andare
controcorrente e non ostinarsi a sguazzare in un ripetitivo trend.
Bocciare sul nascere la proposta di organizzare un concorso contest
per le scuole d'arte di Palermo, alla ricerca di un nuovo logo da
adottare di anno in anno (diventando, nello stesso tempo, presenti
presso realtà accademiche dove di norma gli argomenti LGBT non
esistono) ha lasciato il posto alla facile sbornia dell'omologazione.
Quel
che vorremmo vedere, è la forza di un cambiamento, il coraggio di
andare oltre, la possibilità di interagire con realtà finora
escluse.
Detto
questo, viva il Pride. Buon lavoro a tutti gli operatori. E come in
tutti gli anni passati, ci si vede in piazza.
mercoledì 14 maggio 2014
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