domenica 18 maggio 2014

Verso il Palermo Pride 2014 (...e Altroquando è ancora qui)


2014: nella nostra Palermo torna il Pride, per il quinto anno di seguito, dopo il partecipatissimo evento nazionale dello scorso 2013. Festa che ricorda il primo atto di dignità e ribellione del popolo lgbt avvenuta nel locale americano Stonewall, nel 1969. Manifestazione politica, volta a compattare le diversità e a sottolinearne il valore, nella costante rivendicazione di diritti fondamentali, ancora ignorati se non calpestati in Italia come in altri paesi, in un insensato braccio di ferro con un progresso civile che sembra invece riguardare altre aree del mondo.


Il Pride torna ancora una volta a Palermo, quindi, e sarebbe ingenuo non attendersi il consueto codazzo di polemiche, detrazioni, provocazioni. Noi di Altroquando (un tempo fumetteria sul Cassaro, oggi associazione culturale volta a integrare il mondo fumettistico con contenuti sociali tra cui l'identità lgbt) saremo anche stavolta in strada, a marciare con tutti gli altri, a contribuire, nel nostro piccolo, alla buona riuscita di un evento che ha sia la funzione di una festa, sia di un atto politico, sia di un termometro dello stato di salute di una democrazia. Il Pride è (o dovrebbe essere) anche strumento di maturazione, confronto, volto a sdoganare, con la sua ciclicità, più realtà umane solitamente sommerse nel corso dell'anno.

 

Sin dal 2010, noi di Altroquando ci siamo distinti per una pacifica polemica con il Pride di Palermo. Quello riguardante il simbolo scelto. Quell'asterisco troppo simile (identico!) alla Star of Life, logo internazionale dei paramedici, colorato di rosa dalle associazioni paramediche femminili statunitensi (e oggetto di fitto merchandising). La sovrapposizione tra un simbolo che da decenni è associato al mondo della sanità ci ha sempre dato un certo fastidio, e le cose – in cinque anni – non sono cambiate. Sono, forse, peggiorate, ed è per questo, che per essere presenti, anche oggi, come già nello scorso 2013, adotteremo una “controfigura” dell'asterisco scelto dal collettivo che organizza il Palermo Pride. Un asterisco con il medesimo colore, il medesimo numero di punte, ma differente nella sua sagoma. Chi ha pensato che la polemica si estinguesse con l'assenza nel nostro fondatore, il compianto Salvatore Rizzuto Adelfio, si sbagliava. Siamo ancora qui, con la nostra opinione “inutile” (come in tanti hanno voluto definirla) e continueremo a ricordarla Pride dopo Pride. Francamente, non ci soddisfa sentirci dire che l'asterisco che noi non apprezziamo è applaudito dalle masse. Ce ne strasbattiamo che qualcuno lo ha proiettato sulla facciata della cattedrale. Avrebbe fatto lo stesso con la Pukka se questa fosse stata adottata come simbolo del Palermo Pride. Inoltre, ricordiamoci che in Italia migliaia di persone continuano a sostenere Sivlio Berlusconi nonostante tutto. Migliaia di persone acquistano i dischi di Gigi D'Alessio. Migliaia di persone fanno sbancare al botteghino i cinepanettoni con Boldi e De Sica, e migliaia di persone visualizzano su Youtube i video di Rosario Muniz. Pertanto, da soggetti abituati a fare della politica il loro mestiere, gradiremmo delle argomentazioni un po' più articolate del banale “viva cu vince!”. Ci spiace, non consideriamo la voce del popolo come la voce di dio. Ma andiamo oltre. Riteniamo la polemica sulla forma dell'asterisco ormai consumata alla luce di un altro fatto, a nostro parere più grave. Ed è questo secondo punto (per noi, oggi, divenuto il primo) che intendiamo portare avanti. Per questo riproponiamo, senza cambiare una virgola, un intero paragrafo del nostro post dell'anno scorso. Ormai una lettera aperta a chi cura il Palermo Pride e alla città tutta.

Il logo (praticamente identico a un simbolo internazionale legato ai frangenti più spiacevoli della vita) è soltanto un campanello d'allarme. La nostra scelta di modificarne la sagoma è stata dettata solo dalla volontà di essere presenti con una “controfigura” che possa aprire un nuovo dialogo per i Pride futuri. Infatti, non possiamo nascondere che il Palermo Pride (bellissima novità cittadina degli ultimi anni) ha una struttura mediatica che non ci persuade. E' l'unico Pride in tutto il mondo ad avere (e a conservare in modo pertinace) un logo (peraltro semanticamente sbagliato) sempre uguale e immutabile, laddove tutte le altre città ne producono uno nuovo ogni anno.
Nato (lo sappiamo bene) con l'intento di essere un Pride fortemente politicizzato e inclusivo, quello di Palermo si è presto lasciato sedurre dalle sirene del facile consenso popolare, e il suo logo è diventato una sorta di brand commerciale, difeso ossessivamente ed esibito da tanti con la stessa passione con cui altrove si sfoggia il logo della Nike. Eppure il Pride LGBT dovrebbe essere la manifestazione-festa anticonformista per eccellenza, mutevole e in continuo sviluppo. Invece ci ostiniamo a sventolare e a dipingere sulle nostre facce, ogni anno, lo stesso identico simbolo. Forse per il bisogno ancestrale di sentirsi parte di un clan, di una crew. Pulsioni che richiamano alla mente il tipico provincialismo del nostro Sud, sempre ansioso di distinguersi, ma - sembrerebbe - non di maturare davvero. Il Pride dovrebbe simboleggiare un valore liberatorio con un milione di facce, e proprio per questo, in quanto politicamente caratterizzato, dovrebbe tendere ad andare controcorrente e non ostinarsi a sguazzare in un ripetitivo trend. Bocciare sul nascere la proposta di organizzare un concorso contest per le scuole d'arte di Palermo, alla ricerca di un nuovo logo da adottare di anno in anno (diventando, nello stesso tempo, presenti presso realtà accademiche dove di norma gli argomenti LGBT non esistono) ha lasciato il posto alla facile sbornia dell'omologazione.

Quel che vorremmo vedere, è la forza di un cambiamento, il coraggio di andare oltre, la possibilità di interagire con realtà finora escluse.
Detto questo, viva il Pride. Buon lavoro a tutti gli operatori. E come in tutti gli anni passati, ci si vede in piazza.



1 commento:

  1. Sarebbe buona norma chiedere il permesso agli illustratori prima di usare un immagine e inserirne i crediti

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