mercoledì 6 novembre 2013

Se cammini sulle nuvole...


Se disegnare non mi costasse così tanta fatica, se riuscissi a non perdere così tanto tempo su ogni stramaledetta, singola tavola... Beh, sì! Me ne fotterei. Non importerebbe più di tanto se il risultato finale è più "simpatico" che davvero professionale. Penso che probabilmente produrrei molti fumetti in più. Il vero problema è che semplicemente... non ce la faccio. Su ogni singola pagina sudo, bestemmio, rifaccio daccapo... chiedo consiglio, prendo aspirine, carta bollata, sedute di psicanalisi, interrogazioni parlamentari, terapie del sonno, esaurimenti, file all'ufficio di collocamento, risse in taverna, messe da requiem e maratone da fare invidia alle notti precedenti agli esami di maturità. Ho un'età, devo arrendermi a questa evidenza e scegliere quale strada intraprendere. Il fatto è che disegnare mi piace... Ma cavolo! Evidentemente non abbastanza. Non abbastanza da impegnarmi a studiare, non abbastanza da perseverare più di tanto. E poi... vogliamo dirlo. Io sono uno... che scrive. Non voglio imbrodarmi, e non mi definisco uno "scrittore". Sono uno cui piace scrivere, questo sì. Tanto. Come potrei non ammetterlo? Sarebbe come negare la propria calvizie, il proprio peso corporeo o il colore degli occhi. Sono un maledetto scrivente. Un troll della penna. Un fottuto grafomane. Un vomitatore di parole. Insomma, fate voi.

Il perno della questione è che mi piace creare personaggi e raccontare storie, giocare con le parole e con i feticci dei fumetti. Parlare, insomma, di fumetti usando i fumetti stessi come veicolo, e una serie di espedienti surreali per progredire nell'argomento capitolo dopo capitolo. Tanto tempo fa buttai giù questo esperimento. Poi non se ne fece nulla, ma a me piacque immaginare questo inizio. Una soggettiva in cui l'autore (aspirante fumettista) si trovava a camminare su una banchina costituita da balloon, e a bussare a quella che sembra essere la porta del Cielo. Ad aprirgli è un dio poco conciliante, una sorta di Yellow Kid invecchiato e arcigno sul cui abito compare quel che sta pensando (spesso anche peggio di quel che dice). Una divinità del fumetto che adombra le regole sfuggenti e spesso discutibili dell'editoria. Un totem della fantasia ufficiale, istituzionalizzata, che nel procedere del racconto sarebbe stato abbattuto. Per la precisione decapitato, causando un diluvio universale di sangue color inchiostro da cui si sarebbero sviluppati i capitoli successivi.
intrecci. E che mi riesce molto più naturale fare questo che non disegnare. Sprofondare nella palude del disegno seriale, nel senso di produrre (tutto da solo) una serie a fumetti che aspiri ad avere una certa regolarità, in parole povere mi ammazza. Mi sfianca fisicamente, mentalmente, e sottrae tempo prezioso alle mie attività di recensore, narratore, blogger e quant'altro. Tutte cose che adoro fare e che - sono convinto - mi riescono meglio del disegno. Le tavole in questo post dovevano essere il prologo per un saggio (a fumetti) sui supereroi e sulla loro evoluzione attraverso la storia dell'editoria e i mutamenti sociali. Tutto nasceva da una serie di conversazioni tra amici (un po' nerd, ok) che accarezzavano l'idea (mai veramente realizzata) di scrivere un libro a più mani proprio su questo tema. La mia proposta era stata quella di affrontare l'argomento con il medesimo strumento usato da
Lo realizzerò mai? Completerò mai qualcosa? Qualcuno lo completerà con me? Chi può dirlo?
Se non ve ne foste accorti, ho ancora tanta dannata voglia di scrivere. Chiaro?

martedì 5 novembre 2013

Il Condom Assassino (il film... e i nostri sottotitoli in italiano)

Non è facile trovarlo, ma la visione vale la fatica della ricerca. E' "Kondom des Grauens" ("Killer Condom" il titolo per l'edizione internazionale) tratto ovviamente da "Il Condom Assassino", divertente romanzo a fumetti di Ralf Konig, edito in Italia da Mare Nero. Il film è una produzione tedesca del 1996, diretto da Martin Walz e interpretato, tra gli altri, da Udo Samel (bravo attore dal curriculum di tutto rispetto, presente anche in "Palermo Shooting" di Wim Wenders) che incarna il personaggio dell'ispettore Luigi Mackeroni in modo semplicemente perfetto. Il film, che racconta la lotta di un rude poliziotto siculo-americano gay contro un misterioso e vorace preservativo carnivoro, fu distribuito sul mercato internazionale dalla famigerata Troma, che lo diffuse anche nel nostro paese direttamente in videocassetta con sottotitoli in inglese. Inutile dire che reperirlo non è facilissimo.
Oggi, dopo qualche giorno di fatica del sottoscritto, i sottotitoli italiani di questo bizzarro film hanno visto la luce. Finalmente ho potuto gustarlo, e posso dire che il giudizio è positivo. La pellicola è briosa, Udo Samel carismatico quanto sexy e tutto il cast affiatato. La curiosità più succulenta consiste nel fatto che il "mostro" e parte delle scenografie portano addirittura la firma illustre di H.R. Giger, artista noto anche per essere il "creatore" del mitico Alien.
La pellicola ripropone abbastanza fedelmente le situazioni e i personaggi visti nel fumetto di Konig, ma si prende nello stesso tempo delle significative libertà, approfondendo l'origine della creatura (cosa che nel fumetto rimane avvolta nel mistero) e impostando il racconto come un pamphlet contro l'omofobia, sia pure attraverso la lente della commedia grottesca. Sforzo apprezzabile anche oggi, visti i tempi di intransigenza cattolica e di moralismo d'accatto, che fanno risultare questo film degli anni 90 una pellicola incredibilmente attuale. L'ambiente gay e del sesso estremo è descritto con toni surreali e farseschi che infondono alle trasgressioni mostrate un tocco di divertita innocenza.
Una menzione particolare merita il protagonista, l'attore Udo Samel, volto noto del cinema tedesco. Bravo, intenso, ironico e affascinante. Leggete il fumetto, vedete il film, e non riuscirete più a immaginare un detective Mackeroni diverso. Il portale del cinema "MyMovies", nella biografia dedicata all'attore, a proposito di "Killer Condom" si esprime così: "...nel 1996 prende parte a uno dei film peggiori di tutta la storia del cinema: Killer Condom / storia di un preservativo assassino (sob!)". Il tono del commento, compreso quell'irritante "sob!" tra parentesi, tradisce un sottotesto decisamente snob per non dire omofobo (successivamente, viene detto che l'attore per "ripulire" la sua immagine torna a girare film d'autore). Ne emerge anche una discreta superficialità. E' evidente che chi scrive non ha idea di chi sia Ralf Konig, dell'importanza del suo ruolo nell'ambito della cultura fumettistica (non solo a tema gay) e dei contenuti sociali celati nell'opera. Viene sottovalutato il messaggio metaforico del racconto grottesco (la paura dell'Aids, la paura del sesso, il fanatismo puritano, l'odio irrazionale contro i diversi) per arenarsi in un atteggiamento intellettualoide che equipara "Killer Condom" a prodotti molto più modesti come "Il ritorno dei pomodori assassini". Triste.
"Kondom des Grauens" non sarà un capolavoro, ma è un film godibilissimo, che diverte e si fa ricordare.
Consigliato, in questo periodo zeppo di remake inutili e pomposi action movie statunitensi.




Altri sottotitoli ITA by Altroquando per film a tematica LGBT inediti in Italia:

- Cachorro
- Chuecatown
- Bearcity


domenica 3 novembre 2013

Linea 103: Nord e Sud


Palermo. Linea 103. Capolinea.

Come sempre, la vettura è quasi vuota.
Nel prendere posto, incontro uno degli autisti che, in attesa di partire, conversa con un giovane immigrato, forse indiano. I toni del discorso sono rozzi, ma tra i due non c’è vera tensione. So dai viaggi precedenti che il giovane è un passeggero abituale del bus, conosciuto dalla maggior parte degli autisti che, di norma, lo trattano in modo amichevole, sebbene paternalistico.

- Devi piantarla di addormentarti sull’autobus, capito?
- Ma... io... stanco...
- Non importa, devi restare sveglio. Se me lo combini un’altra volta, ti arriva una secchiata d’acqua. Poi non dire che non ti ho avvertito.
- Ma io... sonno...
- Se dormi, e mi capita di fare una frenata brusca... Ti sfasci il muso per terra, capito?! E la responsabilità è mia. Quindi non azzardarti a dormire. Giuro. Se ti becco un’altra volta a russare, la doccia ti faccio.

Dalla bussola aperta sale un nuovo passeggero. Si tratta di una donna di mezza età, biondastra, dinoccolata, ben vestita. Anche lei visibilmente assonnata. Si rivolge all’autista con un marcato accento emiliano.

- Mi scuuusiii, dovrei andaaare al palaaazzo del reeeettoraaato. Lo Steri di Paleeermooo. Questa liiinea ci va, veeero?

L’autista esita un attimo. Tenta di rammentare dove si trovi esattamente il rettorato. Suggerisco istintivamente.

- E’ a piazza Marina.

La signora conferma.

- Mo siiì, è là deeevo andaaare.

L’autista sorride.

- Che vuole farci? Sono un po’ ignorante.

Torna a conversare con il giovane indiano e a raccomandargli di non addormentarsi. Il tono della conversazione si fa sempre più scherzoso. Anche troppo.

- Non dormire, intesi. Io ti controllo. Lo vedo che stai per chiudere gli occhi.
- Cooome tra poooco farò anch’iiio.

A parlare è stata la signora del Nord. Si mette a sedere palesando torpore.

- C’è un conveeegno allo Steeeri. Oggi dovrebbe finiiire. Mo sooono stanca anch’iiio. Tra poooco potrei cadere addormentaaata come quel ragaaazzo.

- E’ un bravo ragazzo, signora. E’ impiegato. Ed è sposino. Di giorno lavora. La notte fa... il suo dovere. Mi sembra chiaro che abbia sonno. Ma tu non azzardarti a dormire, sai! Nel caso della signora chiuderei un occhio. Perché è una turista... Ed è un caso eccezionale... Ma tu non provarci...

- Ah! Mo da cooosa l’ha capiiiiiito che sooono una tuuuriiista.

Seguono vaghi convenevoli, che ci spiegano che la signora è di Bologna, che si trova a Palermo da qualche giorno per seguire un convegno medico. Si parla delle attrazioni della città. La signora del Nord ha fatto un piccolo tour con degli amici, ma è davvero assonnata e non sembra gran che entusiasta.

- Sì. Ieri seeera a Mondello, ovviameeeenteee. M’han fatto vedeeere questo, quest’aaaltro. Per mangiare, ieeeri c’era il catering del conveegno. Mo staseeera nooo. Andremo fuooori do qualche paaarteee.

- E cci piace a Sicilia, signò.

Brevissima, stranissima pausa. Giusto il tempo che ci vuole a un neurone per ruttare.
La sciura sbadiglia, stiracchiandosi sul sedile.

- Le diiirò. Per meee... la Siciliaaaa... un terremooooto, un mareeemoooto, ci vorreeebbe, che la facesse scivolaaare fino alle coooste dell’Africa. Dovrebbe finire E RESTARE lì, la Siciiiiliaaa.

E’ seguito un istante di gelo. L’autista e io ci siamo scambiati un rapidissimo sguardo fatto di sconcerto, imbarazzo e (almeno dal mio punto di vista) disgusto. Ma la “signora” non aveva ancora finito di farsi conoscere.

- A meee piacciono gli uomini che lavooorano. Non quelli che alle 14 hanno già finito e non fanno più un caaazzooo.

E sì, perché la sciura biondastra, slavata, dinoccolata, ben vestita e pure laureata, oltre ad avere becere uscite razziste, ha anche spesso il cazzo in bocca. Pure un bel “minchia” a un certo punto fa la sua comparsa sbarazzina su quelle impunite labbra dipinte.

- Perché quiii non faaate una miiinchia, e vi fooottete tutti i nooostri soooldi.

L’autista sogghigna. Si trova sul luogo di lavoro, deve pensarci bene prima di prendere di petto un utente del servizio.

- Emmm... Noi qui... lavoriamo tutto il giorno. Quindi... dovremmo essere a posto.

La sciura fa spallucce e si dispone come se volesse davvero lasciarsi andare e dormire durante il viaggio. Mi chiedo se è il caso di dire qualcosa. Magari una battuta bruciante. Ma siamo ancora al capolinea, mi tocca fare tutto il viaggio con questa creatura seduta vicino e non ho nessuna voglia di far partire un dibattito che non porterà altro che frustrazione. Però ho come un presentimento, gli sviluppi di questo teatrino promettono di essere interessanti. Così scelgo di attendere, e osservare. L’autista ha assunto un atteggiamento difficile da decifrare. Sembra tra l’imbarazzato e il divertito, con una punta di stizza. La butta sui luoghi comuni, ridacchiando.

- A nuatri invece PIACCIONO le bolognesi, signò. Io ci avissi proprio voglia di mangiare un beddu piatto di gnocchi alla bolognese. Ma dove andare per trovarli buoni?

La “signora” ovviamente non ha dubbi.

- Mo a Bolooognaaa, mio caaaro.

Intanto s’è fatta l’ora della partenza. Il bus si muove. Il giovane indiano sta veramente per addormentarsi. La “signora” non è da meno. Presto socchiude gli occhi. Mi scopro a pensare che non le ho visto obliterare il biglietto. Certo, potrebbe essere abbonata, o avere in borsa un ticket ancora valido da una precedente corsa. Eppure chissà perché la sua stucchevole volgarità di leghista impudente mi fa attendere un colpo di scena. Uno sviluppo ideale. Qualcosa che darebbe un senso al mio silenzio, alla mia attesa cinese per le sorti del nemico e allo stomachevole frangente tutto.

Attraversiamo il centro. Superato il Teatro Massimo, un sonoro: “Buon pomeriggio, signori” segnala l’ingresso in vettura di due controllori. Durante il tragitto, il 103 non si riempie mai molto, e il controllo si svolge rapidamente, in questo caso senza incidenti. Almeno finché la sciura non riapre gli occhi, si rizza a sedere, e comincia a frugare nella borsa in modo convulso.

- Mooo tu guaaarda! Non trooovo piiù il miiio biglieeetto. Mo le assiiicurooo. Sono saliiita poooco faaa.

Bugia.
La rea colta in fallo cerca istintivamente la connivenza dell’autista.

- Mi ha visto, lei, mentre faceeevo il biglieeetto.

Altra bugia.

L’autista, senza togliere gli occhi dalla strada, accenna un vaghissimo, assenso (si suppone per generico cavalierato o per l’ancor più generico modus palermitano: “Iu un sugnu spiuni”). Ma mentre la “signora” continua a cercare nella borsa e a lagnarsi per aver perso il biglietto appena fatto, lui sogghigna, agita la mano destra tenendo dritti indice e pollice, e sospira: “Un ci l’avi”.

Non resisto. Mi accosto all’autista. Lui intuisce cosa sto pensando e mi rivolge un sorriso sardonico. Gli bisbiglio:

- Giusto per sfogarmi... Per lei la Sicilia dovrebbe scivolare fino all’Africa... Ma viaggiare sugli autobus di Palermo, senza pagare biglietto come un immigrato nullatenente, sembra le piaccia.

I controllori hanno chiesto alla “signora” di esibire un documento e stanno già redigendo il verbale per emettere la multa (salata) che tocca ai passeggeri trovati sprovvisti di biglietto. Mi scopro a pensare che è un toccasana, per una volta, vedere applicare la procedura a questa stronza invece che a uno dei soliti extracomunitari. Il controllore più giovane ha notato il mio scambio di battute con l’autista e gli prende la fregola di inquisirmi.

- Qual è il suo problema?
- Nessuno, pensi un po’.
- No, mi dica. Vuol parlarmi di qualcosa?

E’ chiaro che l’amico ha interpretato il mio rivugghio come insofferenza nei confronti del controllo (in realtà, per una volta, mi trovavo a godere di un piacere sadico nel vedere multare qualcuno).
Dal posto di guida interviene l’autista.

- Niente di serio. Io e il signore avevamo un discorso aperto dal capolinea.
- Ah, ok.

Il giovane sceriffo si fa finalmente persuaso che non sono un pericoloso oppositore del sistema. Si scusa e torna a occuparsi della “signora”.

- Con la ricevuta della multa, signora, può viaggiare. Se dovesse, più tardi, ritrovare il biglietto, potrà contestare la contravvenzione.

- Mooo siiì, graaazieee.

Era chiaro che non avrebbe potuto.


A pochi passi dallo Steri, e dal convegno di medicina cui quella caricatura laureata era diretta, scendo sentendomi un po’ più leggero. Giusto un pochino.

Trovo la dinamica di questo episodio drammaturgicamente esemplare, neppure fosse stato un copione scritto per uno sketch satirico. Il razzismo è sempre sintomo di un infimo livello intellettuale, e questo a dispetto di qualunque teoria o orpello ideologico voglia ammantarsi. La sciura bolognese di cui sopra era probabilmente un’elettrice della Lega Nord, ma questo non è sufficiente a qualificare né il suo personaggio né lo spettacolo miserrimo che ha offerto su un autobus di Palermo. Performance, didascalicamente introdotta dal greve prologo che aveva visto come protagonista un giovane immigrato.

Si può essere leghisti... O meglio... Va bene! Non capisco fino in fondo come si possa esserlo, OK, lo ammetto. Ma diciamo che posso concepire l’esistenza di una visione politica opposta alla mia. Eppure qui, parlare di orientamento politico non basta. La battuta sul terremoto e il provvidenziale slittamento della Sicilia lontano dall’Italia, starebbe bene recitata tra bifolchi in un’osteria del Nord. Qui è una signora (docente o ricercatrice universitaria) in terra di Sicilia, che rivolgendosi agli autoctoni non frena il suo rigurgito razzista, intavolando una conversazione che non solo esprime un capacità di elaborazione perlomeno rozza, ma soprattutto una maleducazione di proporzioni costernanti. Per non parlare dell’idiozia di fondo di chi ritiene di essere toco lasciando libero di spurgare senza selezione qualunque liquame stia ribollendo nell’angusto spazio della sua testa.

Ma parliamo del biglietto... Quel biglietto assente, non pagato e non obliterato, che è costato una multa a questa fine pensatrice. Quel biglietto assente che tanto spesso causa guai (contravvenzione, identificazione in polizia, pubblica umiliazione) a tanti immigrati. Anche se tecnicamente in difetto, in molti casi è lecito pensare che alla base del mancato pagamento da parte di certi individui ci sia una realtà di miseria, un lavoro sicuramente in nero e un goffo tentativo di risparmiare sulle piccole spese, come il biglietto del bus, appunto. Chi ruba per fame e chi per capriccio, forse andranno inevitabilmente incontro alla stessa sanzione legale, ma non certo allo stesso giudizio morale. Di sicuro, non il mio.

Non accetterò mai di mettere sullo stesso piano extracomunitari in palese difficoltà e italiani benestanti. Gente come questa dinoccolata, annoiata e razzista dottoressa bolognese, che si risciacqua la bocca sentenziando sulla Sicilia e sui suoi ignavi abitanti, per poi non pagare il biglietto, incappare nel controllo, far scena e cuccarsi una meritata multa. Esattamente come uno dei tanti immigrati, quotidianamente sorpresi e puntualmente sifonati dagli impiegati dell’azienda.

Una figura di merda. Esemplare nella sua boriosa condotta, che sfoggia una svenevole superiorità culturale per poi cadere rovinosamente con il culo per terra, dimostrando di spregiare le regole, e di saper mentire anche davanti all’evidenza, come un autentico pezzente.

Negli studi antropologici, insegnano a usare la parola etnocentrismo. Termine che indica un atteggiamento che il sociologo o lo studioso di tradizioni popolari deve assolutamente evitare. Quello di rapportarsi ad altre etnie usando come strumento di paragone il proprio retaggio culturale, istintivamente vissuto come il migliore possibile. Un sinonimo neutro per indicare un concetto molto prossimo a quello di razzismo. Peccato che al giorno d’oggi tanta gente frequenti l’Università, consegua dottorati e intervenga a convegni, conservando un tale livello di arretratezza e volgarità. Qualcosa che dovrebbe ricordare a noi italiani del Sud e del Nord, che potrebbe bastare spingersi non troppo lontano per sentirci apostrofare nel medesimo modo riservato agli immigrati che arrivano nel nostro paese.

Tutto sommato ci andrei anche a vivere in Africa. Restare solo con gli italiani... con certi italiani, può essere davvero dura. Adesso ho capito perché nel sentire la sciura snocciolare le sue stronzate mi ha causato una paralisi delle corde vocali.
Per certe cose non esistono parole. Lo aveva capito ed espresso molto bene lo scrittore marocchino Tahar Ben Jelloun, nel suo libro “Il razzismo spiegato a mia figlia” (Le racisme expliqué à ma fille), con le parole conclusive di quel bellissimo romanzo-dialogo affidate alla voce innocente di una bambina di dieci anni:

«Adesso dirò una brutta parola, papà. Il razzista è un porco.»
«Non è una parola abbastanza brutta, figlia mia.»



martedì 29 ottobre 2013

Altri Eroi Quando - Preview da Nzocché


Carissimi, vi ricordiamo che domani, alle 21,30 presso Nzocché si conclude con un reading di racconti inediti l'anteprima dell'evento-contest-mostra organizzato in collaborazione da L'Abattoir e AltroQuando. Venite numerosi a visitarci, e ricordate: è solo un'anteprima. Appuntamento il 15 novembre presso l'associazione Mutazioni per la versione estesa. L'argomento? I supereroi del quotidiano. Parola d'ordine? Altri eroi Quando?




Parabola [di Davide Genco One Boy Band]