sabato 22 settembre 2012

ARRIVI FUMETTERIA DAL 17/09/12 AL 22/09/12



AUREA EDITORIALE

Dago Collezione Tuttocolore 35    € 6,90


BAO PUBLISHING

Chew 5    € 13,00




BONELLI

Shanghai Devil    12 € 2,90
Tex Stella d'Oro 16 € 6,20
Nathan Never 256 € 2,90
Dylan Dog Collezione Book 196  € 4,50

CORRIERE DELLA SERA 

Mytico 24   € 1,99




GAZZETTA DELLO SPORT

PK - il Mito 33    € 9,99
Ultimate Spider-Man collection    12  € 9,99



KAPPA EDIZIONI

Dog Style 3 € 6,90


LA REPUBBLICA

Zagor Collezione Storica a Colori 32  € 6,90


LIZARD

Addio Chunky Rice  € 15,00


PANINI

X-Men deluxe Presenta 210: Magneto € 6,00
Panini Comics Presenta 29: Kick-Ass II 3  € 3,00
Panini Action 1: Star Wars 1 € 3,50
Collezione 100% Cult Comics - Le Cronache di Legione Libro 2 € 14,00
Fantastici Quattro 336    € 3,50   
Hulk e i Difensori 3 € 3,50
Marvel Icon 10 - Occhio di Falco: Solo    € 5,30
Marvel Collection Special 5 - L'incredibile Hulk 2 € 6,00
Collezione 100% Cult Comics: Starborn 3  € 12,00
Mini Marvels Super Pack    [contiene: Mini Marvels Ultimate Collection 1 e 2] € 20,90



PLANET MANGA

Manga Superstars 91: D-Gray-Man 23 € 4,20
Planet Manga Presenta 52: Bakuman 16 € 4,20
Spice and Wolf 7 € 5,90
A Lollipop Or A Bullet - Proiettili di Zucchero    2 € 7,50
Bastard!! Deluxe 27 € 5,00
City Hunter - Complete Edition 24 € 7,90
Ooku, le stanze proibite 1 € 7,50
Manga Universe 110: Tokyo Esp 2 € 4,50
Manga Heart 1: Puella Magi Madoka Magica 1 Deluxe € 6,50
Mitico 192: Detective Conan - Special Cases Vol. 11 € 3,90


PLAY7 EDITIONS

Akim - A Colori 1    € 19,00


RW - LION

Pinguino: Dolore e pregiudizio € 11,95
Justice League - New 52    nr. 5 € 3,95
Superman - New 52 nr. 5  € 3,95



STAR COMICS

Amici 179: Runaway Lover 2 € 4,30
Il grande sogno di Maya    48 € 4,20
Dragon Ball Evergreen Edition 12  € 4,20
Storie di Kappa    208: Babil II - The Returner 2      € 5,90   
Turn Over 147: Obaka-Chan - Silly Love Talking 1  € 4,20









mercoledì 19 settembre 2012

Pontypool: Parla come Mangi!


Pontypool è una sonnolenta  cittadina dell'Ontario dove non succede mai niente di significativo. Lo sa bene Grant Mazzy, maturo conduttore radiofonico che per animare la sua trasmissione del mattino ricorre a un tono volutamente provocatorio e sopra le righe, causando spesso il malumore di Sidney, la produttrice di rete. Le giornate di lavoro in radio seguono scalette monocordi, ravvivate da piccoli trucchi del mestiere. Un livido mattino, però, a Pontypool inizia ad accadere qualcosa di strano. Le notizie che giungono alla radio sono confuse e parziali. Si parla di improvvise esplosioni di violenza, di morti incomprensibili, e di episodi di cannibalismo...


Pontypool è un film canadese del 2009 snobbato dalle sale italiane, e soltanto recentemente (alla fine del 2011) giunto nel nostro paese direttamente in dvd in un'edizione decisamente spartana (e con il prescindibile sottotitolo "Zitto o Muori" già presente come semplice tag nell'edizione originale). Le ragioni che hanno portato la distribuzione italiana a ignorare questo titolo non sono un mistero. Nessun nome di richiamo nel cast, nessuna cifra da capogiro nel budget e nessuna campagna virale volta a sdoganarlo come un evento presso il vasto pubblico. Parliamo di cinema minimale, fatto di pochi attori che con i loro corpi e le loro voci danno vita a un racconto claustrofobico e carico di tensione. Parliamo anche di zombi (o se preferiamo pseudozombi), di quelli più ambigui, che non hanno neppure bisogno di morire e risorgere per farsi venir voglia di addentare a sangue il proprio prossimo. Quella follia collettiva, insomma, cui il cinema degli ultimi decenni applica  un'unica etichetta horror, ma declinata con numerose e spesso confuse varianti. Virus creati in laboratorio, possessioni diaboliche, forme estreme di idrofobia. Denominatore comune resta l'incontrollabile ferocia antropofaga che si allarga rapidamente come un'epidemia.
A firmare la sceneggiatura del film (esordendo così nel cinema) è Tony Burgess, medesimo autore del romanzo Pontypool changes everything (1998), tuttora inedito nel nostro paese. 


Ma il vero protagonista, in questo bizzarro zombi-movie del nuovo millennio, è la sorprendente modalità di trasmissione del mostruoso virus: il linguaggio. William S. Burroughs diceva: «Il linguaggio è un virus». Parole e concetti passano da un individuo all'altro, mutando e radicandosi non appena scatta la comprensione tra individui.  Le culture nascono dai linguaggi e dalle loro evoluzioni in forme sempre più sottili e veloci da diffondere. Ricordiamo il concetto filosofico di meme, un'entità informativa riconoscibile da mente umana, quale potrebbe essere una parola, un simbolo, un'idea, che si comporta come un'unità in grado di autopropagarsi, germinando nella cultura e nella mente degli uomini. Non esiste, a pensarci bene, via di contagio più pericolosa e nello stesso tempo più emblematica. Non a caso, i protagonisti di Pontypool, essendo il personale di una stazione radio, lavorano essenzialmente con le loro voci, e quindi in prima linea sul fronte dell'epidemia. Una calamità che si diffonde sinistra e invisibile intorno a Grant, Sidney e i loro collaboratori.

Pare che Tony Burgess, mentre scriveva il suo romanzo, pensasse alla Guerra dei Mondi, e alla celebre beffa messa in atto alla radio dal giovane Orson Welles. In Pontypool i ruoli sono rovesciati. I protagonisti, intrappolati nella loro piccola stazione radio, non hanno modo di conoscere quanto avviene nel mondo esterno se non attraverso i loro canali convenzionali, potenzialmente infetti in quanto propagatori di parole. Cosa che li induce più volte a chiedersi se non sono vittime di un crudele scherzo, almeno finché la terribile epidemia non stringe le sue spire intorno all'edificio dell'emittente. Né basta tenere fuori i mostri affamati, perché la radio continua a trasmettere e bisogna pur parlare... parlare... parlare... parlare... finché qualcuno non inciampa in una parola qualsiasi, e una luce di sgomento nei suoi occhi tradisce la confusione dei suoi pensieri, l'incapacità a dire altro e l’inizio di un loop selvaggio. Un'incapacità a comunicare che prelude a una furia incontrollabile, a una disperata pulsione distruttiva che spinge a divorare l'individuo che hai di fronte, percepito come un essere ormai alieno, con cui non riesci più a identificarti. 


La seconda sfida di Pontypool consiste nel raccontare una storia di zombi (pseudozombi!) senza mostrarli praticamente mai. Le creature dislessiche e fameliche appaiono di sfuggita, nell'ombra e per poche veloci scene. Per lo più se ne avverte la presenza e... per una volta se ne sentono le voci. Voci spettrali, che cantilenano ossessivamente fonemi senza senso mentre mani rabbiose premono contro le mura della fragile stazione radio. Vederli (sentirli) avventarsi sulla preda facendo eco alle sue ultime parole come un macabro coro è uno dei momenti più inquietanti del film. L'unicità del set richiama suggestioni di tipo teatrale e ci ricorda quando lo spettacolo volto a spaventare il suo uditorio si svolgeva al teatro del Grand Guignol. E' impossibile non ricordare il dramma di André de Lorde intitolato “Al telefono”, dove l'ancora recente invenzione di Antonio Meucci permetteva al protagonista di ascoltare impotente gli ultimi momenti della sua famiglia trucidata da una banda di criminali mentre egli si trova in un'altra città. Stessa fissità della scena, stessa suspence mediata da un mezzo di comunicazione meccanico, stesso senso del crescendo drammatico affidato alla voce umana. Non è casuale che l'attore Stephen McHattie (visto in Fringe) regga gran parte della pellicola sulle proprie spalle, anzi sulle proprie corde vocali. Una voce metallica e sfrontata, insinuante e musicale che il pur volenteroso doppiaggio italiano dell'edizione home video non può soppiantare. Tra un sanguinoso attacco dei feroci dislessici, il tentativo di ricorrere a lingue straniere per aggirare il contagio che sembra infestare
alcuni vocaboli inglesi, e  il timoroso uso di messaggi scritti, il dj Grant Mazzy non getterà la spugna, e continuerà a trasmettere, combattendo la sua guerra personale con la lingua impazzita fino alla fine. Una fine che potrebbe mostrare come il senso delle cose, e quindi della vita, è la prima vittima del nuovo male incombente. Un male che sembra dimostrare che il sistema fondamentale scelto dall'essere umano per comunicare è la violenza. E che il senso stesso della realtà è estremamente fragile una volta che ci si è affidati alle sfuggenti e mutevoli convenzioni del linguaggio. Persa la capacità di comunicare, perdiamo anche la nostra umanità, e diventiamo belve rabbiose.

Purtroppo, Pontypool non è un film riuscito a pieno. E non certo per i suoi fisiologici limiti di budget. La formidabile idea alla base del racconto è sviluppata in modo piuttosto superficiale, e si arena presto sul consueto modello della casa sotto assedio. Il finale può risultare affrettato e per certi versi confuso nelle sue intenzioni allegoriche, ma nel complesso Pontypool rappresenta già una piccola pietra miliare, di cui i futuri zombi-movie faranno meglio a tenere conto. Pontypool dimostra una volta di più come il senso dell’orrore non risiede esclusivamente negli effetti visivi, e come la voce di un attore di classe possa rappresentare il cardine di un’opera di suspence e di un'inquietante metafora sulle insidie del linguaggio.
«Parla come mangi!» ci verrebbe da dire, e consigliando la visione di questa chicca a quanti amano le orde di creature cannibali affamate, suggeriamo anche di schivare il contagio verbale affidandosi alla parola scritta, selezionando la traccia audio originale e ricorrendo al sempre pratico uso dei sottotitolititolititolititolititoliiiiii... Emmm... sssssoporiferi-riferi-riferi? Cioè... ssssodomiticiiticimitici! No, ssssottotivoliolivolitoli! Ssssottraibililibilililbi... sott..tra.. sot... ol... 
ti... so...
 ti... so... ti... 
li... to...

lunedì 17 settembre 2012

Kick-Ass 2


 

Non è trascorso molto tempo da quando Dave Lizeswski è sopravvisuto allo scontro con una delle più spietate famiglie criminali di New York. Kick-Ass è un nome ormai popolare in rete, quasi ai livelli di un vero supereroe, di quelli che esistono solo nei fumetti. Mindy Macready, smessi i panni della letale Hit-Girl, si divide tra la sua nuova vita di bambina normale, con la fragile madre, il suo pacato patrigno poliziotto e sessioni di allenamento con Dave, più che mai intenzionato a diventare il più figo dei vigilanti metropolitani. Ma non c'è più la sola sagoma di Kick-Ass a pattugliare le strade. Una nuova schiatta di variopinti eroi improvvisati è entrata in azione. Emuli esaltati e dal passato ambiguo, impegnati in ordinari soccorsi ai cittadini come in veri e propri blitz ai danni di piccoli delinquenti. Le forze dell'ordine, in principio, sembrano tollerare questa bizzarria. Ma la vendetta di Red Mist, giovane erede di Genovese, il gangster eliminato da Hit-Girl e Kick-Ass, si è fatta attendere anche troppo, e una legione di altrettanto sgargianti sicari è pronta a scatenare una vera guerra di bande...



Il primo Kick-Ass di Mark Millar e John Romita Jr. si distingueva per l'estro grottesco, l'ironia pungente che impregnava anche le scene più brutali in modo quasi tarantiniano, e il senso di straniamento suscitato dall'infrangersi fragoroso dei sogni da supereroe contro lo scoglio di una realtà troppo cruda e spietata. L'archetipo nerd messo a confronto con il reale scontro fisico, il sangue, la morte, cui facevano da cornice farneticazioni fumettistiche di un'ingenuità disarmante, funzionava alla grande. Si trattava di un gioco malizioso su una delle fantasie adolescenziali più diffuse e superficiali. Insomma, il primo Kick-Ass era una satira spigliata e riuscita del genere supereroistico senza sconto alcuno. Un buon successo editoriale successivamente edulcorato dall'industria hollywoodiana e livellato, sullo schermo, a un cinefumetto più tradizionale e sostanzialmente innocuo. A suo modo, Kick-Ass, con il suo brio al vetriolo, era riuscito a conquistare lo status di nuova icona a fumetti, allontanando finalmente il britannico Mark Millar dalle derive più commerciali dove cinismo e violenza avevano il medesimo valore enfatico delle bollicine della Coca-Cola. 


Questa attesa seconda stagione, purtroppo, non fa che confermare il principio secondo il quale un'opera riuscita farebbe meglio a restare intonsa, e si inchina (come prima, peggio di prima) a logiche di mercato che iniziano peraltro a risultare datate e stucchevoli. Se la prima serie, infatti, poteva contare su un buon ritmo, personaggi azzeccati e un riuscito crescendo narrativo, Kick-Ass 2 procede invece per accumulo, e soffre della sindrome da sequel che affligge la maggior parte dei blockbuster cinematografici di cui è prodotto un secondo capitolo. La ricetta consueta è un maggior numero di personaggi, più carne al fuoco, più mezzi, più azione (non importa se motivata o meno), e in questo caso più violenza, ma imboccando sentieri differenti dal primo episodio, metaforico e sardonico. Mark Millar ricade goffamente nel suo complesso da provocatore d'accatto. 


Ispirato sin dai suoi esordi dai rudi codici stilistici sdoganati dall'irlandese Garth Ennis (Preacher, The Boys), aggiungendo di suo l'abbattimento dei riferimenti etici ed estremizzando l'estetica della crudeltà, Millar aveva già da tempo superato in kitsch il suo maestro (il quale, parallelamente, per ovvi meccanismi di osmosi commerciale, ha preso di recente ad assomigliare sempre più al suo discepolo) e si era ritagliato un cosmo personale concretizzato nel marchio Millarworld. Le spacconate anticatartiche di Wanted, le profanazioni iconiche di Ultimates, hanno tenuto banco per lungo tempo. Ed è quel Mark Millar che vediamo tornare a fare capolino tra le tavole di Kick-Ass 2. Un seguito dove l'ironia è quasi del tutto scomparsa, lasciando il posto a uno stolido sberleffo da bulletto di quartiere. Dove la violenza (che pure, nel primo ciclo, non mancava) subisce qui un'ulteriore iniezione di testosterone e gratuita infrazione di tabù, non lesinando sull'infanticidio e lo stupro di massa. Il problema è che Kick-Ass, sin dal suo assunto di partenza, vorrebbe rifarsi (più o meno consapevolmente) alla teoria sociologica secondo la quale la fiction è sempre più influenzata dalla realtà e la realtà finisce per essere sempre più influenzata dalla fiction. Il gioco dovrebbe essere (così era, almeno, nel primo episodio) quello di far crollare il castello di carte, e sbugiardare ogni pretesa di epicità. Ma stavolta il meccanismo va in tilt, e a farne le spese sono logica e divertimento. Disturba un po' l'iniziale, esagerata assenza delle forze di polizia davanti al dilagante fenomeno dei vigilanti in maschera, cui subentra un massiccio intervento (e una goffa citazione) solo in funzione della trama lineare, lasciando il quadro generale confuso e appena abbozzato. Una lunga sequenza di personaggi che vorrebbero apparire tosti, ma che altro non sono che fotocopie sbiadite del ben più spiazzante Big Daddy. Inoltre, rispetto al primo, originale Kick-Ass le dinamiche sono cambiate, e – come avvenuto per ragioni di target nella pellicola tratta dal fumetto – Kick-Ass 2 deraglia sui binari della prevedibilità, dell'equazione caduta-rivincita, e di un più canonico meccanismo supereroistico (sia pure in salsa millariana) che di satirico e realmente spiazzante ormai conserva ben poco, compreso l'apertissimo finale.

 

Il tutto si riduce, pertanto, a un accumulo di caratterizzazioni stereotipate, sanguinosi eccidi, in attesa del ritorno in scena del vero deus ex machina. Quella bimba dall'aspetto innocente che combatte come un ninja provetto e urla più oscenità di un sergente dei marines. Il che ci fa pensare che di Kick-Ass, il primo, quello più riuscito, siano rimasti solo i personaggi cardine, ma ormai privi di vere storie da raccontare, ormai simili a relitti alla deriva. Aumentata la cupezza e il bisogno di sconvolgere, stavolta il black humor fa cilecca, e la bibita ha un gusto dozzinale nonostante... tutte quelle... tutte... quelle bollicine. Anche i disegni di John Romita Jr. sembrano a tratti tirati via, con mestiere ma senza la consueta ispirazione. Altro sintomo, forse, della necessità più che altro alimentare che dà vita a questo secondo ciclo di Kick-Ass
Il riscontro in fumetteria sembra premiare con gli acquisti quello che è a tutti gli effetti un sequel di un'opera di successo. Ma è lecito chiedersi quanto di Kick-Ass 2 resterà nell'immaginario collettivo una volta che il fumo (tanto) si sarà diradato e il sangue (a litri) asciugato. Un peccato, considerato tutto il divertimento che la prima, ispirata serie, con il suo linguaggio scanzonato e la capacità di picchiare duro senza prendersi troppo sul serio, era riuscita a regalare a un pubblico trasversale.




[Articolo di Filippo Messina]


BLAM! Contest 2



[Riceviamo e pubblichiamo volentieri il comunicato del secondo BLAM! Contest, concorso per fumettisti organizzato dalla giovane casa editrice diretta da Claudio Iemmola.]


Mentre dalla tipografia riceviamo i primi albi appena stampati, io mi accingo a scrivere questo post per annunciare ufficialmente l'avvio del secondo Blam! Contest...

Come preannunciato, abbiamo apportato alcuni cambiamenti necessari, vista la mole di partecipanti della passata edizione.
Una novità abbastanza evidente è la scomparsa della sezione "Miniserie".
Questa volta chiederemo a coloro che vorranno cimentarsi la progettazione di un'unica storia di 64 pagine.
Altra novità è che si può partecipare al Contest solo inviando l'apposito tagliando presente nell'albo: "Non so più scrivere in corsivo" di Marco Tanca (vincitore del precedente Blam! Contest), da oggi disponibile nelle principali fumetterie di Palermo (Altroquando, Mythos, Comix green), dalla prossima settimana in poi, progressivamente distribuito in tutta italia con le tempistiche e le modalità opportune.
per chi fosse dalle parti di Catania, la prossima settimana, in occasione di ETNACOMICS, sappiate che potete già acquistare il volume presso il nostro stand.


E' una scelta che a qualcuno farà storcere il naso, ma necessaria, e spiego perchè...
Nella passata edizione, siamo stati sommersi da mail di ogni genere, mandate da professionisti, da semplici amatori, persino da gente che non aveva mai preso in mano una matita...
Ovviamente tutti allettati dal premio in palio: la pubblicazione retribuita.
Ogni volta per lo più abbiamo affrontato un continuo dare spiegazioni su qualsiasi aspetto della pubblicazione, o del genere, o dello stile da adottare.
Un lavoraccio, a volte piacevole, a volte molto spinoso, indubbiamente sempre impegnativo...
In questo modo, "scremiamo" un po', scoraggiando i "perditempo"...
In ogni caso, visto che al momento le nostre pubblicazioni sono solo due (siamo agli inizi), mi sembra abbastanza logico che se un autore vuole pubblicare per una determinata casa editrice, deve conoscere le pubblicazioni di quest'ultima.
Conoscere, non sbirciare. Chiuso l'argomento, passiamo al regolamento vero e proprio, che per lo più rimane simile al precedente:

I partecipanti dovranno progettare una storia autoconclusiva di 64 PAGINE b/n, in formato libero, della quale dovranno spedire a noi solo 16 TAVOLE CONSECUTIVE, complete di balloons, sinossi ( o plot) dell'intera storia (max 30 righe) ed eventuali sketches dei personaggi principali.
anche stavolta, lo diciamo a priori, più il lavoro è completo e dettagliato più ci piace.
non siate avidi di studi...
E anticipiamo ancora una volta che accettiamo qualsiasi genere, qualsiasi stile ( sissignori, anche manga), basta che sia VENDIBILE et PUBBLICABILE...
in poche parole, che sia una storia BLAM!...cioè esplosiva, godibile, pop...




Come si partecipa...
è facile...
Spedite il TAGLIANDO DI PARTECIPAZIONE ( presente nel volume "Non so più scrivere in corsivo" di Marco Tanca - ritagliatelo- ), in originale ( non accetteremo fotocopie o fac simili ) compilato e firmato entro e non oltre il 15 febbraio 2013, al seguente indirizzo:
BLAM! EDITIONS C/O CLAUDIO IEMMOLA
VIA ELEONORA DUSE 29
90146 PALERMO (PA).


Diversamente, le tavole ( insieme a tutto il resto del materiale richiesto) potranno essere inviate per mail entro e non oltre il 15 Marzo 2013 all'indirizzo mail: blam.contest@gmail.com.

Al di fuori di queste condizioni non saranno accettati gli elaborati inviati.
Una volta spedito il tagliando, automaticamente accettate le condizioni del Blam! Contest e vi affidate all'insindacabile giudizio della stessa Blam! Editions, che sceglierà il progetto che più le sarà congeniale alla pubblicazione secondo la propria linea editoriale.

Per ulteriori info potete sempre scrivere alla mail:  blam.editions@gmail.com

Non abbiate fretta nel cercare il volume "Non so più scrivere in corsivo", il tempo necessario per la distribuzione c'è, nel frattempo che arrivi alle vostre fumetterie, predisponetevi per realizzare quel che chiediamo...
Nel caso in cui la vostra città non sia coperta dalla distribuzione fatecelo sapere, provvederemo a colmare la mancanza.
Certo, se abitate in una frazione di 50 abitanti, con una sola edicola (se va bene) dovrete per forza recarvi nella fumetteria più vicina...ahinoi!
Non siamo ancora attrezzati per i miracoli...purtroppo...

detto questo...
Non posso che augurare a tutti il mio consueto:

BUON CONTEST A TUTTI!!! 





sabato 15 settembre 2012

ARRIVI FUMETTERIA DAL 10/09/12 AL 15/09/12

   


AUREA EDITORIALE

MasterComix 5: Cayenna 2 € 6,90


BAO PUBLISHING

Bone: Racconti intorno al fuoco € 15,00
Clown con la pistola € 15,00



BONELLI

Dampyr 150 € 2,90
Zagor 617 € 2,90
Tex 623 € 2,90



FLASHBOOK

Dawn of the Arcana 2 € 5,90

GAZZETTA DELLO SPORT

PK - il Mito 32 € 9,99
Ultimate Spider-Man collection 11 € 9,99



LA REPUBBLICA

Zagor Collezione Storica a Colori 31 € 6,90

MAGIC PRESS

Tarzan di Joe Kubert vol. 1 € 20,00



MAX BUNKER PRESS

Alan Ford Tnt gold 199 € 5,00

PANINI

Marvel Special 6 - Marvel Movie Avengers - Preludio 2: La Vedova Nera colpisce € 3.30
Collezione 100% Cult Comics: Pax Romana Pax Romana € 14,00
Collezione 100% Cult Comics: Powers 2 € 13,00
Collezione 100% Cult Comics: Doctor Sleepless 2 € 13,00
Capitan America e i Vendicatori Segreti 28 € 3,50
Iron Man e Avengers Accademy 54 € 3,50
Marvel Gold - X-Men/Vendicatori: Legami di sangue € 16,00
Maximum Berserk 23 € 7,50
Nirvana 6 € 2,90
Rat-Man collection 92 € 2,50
Avengers 6 € 3,50
X-Men 267 € 3,50
L'Uomo Ragno - Amazing Spider-Man 586 € 3,30
Thor 162 € 3,50
Ultimate Comics Spider-Man 17: New Ultimate Spider-Man 4 € 3,00


PLANET MANGA

Deathless 2 € 6,50
Highschool of Dead Color 3 € 13,90
Planetes deLuxe 2 € 12,90
Yoshizumi Collection 2: Cuore di Menta 2 € 9,90
Collana Planet 135: Blue 7 € 4,50



RW - LION

Batman - New 52 nr. 5 (62) € 3,70
Batman: Nascita del Demone € 24,95
Flash - New 52 nr. 5 € 4,95
Lanterna Verde - New 52 nr. 5 (27) € 3,95
New York Five € 15,95
Catwoman: Vacanze romane € 16,95
Batman contro Bane € 16,95


STAR COMICS

Action 227: Peacemaker 8 € 5,50
Greatest 152: One Piece (New Edition) 52 € 3,90






giovedì 13 settembre 2012

(F)Orse... di Mattia Surroz


La
Ren Books, casa editrice bolognese dedicata alla promozione delle tematiche LGBT in quella provincia culturale che si chiama fumetto (ricordiamo, tra gli altri titoli Baciando il Cielo, Shirtlifter, Virtus), continua coraggiosamente a proporre, tra le altre declinazioni della cultura gay, quell'orma ursina che nel nostro paese mancava. Il fumetto Bear, dedicato all'estetica degli omoni paffuti e pelosi, finora assente nel nostro paese. Almeno per quanto riguarda l'editoria ufficiale, più incline a dare spazio a ben altre tipologie del sentire omosessuale. Tra i fumetti leggibili onlinee gratuitamente (tra i quali continuamo a segnalare il nipponico e divertente Insieme al capo di Okura e She Said di Kris Dresen) è oggi disponibile anche (Attenzione: contiene immagini di nudo maschile, quindi se vi creano problemi tenetelo presente) (F)Orse dell'emergente Mattia Surroz, che qualcuno ricorderà per avere illustrato il volume scritto da Bepi Vigna Pinelli e Calabresi - la storia sbagliata, pubblicato dalle edizioni 001.

Dopo il gusto amaro della storia italiana recente e del racconto di denuncia, Surroz presenta la propria visione dell''omosessualità ursina con una scelta minimale e accattivante, decisamente al servizio della sua arte di illustratore. Due orsi, nudi, probabilmente dopo un torrido amplesso, fumano una sigaretta discutendo tra loro dei feticci gay bear e delle loro applicazioni nel quotidiano. Un'impostazione spartana della tavola, priva di fondali e interamente basata sui corpi e le loro angolature. Un taglio da web comic che ricorda le sperimentazioni di lettura verticale tenute a battesimo da Makkox e oggi in via di espansione. Quello di Mattia Surroz è un tratto che si colloca a metà strada tra il pittorico e l'iperrealista, debitore per certi versi alla fisicità illustrativa di Riccardo Mannelli, ma curiosamente ibridata con la spigolosità cara ad Angelo Stano. Una cifra stilistica molto interessante e in evoluzione per un biglietto da visita (meglio, un antipasto) che lascia la voglia di vedere e leggere di più. Non a caso Surroz sta lavorando a una raccolta di racconti a fumetti che presto vedrà la luce proprio sotto l'etichetta Ren Books.


(F)Orse... per noi di AltroQuando che abbiamo sempre inteso il movimento bear come forma di controcultura oltre che semplice attitudine (ed è in fondo una questione di progetti e di individui)... noi che teniamo molto a una distinzione matura tra trend e linguaggio, diciamo... forse, questo primo approccio di Mattia Surroz all'argomento potrebbe trovarci leggermente polemici sul versante concettuale (come una volta abbiamo ampiamento scritto). Ma si è qui per discutere, e lo faremo volentieri quando l'artista presenterà la sua opera bear più compiuta. Cosa della quale, in verità, non vediamo l'ora.

Attenzione: il fumetto qui linkato presenta immagini di nudo maschile