sabato 5 marzo 2016

Sogni Lucidi: Secondo Round



Diario del Capitano, data bestiale 5 Marzo 2016


La notte scorsa ho avuto la mia seconda esperienza con i Sogni Lucidi.
Anche stavolta l'episodio non è stato in alcun modo cercato. Dall'ultimo episodio (che per me è stato anche il primo in assoluto) è trascorsa una settimana durante la quale ho avuto sogni secondo modalità del tutto ordinarie. Stanotte il fenomeno si è ripresentato, in modo sconcertante per me, neofita, che nel sogno ho ricordato l'esperienza precedente e sono stato in grado di fare dei confronti.

Ho rilevato, infatti, alcune differenze percettive rispetto alla volta prima.

Questa volta il sogno era ambientato in un complesso di abitazioni confinanti all'interno di un grande cortile irto di case basse. Non c'era molta gente in circolazione e io mi spostavo da una casa all'altra indisturbato, come se mi fossero appartenute tutte, o come se fossero state tutte stanze di un'unica enorme casa. E' facile ricondurre questa ambientazione al mio recente trasloco e al ritorno nella casa che era appartenuta ai miei genitori, oggettivamente più grande di quella in cui ho vissuto per molti anni fino a poco più di un mese fa.
L'elemento rivelatore, stavolta, è stata la presenza di mia madre, deceduta la scorsa Estate. Ovviamente non era la prima volta che mi capitava di sognare un mio defunto, ma in questo caso, stranamente, la presenza della persona scomparsa è risultata rivelatrice della condizione onirica in cui mi trovavo. Mia madre appariva anziana, malmessa e bisognosa di attenzioni come nella realtà, ma non ancora nelle condizioni estreme dell'ultima fase della sua vita. Era ancora in grado di camminare e parlare. Questo anacronismo, inspiegabilmente, per la prima volta, mi ha fatto acquistare consapevolezza dell'impossibilità del frangente, e anche stavolta, come durante l'esperienze di una settimana prima, ho cercato in tasca il mio totem, l'oggetto onirico di riferimento per eseguire uno dei cosiddetti test di realtà.

La prima volta era stato abbastanza semplice. Il mio piccolo gnomo gestalt, che messo in orizzontale acquista la forma di un tucano, aveva mutato forma confermando l'irrealtà della situazione. In questo nuovo sogno, invece, qualcosa non ha funzionato. Il pupazzetto ha conservato le sue due forme. Per quanto la sagoma del tucano fosse incerta, sfocata, difficile da riconoscere, sembrava più vicino al suo aspetto oggettivo di quanto non fosse stato la prima volta.

Ammetto di non essere un discepolo modello della metodologia dei Sogni Lucidi. L'oggetto totem andrebbe portato sempre con te, andrebbe studiato, manipolato e conosciuto in ogni dettaglio. Cosa che in verità ho parecchio trascurato. Quindi (cosa un po' buffa) nel sogno mi rigiravo tra le mani il mio totem come un dislessico che fatica a leggere, senza riuscire a persuadermi se cambiasse forma o no. Non riuscivo, insomma, a convincermi che mi trovavo effettivamente in un sogno. E questo nonostante la presenza impossibile di mia madre.

Allora ho fatto ricorso a un diverso test di realtà. Mi sono osservato le mani. Nei sogni, di solito, si fa fatica a contare, le dita possono non essere cinque, avere forme strane, così come se ci si guarda in uno specchio non si vede il proprio volto così per com'è. Questo test ha funzionato. Le mie mani erano deformate, come se le stessi guardando attraverso un vetro opaco, e la sinistra aveva un dito in meno.

Nel sogno mi sono rallegrato di questo successo. Ero di nuovo consapevole di stare sognando, e nonostante questo, non mi svegliavo. Ho quindi provato a fare quello che spesso si fa per istinto nei sogni. Ho spiccato il volo. Ho galleggiato nell'aria e ho attraversato il cortile sfrecciando come un gabbiano. Non ho volato per tutto il sogno, ma ho continuato a viverne gli sviluppi con la consapevolezza che non mi muovevo nella realtà. L'aspetto più curioso, in questo secondo Sogno Lucido, è stato il senso di responsabilità che provavo nei confronti di persone e situazioni presenti nel mio sogno. Dovevo – come nella realtà, in passato – aiutare mia sorella a occuparsi di nostra madre. Poi la situazione cambiava, come sovente avviene nei sogni, e mi trovavo a collaborare con qualcun'altro, un'amica con cui nell'ultimo anno mi sono relazionato spesso partecipando alle attività di un centro sociale. Mi occupavo della cucina, dovevo procurare dei piatti e mi scoprivo a preoccuparmi perché quanto trovavo nella credenza non mi sembrava adeguato. Avevo, insomma, consapevolezza di sognare, ma la possibilità di scontentare il prossimo (mia bestia nera nella vita durante la veglia) mi perseguitava anche in quelle lande oniriche. Del resto, ero pur sempre io, e la coscienza della dimensione del sogno non mi privava del mio carattere e del mio rapporto con la realtà.

Devo ammettere che dubitavo molto che l'esperienza si sarebbe ripetuta. Anche per via della mia incostanza nella pratica che dovrebbe favorire i Sogni Lucidi. Per il futuro proverò a studiare meglio il mio oggetto totem, a conoscerlo meglio. Ho notato che ha un marchio di fabbrica, una sequenza di numeri e lettere posta sul fianco sinistro dello gnomo. E del resto il fallimento non è stato completo. L'indeterminatezza del suo aspetto mi ha indotto a svolgere un diverso test di realtà, raggiungendo comunque il risultato.

Mi chiedo se devo aspettarmi altri episodi del genere.
Chissà! E' davvero una strana esperienza.


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