giovedì 19 luglio 2012

Irredeemable: La fine della corsa


Irredeemable, serie supereroistica decostruzionista di Mark Waid, pubblicata nel nostro paese da Italy Comics, è iniziata col botto nel 2009, e si è da poco conclusa in America lo scorso maggio, con il numero #37. In Italia, l'edizione italiana (che presenta i capitoli con il medesimo peso di quella originale, in un parco formato da comic book statunitense) non è nemmeno a metà del tragitto, e dovrà passare ancora un po' di tempo perché i lettori italiani conoscano il destino del Plutoniano, dei suoi tanti comprimari e della terra, ridotta ormai a un pianeta devastato dalla furia di un dio impazzito. Similmente, il suo discreto spin-off, Incorruptible si è concluso con il numero #30, lasciando comunque parcheggiato un universo supereroico alternativo cui – non è escluso – Waid potrà ancora attingere in futuro. Quel che è certo è che la vicenda sconcertante del Superuomo per eccellenza impazzito e divenuto un cinico assassino di massa è finita, e potremmo tirare le somme degli entusiasmi che ci aveva suscitato quel primo, spiazzante capitolo uscito qualche anno fa.

Nessuno spoiler, tranquilli. Solo qualche riflessione sulla qualità di un fumetto che è iniziato con un ritmo da cardiopalma, rovesciando molte certezze di un pubblico abituato ad avventure fantastiche dal sapore più convenzionale, inanellando un enigma dietro l'altro e presentato una lenta ricostruzione del cammino di un eroe potentissimo divenuto un folle criminale. Una serie regolare che ha mutato registro più volte e si è conclusa... beh, con un colpo di scena che sicuramente la maggior parte dei lettori non si aspetterebbe. Come abbiamo scritto in occasione dell'uscita del primo numero di Irredeemable, il Plutoniano non è altri che Superman, al pari dell'Hyperion di Supreme Power e dell'Apollo di Authority. Una delle tante variazioni sul tema del supereroe più classico e archetipico di tutti, quell'Uomo d'Acciaio creato da Jerry Siegel e Joe Shuster nel lontano 1932. Da allora, tra riscritture e clonazioni editoriali, di Superman abbiamo visto le versioni più disparate. Mark Waid ha scelto di affrontare la variabile più crudele, l'ipotesi più sinistra: il progressivo incattivimento dell'essere più potente del pianeta e le conseguenze della sua feroce follia.


Dopo una serie di capitoli agghiaccianti, ai limiti dell'horror, incentrati sulle malefatte del Plutoniano e la progressiva impotenza dei suoi ex alleati (un corrispettivo della Justice League chiamato Il Paradigma), abbiamo scoperto poco per volta le enormi frustrazioni e le molte delusioni che hanno reso possibile la trasformazione da colomba in falco del protagonista. Abbiamo fatto la conoscenza di Modeus, la sua nemesi di sempre (un intrigante e ambiguo ibrido tra Lex Luthor e Brainiac, animato da motivazioni veramente inedite e interessanti) e visto cadere uno dopo l'altro i pochi supereroi rimasti a difendere un pianeta ormai in preda al caos e al terrore.

Il rischio principale di una serie come Irredeemable era di cadere presto nella ripetitività, e di assestarsi prevedibilmente sull'accumulo di brutalità sempre più colossali e uccisioni spettacolari. Per fortuna non è stato così. Per quanto, a metà serie, il ritmo rallenti abbastanza, l'avventura vira per lidi inaspettati, e la caratterizzazione del suo furioso antieroe si complica quanto basta perché non si guardi più a questi come al mostro senza sfumature apparso nei primissimi episodi, provando a tratti persino della compassione per lui. Il personaggio centrale di Qubit, il genio scientifico del Paradigma, difetta forse di simpatia, ma questo non gli impedisce di svolgere un ruolo determinante nel corso dell'intera saga e di tessere un complesso piano che potrebbe concludersi tra le macerie di quanto ha giurato di proteggere, ma con la possibilità di rincominciare finalmente daccapo. Il finale, deflagrante nello stile più classico del mito supereroistico, vedrà infine lo scontro tra due avversari di lunghissima data. Ma la soluzione finale del dramma, più surreale che fantastica, è una chiusa perfetta, che dopo tanto orrore accende una flebile luce calda. Triste, ma tutto sommato rassicurante.


Nella sua in fondo breve corsa editoriale, Irredeemable ha dimostrato di reggere abbastanza bene lo spunto scomodo che aveva scelto di cavalcare, e sia pure con qualche piccola caduta di ritmo durante il percorso, si presenta come un'opera compiuta, più metafumettistica di quanto non ci fosse parso all'inizio, e di lettura decisamente piacevole. Una volta terminata anche l'edizione italiana, sarebbe auspicabile la riscoperta di Irredeemable con una serie di pratici volumi (già iniziata, ma sacrificata da tempi di pubblicazione troppo lunghi). Un cerchio chiuso ha più fascino di qualunque serie “ongoing” dal futuro incerto. Mark Waid ha dimostrato ancora una volta di sapere il fatto suo, e la tensione palpabile negli ultimissimi episodi della saga del Plutoniano merita una lettura (o riscoperta) più compatta e agevole.


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