mercoledì 13 dicembre 2006

IL DIRITTO DI VIVERE IN PACE... E RICORDARE

Solo poche righe, per un senso di urgenza che non posso frenare. Poche righe e un rimando a una voce di Wikipedia che vorrei leggeste.

Voglio ricordare Victor Jara, artista cileno ucciso il 16 Settembre 1973, nei primi giorni dell'esplosione liberticida orchestrata dal segretario di stato americano Henry Kissinger (che vinse il premio Nobel per la pace lo stesso anno!) e amministrata sanguinosamente per decenni dal generale Augusto José Ramón Pinochet Ugarte.
Victor Jara era un cantautore. Victor Jara era un poeta. Victor Jara era la voce di un popolo. In un modo distante, quasi alieno, dalla nostra cultura musicale. Quella latino americana è una realtà dove musica, poesia e impegno sociale si fondono in un'unica impetuosa opera d'arte. Da una ricchissima tradizione musicale etnica, alle sperimentazioni di Violeta Parra fino al fenomeno della Nueva Canciòn Chilena, l'anima musicale e politica del Cile diede origine a Victor Jara. La sua canzone "El derecho de vivir en paz", scritta durante gli anni del Vietnam, ha travalicato il suo contesto storico per diventare un inno alla pace senza tempo. Così come "Manifiesto" era l'espressione candida e risoluta di un uomo che avrebbe cantato la libertà fino alla fine. Fine giunta allo stadio Chile di Santiago, quel maledetto Settembre del 1973.

Oggi Pinochet non c'è più. Un vecchio malandato ha smesso di vivere senza che nessuna vera condanna morale sia mai stata emessa dalla comunità internazionale. Oggi assistiamo, in Cile, a manifestazioni nostalgiche del regime dittatoriale. Ci tocca sentir dire da qualcuno che "quelle cose" non sono mai accadute.

Mi sembrava doveroso, in questi giorni, ricordare la figura di Victor Jara, a emblema delle migliaia di vittime di una tirannia ancora osservata con troppa distrazione.



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