sabato 31 ottobre 2015

Dal profondo di un Altroquando...

 

Diario del Capitano. Data Bestiale 31.10.2015...

I traslochi sono così. Soprattutto se in una casa hai vissuto per molti anni. Specialmente se l'hai condivisa con qualcuno che amavi, e che si portava dietro già un bel pezzo di strada percorsa, con tutto il suo bagaglio di ricordi, curiosità conservate e poi dimenticate, archivi, progetti, souvenir...

Che parola fatale che è Altroquando. Nata con il romanzo di fantascienza del 1965 "Lord Kalvan of Otherwhen" di H. Beam Piper, e in seguito utilizzato (in modo incosapevole) in italiano da Tiziano Sclavi per uno speciale di Dylan Dog ("Gli Orrori di Altroquando" disegnato dal grande Attilio Micheluzzi) che ha fatto scuola, è oggi una parola abusata nei nomi delle attività commerciali e ludiche di tutt'Italia. Librerie, gruppi di gioco, ristoranti, proprio di tutto. A Palermo, però resterà sempre legata al nome di Salvatore Rizzuto Adelfio, forse uno dei primi a usare la parola "Altroquando", dietro suggerimento del disegnatore Alessandro Borroni, come nome di quella che di fatto fu la prima fumetteria nella città di Palermo. Fumetteria oggi non più esistente, giacché l'azienda subentrata nel contratto d'affitto allo scopo di attingere alla vecchia clientela, non ha nessun legame di continuità né ideale né giuridico con i precedenti occupanti di quelle mura, non essendo avvenuto nessun passaggio di proprietà legale della vecchia licenza di libreria, ed essendo il logo Altroquando, realizzato da Salvo Gurgone, proprietà del sottroscritto e oggi nome dell'omonima associazione culturale.


Altroquando è comunque una parola fatale, che ti suggerisce sfalsamenti temporali, ma anche dimensionali e di conseguenza... emozionali.

Soprattutto se c'è un trasloco di mezzo. Soprattutto quando trovi, in fondo a un cassetto delle fotografie datate 1999 con l'etichetta: inaugurazione Altroquando.
Per precisione cronologica, specifichiamo che la fumetteria Altroquando di Palermo è nata nel 1991. Quindi l'inaugurazione documentata dalle foto è relativa al trasferimento dell'attività da un locale all'altro (praticamente da un marciapiede all'altro), nell'ambiente più ampio che sarebbe stato la sua sede per la maggior parte del tempo a venire.



Erano altri tempi, io sarei arrivato solo un anno dopo e sarei entrato (in modo impercettibile, evidentemente) nell'attività e nella vita di quello che sarebbe diventato il mio compagno di vita, il mio maestro, e la persona che maggiormente mi ha influenzato dal punto di vista culturale, politico, artistico, umano. Insomma, lo ripeto: Altroquando è una parola fatale, e nella mente di Salvatore era diventato come una formula magica che riassumeva il suo modo di vedere le cose. Un atteggiamento particolare per un commerciante che non era nato per essere tale, ma che è rimasto fino alla fine un artista bohemienne, sognatore, più attaccato ai suoi progetti di attivista e di creativo che all'attività di venditore. Come riassumere questo pensiero? Proviamoci così, come una ricetta di cucina: prendete i fumetti, l'immaginario popolare e quanto attira giovani e meno giovani come mezzo di intrattenimento. Shakeratelo con la controcultura, le manifestazioni antagoniste, le forme artistiche prodotte dal basso. Aggiungete l'attivismo politico e la militanza per i diritti delle categorie discriminate. Abbondate con la solidarietà, la divulgazione e la sfida a proporre espressioni culturali anche in luoghi dove queste di solito non sono di casa. Ecco... questo era e continua a essere, nei progetti dell'attuale tag culturale, l'Altroquando di Salvatore Rizzuto Adelfio. Presente nero su bianco sullo statuto dell'associazione che oggi porta il nome suo e della sua creatura.



Le foto, datate 1999, ci mostrano (o rimostrano) che acqua sotto i ponti ne è passata parecchia. Io - come accennavo - non ero ancora nato all'interno di quel mondo. E secondo qualcuno, forse, non ne ho mai fatto parte. Mi diceva Salvatore: «Tieni un profilo troppo basso. Sempre silenzioso, sempre nascosto al piano di sopra... La gente riconosce solo quello che vede o urla per farsi sentire. Non stupirti se ignorano che certe iniziative sono partite da te e le attribuiscono ad altri.»
E' vero. E' colpa mia. Il vizio di rendermi simpatico a ogni costo mi manca.


Insomma, il trasloco va avanti, e va avanti anche la scelta dei ricordi. Ricordi comuni. Ricordi condivisi. Ricordi che... idealmente appartengono anche a me, anche se non ero ancora presente. Mi fa strano pensare che molte delle persone, un po' più giovani, presenti nelle foto, siano del tutto uscite dalla mia vita con la chiusura della fumetteria. Mi sorprende meno che, con la scomparsa di Salvatore, le realtà che mi si sono strette intorno affinché l'idea di Altroquando continuasse a vivere ugualmente siano provenute dai centri sociali, dalle associazioni culturali e dai gruppi politici. Peccato notare che il ricordo di quegli anni venga ricondotto dai più alla mera rimembranza di quattro mura e di un amico disponibile (a volte troppo, con troppa indulgenza) con cui sbevazzare, ridere e poco altro. Ma a Salvatore non interessava fare il maggiordomo di lusso per i vip del settore. La luce riflessa non lo ha mai affascinato. Mi restano queste foto e il ricordo di una persona non perfetta, fallace, ma dalla grande energia, che mi ha lasciato dicendomi delle parole che suonano letterarie: «Io ho raccontato il presente... Tu dovrai raccontare il futuro.»

Beh, cazzo, lo farò. Perché ci credo. Perché penso sia giusto.
E perché c'è sempre un Altroquando.




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