domenica 10 dicembre 2023

Doctor Who: The Giggle

 


Si conclude con “The Giggle” la celebrazione del sessantesimo genetliaco di “Doctor Who”, il longevo serial della BBC, il cui primo episodio andò in onda nel lontano 1963 e che tanto successo ha mietuto nel corso dei decenni, subendo un temporaneo arresto, qualche scossa in corsa, ma riuscendo comunque a tenersi a galla fino a oggi.

Che dire? Wow! Un senso di vertigine, tanta curiosità, e... l'esordio di Ncuti Gatwa nel ruolo del Dottore.

Il terzo dei tre speciali caratterizzati dal ritorno di David Tennant nei panni del quattordicesimo Dottore, dopo essere stato l'amatissimo decimo, chiude la trilogia in modo pirotecnico, e con una commistione tra vecchio, mediano e nuovo che lascia frastornati, ma anche curiosi di vedere come lo show andrà avanti.

Ormai è evidente che Russell T. Davies, artefice del primo rilancio della serie avvenuto nel 2005, si è messo comodo al timone di questo nuovo corso, riportando in scena atmosfere e situazioni collaudate, ma intenzionato anche a sperimentare. Lo dimostra il ritorno in scena di Mel Busch, compagna del sesto e del settimo Dottore, sempre interpretata dall'attrice Bonnie Langford, e soprattutto del Giocattolaio, avversario comparso nella terza stagione dello show, nel 1966, e scontratosi con il primo Dottore a pilotare il Tardis, il venerando William Hartnell.


Parliamo di un ciclo di tre episodi intitolato “The Celestial Toymaker”, i cui primi due capitoli sono andati, aimé, perduti e oggi esistono solo in forma novellizzata. Sopravvive l'ultimo segmento della trilogia, in cui il Dottore e i suoi due compagni dell'epoca, Dodo e Steven, si scontravano con la potente entità chiamata Toymaker, che allora aveva il volto dell'attore britannico Michael Gough (lo ricordiamo, tra le tante apparizioni, nel ruolo di Alfred Pennyworth, nei due Batman di Tim Burton e nei successivi capitoli diretti da Joel Schumacher).

Il Giocattolaio, creatura antica e quasi onnipotente, al di là di ogni etica, che esiste solo in funzione dell'azzardo del gioco, del divertimento e del puro caos. Un essere che sotto alcuni aspetti potrebbe rammentare per poteri e caratterizzazione Mr. Mxyzptlk, il diavoletto dimensionale nemico di Superman, e che oggi ha il volto di uno scatenato Neil Patrick Harris, perfettamente a suo agio in un ruolo insinuante e temibile.

Riesumare un villain così classico, finora mai ricomparso nella serie classica né in quella revival, non è una scelta casuale. Davies, dicevamo, parla di passato e futuro, di canone e di rovesciamento delle prospettive. Da un lato si dimostra uno dei migliori architetti possibili cui affidare le sorti dello show (Chris Chibnall, con le sue innovazioni fallimentari, è già un pallido ricordo). Dall'altro, si rivela pronto a svecchiare i moduli e prendere il largo facendo tesoro dei nuovi mezzi a sua disposizione.

The Giggle” è un vero caleidoscopio. Tra gli ingredienti troviamo l'horror (che nelle avventure del Timelord è di casa) e la satira sociale, con un fugace ma corrosivo riferimento alla pandemia da Covid-19 e a certo complottismo (scommetto che qualcuno si incazzerà). L'elemento gotico si esprime al meglio parlando di giocattoli e di temi infantili che diventano sinistre sfide. Lo stesso primo incontro con il Toymaker, in fondo, echeggiava il modello di gioco mortale che oggi conosciamo bene grazie a film e prodotti seriali di successo come “As the Gods Will”, “Alice in Borderland” e soprattutto il gettonatissimo “Squid Game”.

E' quasi una resa dei conti con un discorso lasciato in sospeso tanto tempo fa, ma anche la ricerca di una linea di demarcazione e di un nuovo punto di partenza. Tutto deve restare simile affinché lo show non si snaturi e vada avanti, ma nello stesso tempo deve cambiare pelle. Vecchi avversari che risorgono, altri nascosti nell'ombra, veloci riassunti delle saghe precedenti... e il nuovo Dottore, il Quindicesimo, pronto a iniziare il suo viaggio.


Il twist finale proposto da Russell T. Davies può risultare ostico da mandare giù. Io stesso, inciampato mesi fa in uno spoiler precoce, non so dire quanto mi senta convinto. Tutto sta a vedere come sarà gestita la cosa in futuro. In nostro aiuto, però, accorre una riflessione che mi è molto cara. E cioè che le storie non contano solo per gli accadimenti che ci mostrano, ma vivono nei simboli che ci invitano a interpretare. L'invenzione di Davies per traghettare il ciclo precedente verso la nuova stagione (che ricordiamo: sarà indicata come Prima e non come quattordicesima, secondo la numerazione del revival), si presta a una lettura fortemente allegorica. Lo show, sembra dirci Russell T. Davies, aveva bisogno di tagliare un traguardo, ribadire alcuni principi fondamentali cui resterà sempre fedele, ma anche di prendere il volo alla scoperta di nuove direzioni da scoprire. Il temporaneo ritorno di Catherine Tate e la sua rinnovata condizione di compagna del Dottore, ha la medesima funzione del recupero di David Tennant come protagonista. L'esigenza umanissima di avere un lieto fine, un punto di arrivo, il raggiungimento di un porto sicuro in cui fermarsi e godersi un meritato pensionamento. Ad andare avanti ci penseranno le prossime generazioni.


Non si tratta solo di salutare la parentesi firmata da Chibnall, ma anche quella scritta da Steven Moffat, ribadendo che il Dottore è un'idea, un'invenzione anarchica in continua evoluzione, e pertanto è libero da qualsiasi vincolo di continuity, pur riservandosi nostalgiche reunion di quando in quando.

Lo scrittore Neil Gaiman, nel suo “Sandman”, a conclusione del ciclo intitolato “La stagione delle nebbie”, scrive che chiunque può avere la sua storia a lieto fine. E' sufficiente trovare un cielo azzurro, un prato verde, un luogo dove ci si sente in pace. Sedersi, guardare il tramonto e semplicemente... smettere di leggere.

Qualcosa che nella vita reale non è possibile, ma che la fantasia e una brillante scelta di scrittura possono realizzare. Sempre che la smania di spin off non ci metta del suo. Ma questo è tutto da scoprire.

Pertanto: benvenuto, Quindici. Non vediamo l'ora di scoprire cosa farai a Natale, l'ultimo degli speciali di quest'anno che segnerà l'inizio ufficiale della prossima stagione. Nuovi viaggi, nuovi compagni, nuove sfide alle convenzioni da parte di chi è capace di evolversi, di cambiare.

E un sentito vaffanculo agli idioti che alla notizia del casting di Ncuti Gatwa hanno commentato affermando che skipperanno schifati la nuova stagione, caratterizzata da questa scelta “politicamente squallida”, buona solo per eccitare gli sciocchi “woke”.

Doctor Who, per fortuna, vola sopra tutto questo. E rimane lo show più progressista (e queer) di tutti i tempi.

Buon viaggio, Fourteen.


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