martedì 11 luglio 2023

Cittacotte 2023: Potevononesserci


 
Palermo, 10 luglio 2023

Pochi giorni al Festino di Palermo 2023. Anzi, poche ore, prima che il centro storico si affolli come di consueto per celebrare la sua ricorrenza patronale. Il miracolo di Rosalia Sinibaldi, vergine eremita morta in solitudine su Monte Pellegrino, le cui ossa condotte nel 1625 per le strade del capoluogo siciliano scacciarono la peste che affliggeva la città.

Le tradizioni contano. E nelle tradizioni ne germogliano altre, non meno importanti in quanto espressione dei tempi che cambiano e degli individui che osservano il fluire degli eventi secondo la loro peculiare sensibilità. Sono molti anni che Cittacotte, la bottega di Vincenzo Vizzari sita sul Cassaro a pochi passi da piazza Marina, dice la sua sull'importante ricorrenza palermitana. Sulla figura istituzionale di Santa Rosalia e contestualmente sull'attualità dal punto di vista di chi la città la vive senza filtri. La Santuzza del mastro della terracotta, rinnovata ogni anno, è diventata nel tempo un termometro artistico di ansie sociali. Voce muta, ma eloquente, di realtà scomode che nel gridare «Viva Palermo e Santa Rosalia!» fanno echeggiare nel cuore della festa pulsioni non omologate.


Potevononesserci, il titolo dell'installazione di questo 2023 proposta da Vincenzo Vizzari nella vetrina della sua bottega, suona ambiguo, quasi provocatorio. In modo coerente, del resto, con le tante anime della sua Santuzza, multiforme e complicata come la città di cui è simbolo.

Dopo Memento Mori, ultima composizione in ordine di tempo, e allegoria di una sofferta risurrezione dalle proprie ceneri, Potevononesserci parla ai corpi per elevare le anime e condurle a una dimensione trasgressiva, mai così anticonformista. Rosalia, stavolta, sorge da una distesa di ex voto, testimonianze materiali di grazie ricevute dai fedeli, ma anche ricordi di una tribolazione da lasciarsi alle spalle, paesaggio notturno su cui la Santuzza torna a splendere come un nuovo sole.

Stavolta, grazie all'arte di Vincenzo Vizzari, Rosalia si ammanta di più codici. Un palinsesto culturale che si innalza dalle esperienze passate per annunciare il possibile futuro. Rosalia è vista come una sorta di gorgone, Medusa dalle chiome di serpente, cui in questo caso si sostituiscono gli edifici storici di Palermo, ma in una versione sinuosa - serpeggiante, appunto – probabile espressione dei pensieri della Santa. Lo sguardo di Rosalia è incantato. Più che mutare in pietra chi incrocia il suo sguardo come la Medusa, sembra pietrificata a sua volta. E il suo viso esprime stupore, ma anche una silenziosa sfida, mentre le labbra appena schiuse accennano quello che potrebbe evolvere in un sorriso trionfale. Una mitologia rovesciata, specchiata, che contempla se stessa e si reinventa, proprio come Palermo, città contraddittoria, che alterna pulsioni autolesioniste a irrefrenabili esplosioni creative.

Potevononesserci, senza spazi tra le parole, quasi un'unica formula magica, si presta a più letture. “Avrei potuto non essere qui” alludendo alle traversie della bottega dell'artista artigiano, sempre più isolata in un quartiere storico ormai caratterizzato in prevalenza dalle attività di ristorazione. Ma anche “Sono ancora qui, nonostante tutto”. Una città, degli abitanti, sopravvissuti per un altro anno al generale degrado, ai fallimenti della politica, a un mondo che brucia sempre più velocemente. E infine: “Non potevo mancare”. Affermazione di fedeltà alla città di Palermo da parte della Santa che altro non è che un simbolo di ottimismo e resistenza alle avversità.


La Palermo viva, serpeggiante, che cresce dalla testa di Rosalia, invita alla ragione, a meditare sulla storia per non ripeterne gli errori, e possibilmente al cambiamento. Da sinistra a destra, gli edifici mutano colore, dai toni lividi a quelli più accesi fino a raggiungere lo splendore dell'oro. Il movimento suggerito dalle sagome richiama i quattro elementi. Terra, aria, acqua e fuoco, in una progressione che esalta il ciclo della vita e i colori dell'arcobaleno. Quel rainbow che è simbolo del sereno dopo la tempesta, ma anche del movimento LGBTQ+, e che si riflette sul viso androgino di Rosalia come il proposito di prevalere sull'arretratezza culturale. Gli ex voto dal colore triste fanno da collana alla Santuzza, vestigia di un passato fatto di privazioni e diritti negati. Eppure, Palermo stessa non è più corona. E' parte di lei, e fiammeggia colorata per lambire vette più alte. La fiamma del filosofo Eraclito, il divenire universale, in questo caso ispirato dall'ordine che scaturisce direttamente dalla saggezza di Rosalia. Una mente nobile, cresciuta dall'humus di più culture intrecciate, che aspira a essere pluralista e accogliente.

Un augurio e una promessa di resistenza, che non ci lascia, e ci cammina accanto, perché non può fare a meno di esserci. E' noi, è Palermo, e la sua irriducibile fantasia.

«Viva Palermo e Santa Rosalia!»


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