giovedì 22 febbraio 2018

Daniel Pennac: Il Caso Malaussène (...la prima parte)


Daniel Pennac ormai è per me come un caro amico. Lo ricordo ancora durante il suo primo incontro con i lettori al Teatro Biondo di Palermo. Sono passati diversi anni. Presentava "Signori Bambini", e il ciclo della tribù Malaussène sembrava concluso (non ci credeva nessuno neanche allora) con la sbornia letteraria di "Signor Malaussène". In realtà seguirono il racconto "Cristianos Y Moros" e "La passione secondo Terèse", in cui la dinastia si allungava ulteriormente. E ora Pennac e la sua tribù tornano (ancora) con "Il caso Malaussène: Mi hanno mentito". Ennesimo ultimo (maddai!) capitolo della saga. Un ultimo capitolo diviso in due parti alla maniera di "Kill Bill", con tanto di esasperante "CONTINUA..." nell'ultima pagina.
Durante l'incontro palermitano con i lettori di tanti anni fa, una signora tra il pubblico gli disse «E' colpa sua. Ci ha fatto amare troppo i Malaussène. E' normale che oggi noi se ne voglia ancora, e se racconta di altro le chiediamo di tornare sui suoi passi.» In realtà la tribù non è mai stata abbandonata. Daniel Pennac ha edificato un mondo e un linguaggio tutti suoi. Bizzarro il suo successo popolare considerata la prosa non proprio lineare. Una ricetta che a suo modo a conquistato tutti e continua a farlo. E' una delizia e un po' una pena, ricordare la nascita di Verdun negli anni 80 e ritrovarla oggi, quasi trentenne, nel ruolo di giudice istruttore. Inquietante upgrade del bebè inquietante che è stata. Così come vedere gli altri piccoli Malaussène, molti dei quali nati sotto gli occhi dei lettori, cresciuti e promossi al ruolo di protagonisti. Protagonisti di un'epica umoristica e fantastica, poliziesca e sociale che difficilmente si può trovare in altre pagine. Perché nel mondo dei Malaussène è possibile di tutto, ed è possibile trovare di tutto. Compreso l'orrore che suscita una risata, o la denuncia più sferzante, quella che si ammanta di ironia. E Benjamin, il Caprio Espiatorio per antonomasia, ingrigisce ma non invecchia. Ormai è un archetipo, una maschera. Come il nome Malussène è una fucina di personaggi dirompenti, che non deludono mai e ne generano sempre di nuovi. Una vera mitologia moderna, sarcastica e profondissima.
Non farci aspettare troppo la seconda parte, monsieur Pennac.

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