lunedì 15 luglio 2013

Il Vostro AltroQuando...

Raccogliamo in questo post i ricordi che alcuni amici hanno desiderato dedicare alla nostra attività, ormai prossima a concludere la sua corsa. Grazie a tutti per le gentili parole, per l'affetto dimostrato, per la presenza irriducibile... 


La mia fumetteria Altroquando

di Daniela Ragusa

“Se và bè! Esistono posti dove vendono solo fumetti?” Dopo due anni in Architettura mi sono abituata ad evitare le tecniche da rimorchio dei colleghi dell’università , ma ci sono questi tre ragazzi che mi raccontano di un’edicola che non è proprio un’edicola e che ha molti più fumetti delle altre. Figurati se ci credo! Però femmina lo sono e curiosa pure. Il ragazzo magro con gli occhiali, lo zaino da liceale e la sua vecchia bicicletta scende davanti a noi lungo Corso Vittorio Emanuele mentre io parlo con gli altri due, quello un po’ basso coi capelli crespi a cespuglio e la camminata da astronauta e l’altro più alto con un sorriso indelebile stampato sulla faccia. Davanti al negozio  mi dicono che si chiama “Altroquando”, ma a prima vista mi sembra l’ennesima banalissima piccola edicola. Dietro al bancone c’è un tizio sulla quarantina alto con la barba grigia, una coppola di lana blù  e lo sguardo da gatto che ti inquadra a prima vista e ti dice che è uno che non vuole rotta la minchia con domande stupide.  Guardo le riviste che salgono fino al tetto e poi noto un ometto bassino un po’ pelato  che sbuca dalla sinistra e attacca una conversazione con i “miei” tre nuovi amici. Mi accorgo che c’è una libreria-porta scorrevole bianca che dà accesso ad un’altra stanzetta sulla sinistra dedicata solo ai fumetti. CHE MERAVIGLIA! CHE VARIETA’! Mai visti tanti fumetti tutti insieme in tutta la mia vita! E io che mi sentivo chissà chi ad avere una collezione di una quarantina di Dylan Dog e qualche Nathan Never.


C’è anche uno scaffale scorrevole con dietro altri fumetti, come nella libreria di Feltrinelli (quella in via Maqueda).  Voglio un fumetto nuovo e per una volta il vecchio Dylan non si offenderà. Il ragazzo con i capelli a cespuglio mi porge il numero 1 dell’autoproduzione di Ratman ed io mi innamoro di quegli occhi castani divento fan di Ortolani e mi abbono ad Altroquando.
In quel giorno di autunno del 1996 tutta la mia vita cambiò e nei successivi diciassette anni Altroquando è diventato per me un luogo dell’anima che non sparirà mai. Anche quando cambiò sede rimase il teatro della rappresentazione dei miei amori, delle mie passioni artistiche, delle mie amicizie.
Qui ho conosciuto Salvatore Adelfio Rizzuto, che all’inizio mi faceva un po’ paura, ma che poi ho scoperto essere una persona meravigliosa, un uomo profondamente spirituale, pieno di dolcezza e di forza, caparbio e spiritoso, intelligente e fancazzista, appassionato di musica, fotografia, illustrazione, scrittura ma soprattutto di fumetti. Un uomo come pochi se ne incontrano nella vita, così pieno di “voglia di fare” da coinvolgere moltissimi di noi clienti-illustratori-scrittori-fumettisti-fotografi-musicisti  in progetti artistici e mostre. Con riconoscenza e rispetto l’ho voluto accanto alla mia festa di laurea e al mio matrimonio con Fabio, tanto da scegliere Altroquando come set fotografico del matrimonio e della prima uscita tra amici di mio figlio Marco.
E adesso? Vorrei che mio figlio un giorno andasse a comprare i fumetti da Altroquando ma il teatro chiude e non resta che ringraziare. Grazie Dino per quelle chiacchierate del sabato mattina insieme a Maurizio, Alice, Emiliano, Riccardo e chiunque si unisse, amici e clienti di passaggio. Grazie Filippo e Salvatore per avermi dato un punto di vista “nuovo” sull’amore e grazie a i miei tre “amici” che tanto tempo fa mi portarono “dentro” Altroquando.

 
 
Il "Mio" AltroQuando

di Claudio Claps Iemmola


Era il 1995...
Un anno particolare per me.
Fondamentale...
In febbraio terminava la mia "naia" e subito dopo iniziavo i primi passi nel mondo del fumetto professionale cominciando la mia esperienza alla Scuola del Fumetto di Milano...
In quel periodo conobbi il "micromondo" di Altroquando...
Ero ancora un pischello e disegnavo molto male ( qualcuno dice che disegni male anche adesso...confermo...!!!) ma invogliato dal mio entusiasmo e dal fascino che quel piccolo universo fatto di disegnatori semi-professionisti e super-nerd esercitava su di me, spavaldo come sempre son stato, mi presentai ai proprietari di quel negozietto(ne) a metà tra l'edicola e la libreria, con una mia pietosissima tavola, colorata a matita, in cui alcuni supereroi Marvel reggevano un improbabile logo di Altroquando.
Nonostante la qualità scarsa, ne ero orgogliosissimo.
Speravo, in cuor mio, che un giorno un mio disegno potesse essere stampato in una delle cartoline omaggio che ammiravo sul bancone ogni volta che entravo...
Ecco, la prima cosa che conobbi di Altroquando furono appunto quelle cartoline.
La seconda, e che mi convinse a ritornarvi, la gentilezza di Dino.
Accettò il mio disegno, lo guardò, sorrise paternamente sotto i suoi occhialini da contabile con la catenella al collo, lanciò uno sguardo simpatico a Salvatore, mi ringraziò come se fossi Claudio Castellini e ripose con delicatezza la mia tavola in una busta di plastica trasparente, conservandola dietro al bancone.
Non ricordo cosa comprai quel giorno...
Ma ricordo con che sensazione di gioia varcai la soglia di Altroquando per uscire e tornare a casa...
Mi sentivo accettato, per la prima volta in vita mia, parte finalmente di un mondo tutto mio, condiviso con altri esseri umani che parlavano di fumetto, lo disegnavano, lo leggevano, lo respiravano, lo vendevano...e ne sapevano ben più di me...
Non ero più solo, chiuso nella mia stanzetta a macinare e rimacinare sempre gli stessi albi Corno vecchi di vent'anni...
non ero più solo con i miei sogni.

Il tempo passò velocemente...
Ero quasi in procinto di terminare il primo anno di corso in quel di milano...
Era la primavera del 1996.
Pasqua...
Io ero tornato a casa per trascorrere le vacanze con la mia famiglia e con la mia ragazza dell'epoca...
Avevo voglia di fare.
Di mettermi alla prova.
Sapevo di avere imparato un sacco di cose e non vedevo l'ora di iniziare a provarmi sul campo.
Andai da Altroquando, come un parente lontano che viene a far visita di tanto in tanto...
Fu di nuovo Dino a "spalancarmi la porta del destino"...
Mi diede un fogliettino con un nome e un numero di telefono scritti a mano.
Mi disse, con aria seria e frettolosa:" Gioia, tu che disegni, tieni 'sto pizzino, questo ragazzo qui cerca un disegnatore..."
Felicissimo come avessi ricevuto il più bel regalo che si possa desiderare, presi il biglietto e corsi ad una cabina del telefono ( vecchi cari ricordi )...
Fu allora che conobbi Giorgio e Claudio e fu allora che nacque lo Studio Cagliostro, con tutto ciò che nel bene e nel male fece e rappresentò successivamente...
Fu allora che pubblicai per la prima volta, che partecipai ad una (piccola) mostra-mercato con un mio albo ( Futura, in parte finanziato dallo stesso Altroquando) e fu allora che nella mia incontenibile e demenziale goliardìa coniai, per conquistare l'apparentemente burbero Salvatore, il soprannome di "Nonno di Heidi"...

Il tempo non si fermò a quei giorni felici, andò avanti, impietosamente.
Le strade si divisero come giustamente prevede spesso la vita.
Non sono mai stato un gran cliente...
Mai stato uno che spende capitali di soldi in fumetti.
Però, tutte le volte che ho potuto ho cercato di far capire a Dino, Salvatore, e in seguito Filippo, quanto fosse importante per me la loro presenza nella mia vita.

Quando un anno fa ho cercato di intraprendere l'attività di editore è da loro che ho portato in seguito i primissimi albi stampati, orgoglioso come un figliolo che mostra la pagella ai genitori...

Ho visto chiudere tante fumetterie in vita mia, in varie città d'Italia, tante attività commerciali a cui in un modo o nell'altro ero legato, per vari motivi...
Ma mai avrei pensato quanto potesse essere doloroso sentir annunciare la fine di Altroquando.
Mai avrei pensato quanto potesse essere legato il mio cuore da eterno aspirante disegnatore e la mia fantasia ad un luogo, ad un microcosmo così piccolo, ma così grande al contempo da far diventare con esso Palermo stessa enorme, sconfinata, fin dove ci si può allungare con poteri cosmici, o correre veloci come il fulmine, o volare tra le nuvole più alte col mantello rosso sferzato dal vento...


Palermo non è mai stata così grande

dopo Altroquando difficilmente potrà esserlo nuovamente...
e noi insieme ad essa...

Altroquando resta nelle nostre vite
nei nostri cuori, nelle pagine dei nostri fumetti...
anche in quelli comprati ovunque...
è lì, come sempre, nel luogo dove si incontrano i sogni...
"prima stella a destra e poi dritti fino al mattino..."

Grazie di cuore per tutto

Salvatore, Dino, Filippo

con affetto 


Il mio AltroQuando

di Maurizio Clausi
AltroQuando chiuderà presto, ormai lo sappiamo tutti. AltroQuando non è stato solo un negozio di fumetti, è stata una fucina di idee e proposte che hanno coinvolto la comunità fumettistica di Palermo, un luogo in cui vivere, divertirsi, riflettere, parlare di fumetti, di diversità e di politica. In questo luogo sono nate amicizie, inimicizie, si sono consolidati amori (Fabio e Daniela ne hanno fatto anche un set per il servizio fotografico del loro matrimonio) si è stati bene e ci si è anche incazzati.
AltroQuando è stata la prima fumetteria di Palermo, in un’epoca, gli anni ’90, in cui nemmeno si sapeva cosa fosse una fumetteria. Quando nacque AltroQuando io c’ero. Anzi c’ero prima che l’idea di AltroQuando si formasse compiutamente. Ai tempi dell’Università, Facoltà di Architettura poco distante, in via Maqueda, ero già un appassionato di fumetti. Una passione cieca, coltivata in solitudine perché l’era di Internet e dei social network era di là da venire. E così c’ero io che compravo fumetti pur non avendo un posto in cui comprarli. Non c’era un luogo preferito ed esclusivo, c’era la città che scandagliavo con la mia bicicletta in cerca di quella copia dell’Uomo Ragno che fosse intonsa, perfetta, che non fosse stata mutilata dalle stringhe che la teneva prigioniera dei chioschi delle edicole. A quei tempi, più di adesso, i fumetti erano mal tollerati e gli edicolanti li relegavano nei posti peggiori, in verticale, stretti dai legacci.
Non potevo acquistare i fumetti in quelle condizioni per cui andavo a caccia di edicole che proponessero un trattamento migliore. Fra le edicole che conferivano un minimo di dignità al fumetto c’era l’edicola/libreria Mercurio, in via Marchese di Roccaforte, in cui i fumetti, o giornaletti come si chiamavano allora, facevano bella mostra di sé impilati gli uni sugli altri senza cinghie di contenimento. E se quel numero non c’era si andava all’edicola di fronte al porto, dagli ampi spazi o poi, in tempi più recenti, a quella di Piazza Ottavio Zino ormai chiusa. Ecco, mentre percorrevo l’intera città alla ricerca del fumetto perfetto, mi iscrissi all’Università e come di consueto cominciai a guardarmi in giro per individuare le edicole che facessero al caso mio. Una di questa si trovava fra Corso Vittorio Emanuele e via Alessandro Paternostro gestita da un anziano signore che cominciai a conoscere e che, dopo un po’, iniziò a tenermi da parte le copie migliori dei fumetti che acquistavo regolarmente. Il tempo a disposizione era parecchio, perché gli orari della Facoltà di Architettura erano cesellati in funzione dei comodi dei professori, per cui si creavano delle ore di buco nella giornata che ti costringevano a passare molto tempo fuori casa. Compravo i fumetti, lì, dicevo, in un’edicola che non chiudeva per il pranzo ma il cui gestore se lo faceva portare dalla famiglia in orribili contenitori di plastica, e consumava là i suoi pasti, un po’ nascosto, ma non troppo.
Un giorno il gestore dell’edicola mi disse che avrebbe ceduto l’attività e io ci rimasi un po’ male perché ormai lui mi conosceva e anche se non era un appassionato di fumetti ormai aveva imparato a comprendere, anche se non a capire completamente, le mie esigenze. E alla fine mi presentò il famoso compratore, quel Salvatore Rizzuto che avrebbe dato vita all’AltroQuando che abbiamo imparato ad amare e conoscere.
Salvatore aveva grandi idee. Da appassionato di fumetti, lui sì, voleva farne una fumetteria, servirsi da un distributore di fumetti e mettere su un’attività in cui fosse compreso il servizio arretrati, una vera chimera per la città. Nacque l’idea del negozio, non più semplice rivendita di giornali, e Salvatore cominciò a cercare un nome. Fra la ridda di ipotesi quella che si avvicinò di più a essere concretizzata fu “Altrove” e io rintuzzai con “AltroQuando”. La nascita dell’idea del nome AltroQuando si perde nella memoria quasi come le vere origini dell’Uomo Ragno in cui ognuno dei protagonisti dà la propria versione. Salvatore ha scritto che l’idea fu mia, ma io ho un vago ricordo che mi fu suggerita da qualcuno, forse Alessandro Borroni o forse Benedetto Inzerillo, persone che frequentavo abitualmente allora e con cui adesso ci siamo persi un po’ di vista. In ogni caso il nome venne accettato e AltroQuando fu. Adesso serviva un logo e io ne proposi uno che impiegai anche nella composizione di un’illustrazione che un giorno sarebbe diventata una cartolina che sarebbe stata esposta in una delle innumerevoli mostre organizzate in negozio.


Il mio logo fu scartato a favore di quello che fin dai primordi ha contraddistinto AltroQuando durante tutta la sua ultraventennale attività.
Erano giornate di grande fermento, l’edicola venne ristrutturata, cominciò ad arrivare il mobilio nuovo e arrivarono le prime spedizioni fatte di novità ma anche di arretrati delle serie periodiche che venivano continuamente rimpinguate. E si cominciarono a ordinare anche fumetti in lingua inglese e io e Benedetto fummo promossi consulenti sul campo per la gestione di questo settore.
Adesso Palermo aveva una fumetteria e la notizia fece il giro della città in un batter d’occhio. Frotte di lettori e collezionisti incalliti cominciarono a frequentare il posto e a divenire clienti abituali perché lì c’era quello che avevamo sempre sognato.
La mia frequentazione con AltroQuando si faceva via via più intensa, i buchi nell’orario delle lezioni mi consentivano di passare delle ore a chiacchierare e a discutere di fumetti, di autori ma anche di qualsiasi altra faccenda. Salvatore non finiva mai di sorprendermi con le sue storie di una vita vissuta pienamente, mentre io avevo vissuto fino a quel momento la vita di altri, quelle dei miei amati eroi dei fumetti.
Le cose andavano bene e i clienti che affollavano il negozio erano tanti che Salvatore pensò di trasferirsi un po’ più in basso, di fronte, per avere dei locali più vasti visto che lo spazio per i fumetti, sempre più abbondanti, non bastava mai. Ma questo non prima di avere avuto con sé Dino.
Dino, un vecchio amico di Salvatore che cominciò a collaborare nella vendita dei fumetti che diventava sempre più impegnativa. E si formò una coppia perfetta, l’Altro e il Quando, uniti da un rapporto di amicizia come potevano essere soltanto quelli di un tempo. Dino ci mise del suo, abituato com’era a trattare con la clientela, e la professionalità di AltroQuando si innalzò a livelli impensabili e divenne il suo punto di forza. E poi vennero altri collaboratori perché il numero dei clienti era tale che erano necessarie forze nuove.
E poi ci fu un periodo in cui AltroQuando cominciò a vendere, grazie all’amico Kurz, anche dei film, film come non se ne erano mai visti a Palermo e forse quello fu l’apice del fulgore di AltroQuando.
Poi tutto cambiò. Lentamente e progressivamente. La situazione cominciò a peggiorare, la crisi cominciava a mostrare i primi segni e il settore film fu abbandonato. Conseguentemente il negozio ridusse i suoi spazi portandoli a quelli dell’attuale configurazione. Fu un lento ma inesorabile declino. La chiusura sempre dietro l’angolo indusse un giorno un piccolo esercito di disegnatori volontari a donare le proprie opere per offrire una speranza. Il pezzo più prestigioso fu un disegno di Leo Ortolani che venne battuto all’asta per più di 500 euro.


Sembrava che il peggio fosse passato ma non era così. Gli sforzi avevano soltanto rimandato l’inevitabile anche se avevano mostrato a Salvatore tutto il sostegno e il prestigio di cui AltroQuando godeva.
E poi venne la malattia di Salvatore che lo colpì proprio mentre AltroQuando navigava in acque tempestose. Le condizioni di Salvatore non gli consentirono più di occuparsi del negozio e l’anima di AltroQuando si affievolì. Certo, restava Dino che come ultimo baluardo resisteva alle ondate di crisi ma ormai non c’era più nulla da fare.
Adesso AltroQuando chiude, la sirena d’allarme è stata azionata, le scialuppe stanno per prendere il mare, gli ultimi clienti avranno qualche giorno per ritirare i fumetti messi da parte e poi il sipario calerà definitivamente.
E senza AltroQuando noi amici e clienti ci disperderemo in mille rivoli, chi si rivolgerà alla poche fumetterie superstiti in città, chi si rivolgerà ai negozi online e vagheremo senza tregua, proprio come faceva un giovane, un tempo, che setacciava la città in cerca della copia perfetta. Un’epoca si è chiusa, per sempre, e noi resteremo orfani in cerca di un altro AltroQuando.

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