martedì 24 febbraio 2009

Palermitano doc? No, grazie!

Avrei potuto affidare questa riflessione a "Swampy", e lasciare sfogare al mio posto l'ometto di mota con una delle sue battute velenose. Ho deciso di no, anche per potermi permettere giusto un paio di righe in più. Altrimenti che sfogo sarebbe?

Bene. Avete allacciato le cinture?

I palermitani mi hanno rotto le palle!
Ma come, non sei palermitano anche tu? Dirà qualche anima candida.
Forse. Di nascita. Non saprei. Magari non proprio un palermitano doc, nonostante un recente test su "Facebook" (da quelle parti ci si inventa di tutto) mi abbia detto il contrario.
In ogni caso è ufficiale. Non mi interessa essere considerato palermitano integrale, medio o mezzo. Probabilmente non lo sono. Mia madre è nata e cresciuta a Tunisi, dopotutto.

Non serve un test per identificare un vero palermitano. Né su Facebook o altrove. Basta riconoscere un determinato lessico cui si accompagna un peculiare codice di comportamento.
Per amore di sintesi, esamineremo qui solo tre situazioni tipo e le relative "traduzioni" in palermitano... Pardon, "vero palermitano".


1 - Quando un palermitano non afferra una parola in un discorso, non dice: «Come? Prego?»
Dirà piuttosto : «Parra facili! Nun parrari dfficili!» [«Parla facile! Non parlare difficile!»]
E questo indipendentemente dall'età, dal sesso e dagli studi fatti. Il vero palermitano usa questa locuzione per smascherare i palloni gonfiati che usano paroloni (per esempio, "verboso", "ubiquità", "divelto", "mole").


2 - Quando un palermitano è messo in modo evidente davanti a un proprio errore, è molto improbabile che dica semplicemente: «Ho sbagliato. Scusate.»
No, dirà senz'altro: «Ma iu chi nni sacciu?!!!» [«Ma io che ne so?!!!»] Il vero palermitano usa questa espressione-grido di battaglia per fare tacere gli ipocriti moralisti che vedono la malafede dappertutto e non comprendono che se uno fa cazzate la colpa può essere degli altri.


3 – Inoltre, se mostrerete di non conoscere o ricordare una cosa qualunque, dal più inutile proverbio usato dai nonni, a una pratica etnica non fondamentale, da un'espressione dialettale desueta a un gioco popolare, vi sentirete dire: «Ma chi palermitanu si?!» [«Ma che razza di palermitano sei?!»] Ovviamente se siete palermitani di nascita. Il vero palermitano, fiero delle sue radici e conoscitore enciclopedico delle opere di Pitrè, fustiga i costumi degeneri di chi , in modo colpevole, non condivide il suo personale bagaglio di ricordi.


Ho scelto di inserire questa espressione per ultima, dulcis in fundo, perché:
A – E' una delle frasi che ho sentito più spesso. E mi ha francamente rotto i coglioni.
B – Ho trovato la risposta che il pedante di turno si meriterebbe. E cioè: «Hai ragione. Non sono un vero palermitano. E non ci tengo proprio.»

Non me ne vogliano i migliori tra i miei concittadini. Questo è chiaramente uno sfogo nei confronti di una delle tendenze peggiori dei nostri conterranei. Le tre frasi che ho elencato sopra esprimono tutte gli stessi concetti, tragicamente introiettati dalla maggior parte della gente che vive a Palermo. Quello che potremmo chiamare pomposamente “Vero Palermitano” non sbaglia mai, ha sempre ragione, e te lo fa notare in modo arrogante. Con tono e parole che tendono a sminuire il valore dell'interlocutore. Emblematica, tra tutte, la formula magica “Iu chi nni sacciu?!”. Vale a dire: l'ignoranza e la superficialità giustificano tutto e tutti. Sei stupido a non capirlo. Io ho ragione e tu torto, quindi stai zitto.

Spero di avere offeso solo le persone giuste.
In caso contrario...Io chi nni sacciu?!!!


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