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venerdì 8 luglio 2016

Scarafaggi (veri e wannabe)

 


Diario del Capitano, data bestiale 8 Luglio 2016...

Spesa al supermercato vicino casa. Uno dei giovani impiegati fa su e giù con aria da pavone intorno a una collega che sta rassettando l'ortofrutta. La chiama "signorina" ma con un tono mellifluo, che sottintende sia già successo qualcosa di poco piacevole tra loro. Lei si gira e lo fulmina con un'occhiata. «Non mi toccare!» gli intima. Lui: «Non abbiamo ancora fatto pace?» Lei non gli risponde. Dopo qualche minuto sono in fila alla cassa. Un garzone di colore entra nel market dopo la consegna, e il tipo di prima lo apostrofa: «Ehi, sai cos'è successo in un'altra città a uno come te?» E gli racconta con un tono umoristico incomprensibile l'assassinio brutale dell'uomo nigeriano a Fermo. Ride, e il ragazzo di colore, che probabilmente non ha compreso bene il racconto, confuso e pieno di lazzi, ride con lui (forse anche perché ha necessità di stare in campana e non perdere il lavoro). Nel frattempo si inserisce anche il cassiere: «Non appena siete soli di là, ammazzalo.» Fa un gesto come di accoltellamento. E giù risate.

Non ho potuto fare a meno di grugnire tra i denti qualcosa come... e ci scherzate pure! Complimenti!
Per quello che può servire, per quanto simili figuri possano capire del dissenso che li sfiora ma non li travolge. Mi scopro a pensare con amarezza che non mi trovo su un social network. E' il mondo reale. Lo stesso che ha stroncato una vita senza nessun motivo. E adesso trova pure motivo per riderne.
Una volta, un mio familiare, si trovò tra i piedi un grosso scarafaggio e lo colpì con la scopa fino a spezzarlo in due. Io rimasi orripilato... ma anche chi aveva la scopa in mano era sorpresa dalla violenza che la ripugnanza le aveva fatto tirare fuori. Mi disse balbettando: «Non doveva sconfinare nel mio territorio...»

Credo che certi atti di violenza razzista non siano dissimili dalla furia irrazionale contro un insetto schifoso che ti entra in casa. Non doveva oltrepassare il confine. Mi fa schifo, lo odio, non voglio mi sfiori, non è un essere umano. E' uno scarafaggio.

«Non mi toccare!»

E a volte questo ragionamento riguarda esseri umani di etnia diversa. Percepiti alla stregua di una creatura disgustosa, aliena, solamente dannosa. Nella tua percezione talmente simile alla spazzatura che ucciderla non ti sembra neppure una colpa, una responsabilità, qualcosa che meriti una riflessione etica.
Non è troppo diverso non cogliere la gravità di quanto è successo. Farne motivo di scherzo, magari dopo aver importunato una donna (dimostrarti stronzo a 360° in meno di cinque minuti è davvero un bel primato). E quanto è bello, quanto è incoraggiante, vedere scattare così facilmente la solidarietà tra questi...

...scarafaggi.

Blatte. Bacherozzi. Mangiapane. Gli esseri che probabilmente avrebbero maggiori possibilità di sopravvivenza a una catastrofe nucleare.

Sono stanco. Stanco di tutto. L'umanità in fondo ha avuto la sua chance. Forse è arrivato il momento di lasciare tentare qualcun'altro.