lunedì 28 maggio 2012

BUG di Miguel Angel Martìn



Bug. In lingua inglese, insetto.
Ma anche virus, germe... e infine, errore, difetto.
Miguel Angel Martìn, artista spagnolo che non ha sicuramente bisogno di presentazioni, firma questo racconto senza parole, animato dalla sua consueta espressività sintetica, gelida e impietosa. Bug è un titolo apparentemente atipico nella famigerata produzione di Martìn, celebre per i suoi fumetti trasgressivi e disturbanti, su tutti Psychopatia Sexualis (con la sua controversa vicenda di censura italiana ai danni delle edizioni Topolin) e Brian the Brain. La freddezza, quasi asettica nella sua rappresentazione chirurgica delle peggiori perversioni, e uno stile grafico rotondo ed essenziale hanno sempre fatto da amplificatore ai temi spesso sordidi scelti da Martìn per strappare la maschera a un mondo ipocrita, avvezzo a nascondere la propria spazzatura sotto i tappeti. Scelta che gli è valsa l'aura di autore maledetto ma anche una popolarità internazionale invidiabile. 




Con Bug non si va fuori tema, nonostante l'apparenza sia più innocua di altre volte. Una serie di brevi quadretti che ci mostrano l'esistenza di una creaturina non meglio identificata. Forse un insetto, ma forse un parassita o un batterio. Un'entità minuscola che alberga nel corpo animale, tra i peli, nelle viscere, per farne la sua dimora. Qualcosa che striscia, vive e prospera nel nostro corpo, cibandosi di secrezioni, lottando con predatori di natura differente, e alle volte soccombendo alla curiosità e al sadismo tipici dell'essere umano. 
Bug, il personaggio, con la sua sagoma tondeggiante, i suoi occhioni innocenti, può ispirare una vaga simpatia. Ma stavolta non ci troviamo davanti all'innocuo protagonista di una comune strip. Miguel Angel Martìn, sia pure mettendo un'inconsueta sordina ai suoi strumenti preferiti, ci mostra una panoramica dell'essere umano dal suo interno. E ciò a cui assistiamo è una feroce guerra per la sopravvivenza, osceni banchetti e interventi riparatori altrettanto violenti. Il nucleo dell'essere umano, per Martìn, è marcio, e se messo sotto una lente non rivela altro che una grande metafora brulicante prevaricazione, predazione, lerciume e amoralità. 
Un piccolo, sintetico pamphlet per immagini che ci restituisce, con uno stile leggero solo in apparenza, tutto il nichilismo del Martìn più spietato. Una pillola solo vagamente zuccherata, dove si annida l'amaro e irriducibile cinismo di un artista che non si piega a nessuna convenzione.




[Articolo di Filippo Messina]



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